Nonostante Trump, “È tutto un mondo che occorre rifare dalle fondamenta”

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CLICCA QUI PER LEGGERE L'ARTICOLOdi Domenico Bonvegna
Da qualche mese è in distribuzione l’ultimo numero della rivista bimestrale “Cristianità” (n. 382, Ottobre-Novembre 2016).

L’organo ufficiale di Alleanza Cattolica si apre con un editoriale del reggente nazionale Marco Invernizzi che commenta l’inattesa vittoria di Donald John Trump. Invernizzi, apre con una celebre frase del venerabile Pio XII:“E’ tutto un mondo che occorre rifare dalle fondamenta”. Per certi versi, con la vittoria di Trump alle elezioni presidenziali statunitensi, secondo Invernizzi, “si apre una stagione politica inedita, che potrebbe essere piena di sorprese”. Anche se questa elezione non deve scatenare troppe illusioni, non basta una vittoria elettorale per salvare il nostro mondo occidentale, che è ormai in via di estinzione. Comunque sia, qualche speranza per una nuova civiltà esiste. Pertanto, “è corretto pensare che questa elezione avrà possibili e importanti conseguenze, quanto meno per rallentare nei popoli di tutto il mondo quel processo di disgregazione del corpo sociale e di allontanamento dai principi del diritto naturale che la vittoria di Hillary Clinton avrebbe certamente favorito”. E le previsioni di Invernizzi sembrano diventare realtà, infatti, dopo la prima settimana di governo Trump, di sorprese ce ne sono state tante.
Il nuovo presidente americano, in un attimo, ha eliminato“le sezioni più ideologiche” del governo Barack Obama, firmando un decreto che toglie i finanziamenti federali alle lobby internazionali che praticano o promuovano l’aborto. Altra misura significativa, ha eliminato dal sito della Casa Bianca, la sezione che riguarda i cosiddetti diritti dei movimenti LGBT. Pertanto, può scrivere Marco Respinti, esperto di politica americana:“Oggi, il presidente Donald J. Trump torna finalmente a negare quei denari insanguinati”. Queste misure erano state reintrodotte da Obama, all’inizio del suo mandato, che “[… ] dietro la carità pelosa della “sanità per tutti”, ha spinto al massimo l’imposizione del “controllo delle nascite” (contraccezione, aborto e sterilizzazione) dichiarando guerra alle coscienze e alla libertà religiosa, oltre ad avere reso i cittadini più dipendenti dallo Stato e più poveri per effetto della levitazione enorme dei costi assicurativi. L’ordine esecutivo di Trump (sostanzialmente un decreto-legge) non ha il potere di cancellare la riforma obamiana, giacché l’attività legislativa spetta al Congresso, ma, nei termini consentiti dalla legge ovvero sfruttandone anfratti, clausole e falle, rivendica il diritto di spuntarne quanto più possibile l’arma sinora più acuminata: l’obbligatorietà. Un buon inizio”. (Marco Respinti, Principi non negoziabili fra le priorità di Trump, 25. 1. 17, LaNuovaBQ. it)
Infine da segnalare la significativa partecipazione del vice presidente degli Usa, Mike Pence alla 44a Marcia nazionale per la Vita che si è svolta a Washington, la madre di tutte le marce per la vita e per certi versi di tutti Family Day. Era la prima volta nella storia, che sul palco dei pochi e selezionatissimi oratori, saliva un rappresentante dei vertici delle istituzioni statunitensi, ma senza esagerare si può scrivere che è salita “la Casa Bianca”.
Certo dopo questi primi provvedimenti, “il mondo non è diventato migliore e sarebbe da stolti pensare che automaticamente possa migliorare soltanto per un’elezione politica, per quanto forse la più importante del mondo”.
Perchè il mondo diventi migliore, dipende da noi, in particolare da “quei gruppi, quei movimenti e quelle associazioni, presenti pure negli Stati Uniti d’America, capaci di leggere la storia e i segni dei tempi, per cercare quindi di orientarla”. Invernizzi, è chiaro, “La loro azione sarà importante per cogliere l’opportunità di questa incredibile sconfitta dei potenti, per trasformarla in un cambiamento culturale e non solo degli assetti del potere. Altrimenti sarà soltanto un tempo guadagnato, un rallentamento del processo che conduce alla morte del nostro mondo occidentale”.
Sostanzialmente bisogna ricominciare da quei 60 milioni di persone che hanno votato Trump, un popolo semplice, ma autentico, che non si è lasciato suggestionare dai “poteri forti”, dai media di quasi tutto il mondo, dai politici progressisti, dagli intellettuali più famosi, dall’intero mondo dello spettacolo, che erano schierati con Hillary Diane Rodham.
Per quanto riguarda il nostro Paese, anche da noi ci sono segni di risveglio, il No al referendum del 4 dicembre scorso, è un buon segnale. Adesso si spera che si ripeta il distacco fra il “Paese dei media” e il “Paese reale”, come si è manifestato negli Usa, con Trump.
Invernizzi accenna alla Lettera apostolica di fine del Giubileo, “Misericordia et misera”, di papa Francesco. La lettera auspica una “conversione pastorale”, che metta al centro il sacramento della confessione. Mentre i “media hanno ridotto questo documento all’estensione a tutti i sacerdoti della facoltà di assolvere dal grave delitto dell’aborto, concessa in via straordinaria nel corso dell’Anno Santo[… ]”. Peraltro questa è la solita tecnica del giornalismo italiano che “intossica” le notizie, che concentra l’attenzione su un solo aspetto di un messaggio facendo dimenticare il resto. Una tecnica che è stata usata anche per questo testo del Magistero.
Infine Invernizzi sottolinea l’impegno costante del Santo Padre Francesco, per far “uscire” la Chiesa dalle sacrestie e fargli assumere un atteggiamento missionario. Chiunque può constatarlo, basta che si liberi dei pregiudizi. “E non dovrebbe neppure essere difficile vedere la necessità di questa ‘conversione pastorale’ guardando le chiese vuote”. Occorre riprendere un atteggiamento missionario, di tutti, clero e laici, “tutti ‘missionari’ nei luoghi dove vivono e lavorano”. Insiste Invernizzi, a proposito di Papa Francesco, rivolgendosi a quelli che con troppa facilità si ostinano a criticarlo in pubblico e in privato:“potrà non piacere il suo stile, potranno apparire stonate o poco prudenti certe affermazioni, ma la via della nuova evangelizzazione che egli ci invita a seguire è quella dei suoi predecessori, dal venerabile Pio XII (1939-1958) al Papa emerito Benedetto XVI (2005-2013), ciascuno con le proprie caratteristiche”.
Il numero della rivista Cristianità continua con una accurata riflessione sul pontificato di Benedetto XVI, alla luce della recente intervista di Peter Seewald, “Ultime conversazioni”, ma anche alle opere di Roberto Regoli e di Elio Guerriero, che aiutano a comprendere meglio la figura di Joseph Ratzinger.
Segue una riflessione veloce sull’aspetto della cortesia, di Stefano Chiappalone, in merito a “quell’estetica del comportamento che parte da cose minime, quali salutare e ringraziare”, un comportamento più volte evocato da Papa Francesco.
Chiara Mantovani, affronta il tema sulla procreazione medicalmente assistita (PMA), “La barbarie arriva in aereo”. Per quanto riguarda il Magistero episcopale, la rivista pubblica un interessante Allocuzione di S. Em. Il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, letta in occasione di un convegno su sacra Liturgia, tenuto a Londra. Il titolo: “Verso un’autentica attuazione di ‘Sacrosanctum Concilium”. Il cardinale qui affronta quei temi specifici delle celebrazioni liturgiche, criticando per esempio certe improvvisazioni dei celebranti che si lasciano andare a “messe-fai-da-te”. In pratica il cardinale lamenta che ancora oggi il Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia, del Vaticano II, non è stata attuata. La relazione è importante, e merita una presentazione più completa.
L’ultimo intervento è del cardinale Mauro Piacenza, presidente internazionale della Fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), il tema affrontato è quello della “Libertà religiosa: un obiettivo e un impegno comune”.
La libertà religiosa è la “madre” di tutte le libertà umane. I due pilastri irrinunciabili per l’autentico esercizio della libertà religiosa, sono la ragione e la verità, che dovrebbero essere anche delle moderne democrazie, che certamente non possono fondarsi sul relativismo.
Seguono le consuete presentazioni di libri della rivista. In questo numero, vengono presentati i libri di Gonzague de Reynold, “La Casa Europa” pubblicato da D’Ettoris e “Alle origini della bellezza”, di Stefano Chiappalone, pubblicato da Cantagalli. Infine viene posta l’attenzione su“L’Oblato”, di Joris-Karl Huysman, D’Ettoris.
Quinto de Stampi MI, 28 gennaio 2017
Festa di S. Tommaso

Domenico Bonvegna
domenico_bonvegna[chiocciola]libero.it

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