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*La jihad dei taglialingue

Civiltà )( Barbarie di Domenico Bonvegna

Qualche settimana fa si è ricordato il 50° anniversario della rivolta di Budapest , iniziata il 23 ottobre del 1956, il popolo magiaro guidato da Imre Nagy , Pal Maleter e soprattutto dalla guida morale il cardinale Mindszenty ha sfidato la potente Unione Sovietica che poi ha "normalizzato" la rivolta con i carri armati, massacrando gli operai e gli studenti che chiedevano soltanto la libertà. Allora l'Occidente democratico non ha voluto ascoltare il grido di aiuto del popolo magiaro, si è girato dall'altra parte, qualcosa di simile accade oggi col nuovo totalitarismo islamo-comunista.

Mentre Ayaan Hirsi Ali che ha scritto gli unidici minuti del film di Teo van Gogh, Flemming Rose , l'autore delle famose vignette danesi, Robert Redeker , il professore del liceo francese, la nostra deputata Daniela Santanché , ma anche lo stesso Benedetto XVI , vengono minacciati di morte, con tempestive fatwe perché hanno osato criticare la religione islamica, l'Occidente che fa? Non riesce a scaldarsi più di tanto, si gira dall'altra parte. Anzi qualcuno afferma che questi personaggi in pratica se la sono cercata, sono stati troppo imprudenti.

Addirittura Flemming Rose, il giornalista danese che pubblicò le vignette sul Profeta, oltre alle fatwe islamiche e a dover scappare dal suo paese, ha subito un processo anche alle Nazioni Unite. Emblematico il caso della somala Ayaan Hirsi Ali fuggita dal suo paese, diventata parlamentare olandese, a causa del suo forte impegno in favore della libertà delle donne musulmane, raggiunta da una fatwa ha dovuto rifugiarsi anche lei negli Usa.

Il caso di Robert Redeker è l'ultimo tassello di questa cronaca della sottomissione , uno sconosciuto professore di un liceo francese, laico neanche cattolico, condannato a morte dal fondamentalismo islamico per aver difeso Benedetto XVI e per tutta risposta il sistema scolastico francese che fa lo butta fuori dalla scuola, facendolo dimettere.

"E' in corso una guerra culturale, una guerra di idee prima che militare e strategica, ha scritto Rose intervistato da Il Foglio.

"Non ti taglio la gola a condizione che ti tagli la lingua" , ha scritto Magdi Allam sul Corriere della Sera dell'11 ottobre scorso, a proposito della libertà di espressione, è la posizione degli islamici, e ingenuamente adottata da molti occidentali. E' come se ci dicessero: "tu sei certamente colpevole e meriteresti la pena capitale, oggi ti condoniamo il tuo peccato, quindi hai salva la vita, purché non lo commetti mai più, cioè devi cessare di esercitare il legittimo diritto alla libertà d'espressione, ovvero di essere pienamente te stesso" .( Magdi Allam , La jihad dei taglialingua, 11-10-06 Corriere della Sera)

Accettare questo ricatto del fondamentalismo islamico si traduce nell'accettare l'assioma "meglio dhimmi che morti" , che assomiglia molto allo slogan di qualche decennio fa "meglio rossi che morti" , quando l'Urss imperava minacciosa sull'Occidente disarmato che preferiva non combattere e girarsi dall'altra parte, come fece appunto con l'Ungheria. In pratica l'Occidente in questo momento appare come un colosso dai piedi d'argilla , pavido e disorientato, ingenuo e incosciente, che per sfuggire alla ghigliottina di Bin Laden finisce sulla graticola dei Fratelli musulmani. Si nutre il coccodrillo con la speranza di essere mangiato per ultimo

In questo momento è bene ricordare che la legge islamica della sharia , prevede per i cristiani e gli ebrei lo stato di dhimmi , "protetti". Così i cristiani non possono svolgere attività missionaria, né accedere alle cariche pubbliche più importanti, e devono pagare tasse più alte: insomma sono cittadini di serie B, ma almeno salvano la pelle. Certo in Europa ancora non siamo nella situazione di sottomessi, forse non lo diventeremo mai, anche se l'imam della moschea di Segrate Ali Abu Shwaima sostiene che tra dieci anni l'Islam sarà nel cuore degli italiani.

E per restare a Milano, senza fare facili allarmismi, non mi sembra tanto rassicurante la realtà che emerge dall'analisi compiuta da Filippo Facci su Il Giornale del 26 ottobre scorso quando elenca dei dati incontrovertibili sul repentino cambiamento della metropoli milanese in quanto al proliferare di immigrati provenienti soprattutto dai paesi arabi.

Si calcola che siano 100 mila gli arabi che vivono a Milano tra clandestini e immigrati regolarizzati. Negli anni la comunità araba ha creato almeno una decina di centri e comunità scuole, moschee. Ovunque si possono trovare negozi, phone center, imprese, supermercati e perfino interi quartieri dove gli stessi italiani hanno paura a vivere e dove si sentono stranieri a casa propria. (Filippo Facci, Milano, la grande casbah sotto la Madonnina, 26-10-06 Il Giornale )

Gli effetti maggiori si notano a scuola. Milano è la provincia italiana con più alunni stranieri in assoluto, il 25 per cento degli iscritti agli asili nido è straniero, e gli alunni italiani, a Milano stanno fuggendo dalle scuole pubbliche per rifugiarsi in quelle private. Racconta una preside che alcune classi hanno addirittura il 70 per cento di alunni non italiani. In particolare esiste una scuola elementare in Via Paravia dove otto scolari su dieci sono stranieri. Naturalmente tra questi stranieri il numero più rilevante è quello di origine islamico. Qualcuno scrive che Milano è "il laboratorio dell'islam italiano".

Rozzano MI, 31 ottobre 2006
Domenico Bonvegna
bonvegnadomenico[chiocciola]tiscali.it


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