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*Procura, dal «porto delle nebbie» al pugno di ferro contro Guazza e Vasco

Civiltà )( BarbarieCom'è cambiata piazza Trento e Trieste con Alfonso • Ai tempi di Di Nicola era la fiera delle archiviazioni
di Alessandro Mantovani
Tratto da Il Corriere di Bologna del 28 luglio 2012

BOLOGNA - C’era un tempo in cui il pm, dopo aver chiesto il rinvio a giudizio del sindaco (Walter Vitali) e di mezza giunta per aver destinato il Parco Nord alle feste de l’Unità e ad altre tre associazioni, improvvisamente cambiava idea in aula e chiedeva il non luogo a procedere perché la Corte dei Conti aveva escluso il danno erariale e Guazzaloca, successore di Vitali, non aveva revocato la concessione, confermando che non era un regalo all’allora Pds. La vicenda, risalente alla fine degli anni 90, si concluse nel 2004.

L'ERA DI NICOLA - Il Procuratore era Enrico Di Nicola, magistrato integerrimo con l’Unità sotto il braccio, grande estimatore di Sergio Cofferati, sostenitore della continua interlocuzione tra la Procura e i poteri cittadini, Comune, Regione o Università. Dalle spese milionarie dell’ufficio legale della Regione ai concorsi della facoltà di Medicina, era difficile che la Procura sparasse cannonate. Era la fiera delle archiviazioni con la raccomandazione di fare meglio la prossima volta, come da ultimo per l’asfalto in Strada Maggiore. Gli oppositori dall’esposto facile, come Fabio Garagnani o Enzo Raisi, rimediavano solo schiaffoni.

«IL PORTO DELLE NEBBIE» - Così Raisi definì piazza Trento e Trieste «porto delle nebbie», come si diceva per la Procura di Roma, subito dopo un amichevole incontro tra Di Nicola e l’allora assessore regionale alla Sanità, Giovanni Bissoni, a proposito dell’inchiesta su Medicina, quella in cui il rettore Calzolari fu indagato ma due minuti dopo il Procuratore spiegò che non era una condanna. Non lo era. Infatti fu archiviato. Della strage del 2 agosto ’80, a quei tempi, neanche a parlarne: Di Nicola e l’allora pm Giovagnoli, nonostante Raisi, faticavano anche a prendere sul serio la presenza in quei giorni a Bologna di un terrorista conclamato come Thomas Kram. Ora l’inchiesta bis va avanti e Raisi esce ammirato dall’ufficio del pm: «Non so cosa farà ma si è studiato tutto». Intendiamoci, nessuno insabbiava. Ci sono mille modi per fare il mestiere terribile dell’accusatore. Ma la Procura è cambiata, e di parecchio, da quando al posto di Di Nicola, dopo la breve reggenza di Silverio Piro, siede Roberto Alfonso, magistrato siciliano già viceprocuratore nazionale antimafia, vicino a Magistratura indipendente che è la corrente conservatrice dell’Anm.

DELBONO E LA FASE DI PASSAGGIO - Flavio Delbono capitò nel momento di passaggio. A settembre del 2009, dopo aver chiesto educatamente alla Regione se per caso sapesse di aver pagato i viaggi a Cinzia Cracchi e aver appreso che non se n’era accorta, la Procura chiese l’archiviazione. Il giudice Floridia la respinse a dicembre. Il nuovo capo si insediò, affidò il fascicolo a un diverso sostituto e il seguito è noto. Per il Civis, la graticola giudiziaria è toccata a un ex sindaco, Giorgio Guazzaloca, per un’ipotesi di corruzione fieramente confermata nonostante il Tribunale del Riesame. E Vasco Errani rischia il processo per una vicenda che è grottesco accostare a quella del governatore lombardo Formigoni ("grottesco" perchè questo è un articolo del corriere, e perchè si fa il tifo NdMiradouro), ma anche a quella del Pd di Sesto San Giovanni e perfino a Delbono. Può anche darsi che un uomo accorto come Errani e una dirigente capace come Filomena Terzini abbiano impapocchiato le carte pensando che nessuno avrebbe distinto un permesso di costruire da una variante.

IL CASO TERREMERSE - La Procura fa il suo mestiere, speriamo lo faccia sempre, il giudice deciderà e non tocca ai magistrati valutare l’eventuale terremoto politico che comunque, per ora, non ci sarà. Ma Errani, mai indagato per il finanziamento al fratello, scrivendo quella lettera non richiesta, che poi l’ha inguaiato, deve aver pensato che si sarebbero fidati. Di Nicola non c’era già più. Solo un mese prima, però, era stata chiesta l’archiviazione per Delbono.




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