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Putin fino al 2024. La Russia ha votato

Dal Foglio del lunedì • Il premier torna al Cremlino e rischia di rimanerci fino a 72 anni. I dimostranti: "Non siamo pronti per le barricate e poi li avete visti gli altri candidati?"
Tratto da Il Foglio del 5 marzo 2012

Che abbia già vinto al primo turno o debba attendere il ballottaggio, Vladimir Putin si insedierà al Cremlino per altri 6 anni (al momento in cui chiudiamo questo numero, sabato 3 marzo, i sondaggi lo danno al 66 per cento). Mark Franchetti: «Dopo aver governato il Paese per 12 anni – 8 come presidente e gli ultimi 4 come primo ministro – avrà l’opportunità, almeno in teoria, di restare in carica fino al 2024, quando all’età di 72 anni si ritirerebbe finalmente, conquistandosi il primato del più longevo leader russo dai tempi di Stalin». [1] Dmitrij Medvedev, suo predecessore, lo sostituirà nel ruolo di premier. [2] Il blogger Aleksej Navalnyj, uno dei leader delle proteste degli ultimi mesi: «Le elezioni senza rivali credibili non contano niente». [3]

«Criceti del computer», «Popolo delle scimmie», questo sono Navalnyj & C. secondo Putin, che nelle ultime settimane ha però cambiato tono. Nicola Lombardozzi: «Un atteggiamento morbido per lasciare sbollire i malumori senza dare adito a ulteriori indignazioni popolari». [2] Lo scrittore Boris Akunin: «Mostrano grande tolleranza. Ma non so cosa accadrà dopo le elezioni quando il potere sarà più sicuro di sé». [4] I veterani delle dimostrazioni sono pessimisti. Antonella Scott: «“Tireranno fuori i denti”, dicono ammiccando ai miliziani/poliziotti che in realtà, secondo un sondaggio, nella capitale in maggioranza simpatizzano con i manifestanti». [5]

Per Putin questa è stata la gara per la presidenza più dura. Franchetti: «Una combinazione di stanchezza degli elettori, corruzione dilagante e rallentamento delle riforme ha eroso la sua formidabile popolarità, per quanto resta senza dubbio il politico più popolare della Russia». [1] La settimana scorsa il futuro presidente ha ricevuto nella sua dacia di Novo Ogariovo un gruppo di direttori di grandi giornali stranieri, tra i quali Repubblica: «La terza candidatura alla presidenza della Russia, più un mandato da Premier? “Perfettamente normale, io passo attraverso le elezioni, la gente decide”. I brogli elettorali? “Non mi risulta, ma per questo ci sono i tribunali”. La piazza in protesta che denuncia “Russia Unita” come un partito di malfattori? “Puri slogan elettorali, battute da comizio”». [6]

La riedizione, a parti invertite, del tandem con Medvedev fa parlare di “oligarchia politica”, accusa contestata da Putin: «E allora Kohl, sedici anni al potere, cos’era? Di Berlusconi non parlo perché è un mio amico. Ma il Premier canadese, altri sedici anni. Perché solo noi diventiamo oligarchi? Penso che candidarci sia un nostro diritto purché si agisca nell’ambito della legge e della costituzione». Perché lo scambio di ruoli con Medvedev? «Il mio consenso era più alto di due punti percentuali. E non poteva che essere così, visto che i poveri si sono dimezzati e il reddito è cresciuto di 2, 4 volte, mentre abbiamo ripreso in mano un Paese a pezzi e abbiamo rianimato l’esercito, risollevando perfino l’indice di natalità, problema di tutta l’Europa. La gente sa che queste cose le ha fatte il governo. Ecco dove nasce la mia ricandidatura». [6]

Puntando su promesse di lavoro e orgoglio patriottico, Putin continua a raccogliere molti consensi nelle zone industriali: è a queste maestranze che parla il faraonico piano di riarmo da 500 miliardi di euro. Paolo Valentino: «Eppure è un consenso velato d’ansia, quasi inerziale». Nadezhda, 33 anni, operaia in una fabbrica d’armi di Izhevsk per 12 mila rubli al mese (300 euro), la settimana scorsa diceva di votare Putin «per disperazione. Li ha visti gli altri candidati?». Olga, giovane caporedattrice di un sito di notizie: «Ho timore per quello che potrebbe succedere con un altro». Andrei, studente di giornalismo: «Ha un programma per le trasformazioni sociali in corso, gli altri no». Natalia, altra studentessa: «Il livello di vita è migliorato». [7]

«La disoccupazione è nascosta, il 2 per cento ufficiale è una bugia, siamo quasi al 16 per cento. Si lavora meno ore o saltuariamente. Al posto delle fabbriche ci sono i centri commerciali, dove non si vende e non si compra nulla. Il tenore di vita è sceso, le famiglie non ce la fanno. Chi ha un lavoro riceve salari minimi, le aziende sopravvivono da una commessa all’altra», sostiene Ludmilla Saburova, sociologa attiva nel movimento Za ciestnye vybory (per elezioni oneste). Andrei Konoval, condirettore di Den, giornale e sito web, sostiene che in realtà la maggioranza delle persone si sente offesa da Putin, «dalle troppe promesse che non ha mai mantenuto in 12 anni, dalla corruzione senza pudore che tollera e questa è l’ultima occasione che gli sta offrendo». [7]

La nuova classe media urbana, aperta alle nuove tecnologie e alla modernizzazione del Paese, vuole cambiare: «Siete proprio sicuri che la classe media sia contro di me? Magari in questa fascia di popolazione il consenso per me si riduce, ma è sempre la maggioranza. E poi, bisogna essere obiettivi: loro sono la novità, la Russia moderna, ma il nuovo non sta tutto qui. Anche nell’agricoltura, ad esempio, è in atto un processo di modernizzazione tecnologica. Non facciamo errori, ci vuole equilibrio. Però, certo, ammetto che la classe media è più esigente, e si scontra direttamente coi problemi, la corruzione, il malfunzionamento della burocrazia. E noi dobbiamo dare risposte. Ma questo riguarda tutto il sistema politico». [6]

I sondaggi davano al secondo posto (20 per cento) Ghennady Zyuganov, leader del partito comunista. Domenico Quirico: «A dicembre alle politiche ha incassato 12 milioni di voti, 7 punti in più rispetto al 2007, comanda a Novosibirsk e Omsk, a Vladivostok e a Voronezh, a Rjazan, centri industriali e scientifici e culturali, tutti rossi. Sette giovani su dieci hanno votato comunista». Un Nikolay laureato in farmacia che guadagna 35 mila rubli al mese (meno di mille euro): «Non ho letto abbastanza i sacri testi, Marx Lenin, forse li leggerò. Ho imparato dalla vita. Mio padre era un handicappato, l’Urss si occupava della gente come lui, oggi lo hanno lasciato crepare, mia madre, laureata, ha dovuto andare in giro a fare la serva». [8]

I giovani comunisti fanno parte della generazione che non ha conosciuto il bolscevismo, che ha letto Solzenicyn a scuola. Maria: «Mi ricordo l’insegnante che diceva sono felice per voi, siete i primi russi liberi. Ma non era così, era una finzione, i brogli erano colossali, la corruzione ovunque. Ma siamo incerti, confusi: molti di noi non sono ancora pronti a battersi in piazza». Un Ivan che non appartiene a nessun partito ma fa parte di una delle Ong mobilitate contro i brogli: «Non siamo la rivoluzione dei giovani arabi. Nessuno di noi è pronto alle barricate, ad assaltare palazzi. Putin vincerà. Ma il risultato non conta, l’importante è fare, muoversi, agire. Un anno fa nessuno ascoltava, io per primo, la radio, non si interessava di politica. È cambiata l’atmosfera, abbiamo capito che eravamo truffati». [8]

Altri candidati: il nazionalista Vladimir Zhirinovsky, il liberale Grigory Yavlinsky, l’oligarca Mikhail Prokhorov. Quest’ultimo ha attirato le simpatie di alcuni giovani, alcuni intellettuali e gran parte dei professionisti arrabbiati. B. Akunin: «A differenza degli altri candidati, lui non è una nullità. Ma io penso che in realtà lui voglia solo acquisire un certo peso politico per il futuro. Non critica apertamente Putin proprio per non guastare i rapporti col futuro presidente. E allora perché io dovrei aiutarlo a fare il suo gioco?». Secondo lo scrittore «il punto debole per il potere» è la «legittimità di queste elezioni. Temono seriamente che una parte consistente del Paese rifiuti di riconoscere la validità del voto». [9]

Putin gode di un consenso vero, ma solo un largo consenso elettorale può dargli credibilità. [10] La sua Russia è un Paese spesso oscuro, crudele e tormentato, ma non è una dittatura. Franchetti: «Il sistema che ha costruito potrebbe venire chiamato autoritario, ma è anche molto più debole e insicuro di quello che appare. Può cercare di controllare il Web con tattiche rudi da Kgb, perseguitare singoli blogger e usare la propaganda. Ma la sua presa sulla società non è abbastanza forte per costruire un “firewall” come quello cinese senza provocare proteste ancora più accese. In molti si aspettano che Putin invece faccia concessioni e acconsenta a qualche riforma». [1]

Dopo 12 anni al vertice, ogni serio tentativo di combattere la corruzione endemica potrebbe far crollare il sistema che sostiene Putin. Franchetti: «Guardando il tenore di vita eccezionalmente alto dei maggiori esponenti del governo e dell’amministrazione del Cremlino, nessun russo più o meno informato crede che vivano del loro modesto stipendio da funzionari. Chi non è corrotto possiede ricchi business, spesso in combutta con gli oligarchi dei quali promuove gli interessi». [1] E' illusorio aspettarsi un ridimensionamento del capitalismo di Stato su cui Putin ha fin qui basato il suo potere. Scott: «Al cuore del sistema ha installato l’élite (presa in larga misura tra gli ex colleghi dei servizi di sicurezza) che lo mantiene al comando, ben poco propensa a lasciarsi “modernizzare”». [5]

Incalzato dalle proteste e in cerca di consenso, Putin ha promesso aumenti delle pensioni per gli insegnanti, i medici, le forze dell’ordine. Scott: «L’ultimo calcolo parla di 120 miliardi di euro in spese sociali e di un budget costretto a contare su un prezzo del petrolio a 150 dollari il barile per mantenersi in parità». [11] I mercati saluteranno il ritorno di Putin al Cremlino appoggiando l’indice Rts della Borsa di Mosca: arriverà a 2. 500 punti se Putin adotterà riforme radicali, si limiterà a 2. 000 punti in caso di riforme più modeste, scenderà a 1. 500 nell’ipotesi di un giro di vite. Kingsmill Bond di Citigroup: «Mi sembra che i mercati stiano prendendo con troppa flemma i rischi legati a queste elezioni, continuano a guadagnare, seguendo al rialzo i prezzi del petrolio». [5]

Note: [1] Mark Franchetti, La Stampa 27/2; [2] Nicola Lombardozzi, la Repubblica 3/3; [3] Nicola Lombardozzi, la Repubblica 28/2; [4] Nicola Lombardozzi, la Repubblica 27/2; [5] Antonella Scott, Il Sole 24 Ore 3/3; [6] Ezio Mauro, la Repubblica 2/3; [7] Paolo Valentino, Corriere della Sera 3/3; [8] Domenico Quirico, La Stampa 3/3; [9] Fabrizio Dragosei, Corriere della Sera 2/3; [10] Lucia Sgueglia, La Stampa 3/3; [11] Antonella Scott, Il Sole 24 Ore 2/3.




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