La favola dell’aborto facile • Le pressioni del presidente Usa e le resistenze della casa farmaceutica. Troppi rischi di cause miliardarie Bill Clinton • “Clinton Ru486 files”
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del 26 maggio 2006
Roma. Accuse e apologie, polemiche e messaggi tranquillizzanti, ordini e contrordini: come mai attorno alla pillola abortiva, la famosa e famigerata Ru486, si sollevano tante tempeste? Nicoletta Tiliacos, giornalista del Foglio, lo chiede (retoricamente ma non troppo) a Eugenia Roccella, che con Assuntina Morresi ha appena scritto “La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola Ru486” (edito da Franco Angeli, 173 pagine, 17 euro, tra pochi giorni in libreria), ed è ormai una specie di archivio vivente sul tema. Anche se non si fa, Roccella risponde con un’altra domanda.
Roccella - Indovina qual è stata la prima iniziativa politica del presidente americano Bill Clinton, al terzo giorno dal suo insediamento, nel gennaio del 1993.
Tiliacos - C’entrerà la pillola abortiva, immagino.
Roccella - Infatti. L’esordio di Clinton è una lettera memorandum a Donna Shalala, segretaria per tutta la sua amministrazione del Department of Health and human services, affinché siano disposti “i test, la licenza e la fabbricazione del mifepristone”, che poi è il nome scientifico della Ru486.
Tiliacos - Per giustificare tanta fretta ci saranno state manifestazioni di popolo che la chiedevano. O chissà quali pressioni dell’industria produttrice e proprietaria del brevetto, la francese Roussel Uclaf.
Roccella - Macché, niente di tutto questo. Niente manifestazioni e niente richieste dalla casa produttrice, che anzi non ne voleva sapere niente, dell’America. E’ proprio questo l’incredibile della storia. Una vera spy story, un giallo, un intrigo internazionale non privo di aspetti grotteschi. Ora, finalmente, lo documenta la pubblicazione dei “Clinton Ru486 files” (a lungo secretati dai National archives della Clinton Presidential library di Little Rock, nell’Arkansas). La loro pubblicazione è stata ottenuta due settimane fa, dopo cinque anni di causa da parte del Judicial Watch. Lo stesso gruppo “watchdog”, cioè, che ha ottenuto e messo in rete il famoso filmino dell’aereo sul Pentagono, tanto per intenderci.
Tiliacos - Torniamo alla richiesta di Clinton e al suo spasmodico desiderio di offrire la Ru486 alle donne americane. Non è poi così strano. La posizione pro choice è stata una bandiera della sua amministrazione.
Roccella - Ma è stranissimo il modo in cui ha perseguito l’approvazione della pillola abortiva, ai limiti della legalità e sicuramente oltre quelli del ridicolo. Clinton sperava, forse, di replicare in America l’effetto ottenuto in Francia, primo paese ad adottare la Ru486. Anche lì, la spallata decisiva era venuta dalla politica, quando il ministro della Sanità, Claude Evin, invitò la Roussel Uclaf (che aveva sospeso la distribuzione della pillola, sopraffatta dalle polemiche) a rimetterla in commercio. In quell’occasione, pronunciò la celebre frase: “La Ru486 è diventata proprietà morale delle donne”.
Tiliacos - Aiuto! Ma torniamo a Clinton. Quali sarebbero le stranezze nella storia dell’approvazione americana della Ru486?
Roccella - Prima di tutto la natura stravagante delle richieste che intercorrono dal ’93 in poi tra l’amministrazione Clinton e la Food and drug administration (l’ente incaricato della sorveglianza sui farmaci), da una parte, e la Roussel Uclaf (depositaria del brevetto della Ru486) dall’altra. Prima di tutto, lo dicevamo prima, non è la Roussel Uclaf a chiedere l’approvazione del mifepristone. Anzi, oppone a Clinton una strenua resistenza.
Tiliacos - Ma in teoria non è interesse di qualsiasi industria farmaceutica accedere a un mercato come quello americano, con tanto di tappeto rosso preparato dal presidente in persona?
Roccella - No, se quell’azienda ha fondati motivi di temere le cause che potrebbero derivare da danni alle persone connessi al farmaco (campo nel quale, come è stranoto, l’America fa scuola).
Tiliacos - Stai dicendo che la Roussel Uclaf non aveva nessuna voglia di ficcarsi nel ginepraio americano, perché sapeva che prima o poi l’avrebbe pagata?
Roccella - Proprio così. E poi c’è David Kessler, il commissario incaricato della Fda, l’ente di controllo, che dà suggerimenti su come procedere, su come aggirare perplessità e intoppi, su come interagire con la Roussel Uclaf per accontentare Clinton. Non sarebbe il suo compito, in verità, e lui stesso, da quanto scrive in un paio di lettere, sembra rendersene conto.
Tiliacos - Insomma, una procedura non troppo ortodossa, anche se non si potrebbe definire illegale.
Roccella - Probabilmente no. Ma è abbastanza ridicolo immaginare il presidente della Roussel Uclaf, Edouard Sakiz, corteggiato con insistenza molesta dall’Amministrazione Clinton perché accetti di introdurre la pillola abortiva in America. Sakiz (siamo ancora negli anni Novanta, e la pillola abortiva sarà approvata in America non prima del 2000) sa che la Ru486 può avere vita facile solo dove è garantito l’apppoggio governativo. Ma per l’America non può bastargli. Nelle sue risposte, sempre più secche, Sakiz lo ripete in tutte le salse: non possiamo essere distrutti dalle cause, non vogliamo grane legali di nessun tipo. In una lettera fa l’esempio della nascita di un bambino malformato.
Tiliacos - Ma l’Amministrazione Clinton, invece di mettersi in sospetto, insiste.
Roccella - Già, e lo farà in un modo senza precedenti, quando Sakiz farà sapere al ministro Donna Shalala che, se proprio vuole che la Ru486 sia commercializzata negli Stati Uniti, dovrà garantire che la Roussel Uclaf sarà compensata per qualunque danno che la compagnia possa soffrire per aver acconsentito alla richiesta del governo americano.
Tiliacos - Insomma, se una paziente americana avesse fatto causa alla Roussel Uclaf per danni da pillola abortiva, pagava Clinton. Ma era possibile?
Roccella - No, è evidente. Ma lo staff del presidente è così accanito che prova addirittura a sondare la fattibilità di quella richiesta. Così assurda che, probabilmente, Edouard Sakiz l’aveva fatta proprio per chiudere la questione una volta per tutte.
Tiliacos - Da parte americana si cerca quindi di escogitare una via legale per accontentare Sakiz, che non voleva proprio essere accontentato.
Roccella - E non poteva, infatti. Ma la Shalala arriva a suggerire che si potrebbero fare pressioni sul governo francese e quello tedesco (la casa madre della Roussel Uclaf è la tedesca Hoechst) e scrive: “Il governo tedesco e francese potrebbero non gradire che aziende nazionali non vogliano compiacere il governo Usa”. Ma a un certo punto appare chiarissimo che sarebbe stato del tutto impossibile, per il governo degli Stati Uniti, garantire quella copertura a una compagnia farmaceutica straniera. E ci si mette alla disperata ricerca di una compagnia americana disposta a rilevare il brevetto della Ru486, per produrla e distribuirla. E sai che cosa è successo?
Tiliacos - Provo a indovinare: non si è trovato uno straccio di compagnia americana disponibile.
Roccella - Proprio così. Nessuno vuole produrre la Ru486, per gli stessi, identici motivi per cui la Roussel Uclaf fa resistenza: perché tutti sanno quali margini di insicurezza abbia l’aborto chimico. Lo ammette anche il padre della pillola abortiva, étienne-émile Baulieu, il genio del marketing al quale si deve, più che la paternità scientifica, quella politica della Ru486. E’ lui a scrivere nel suo libro “Abortion pill”: “Nel clima spietatamente litigioso degli Stati Uniti, l’industria farmaceutica è molto sensibile, specialmente nel campo della medicina riproduttiva”. In Europa il controllo politico è forte, garantisce di più. Ma in America non c’è un controllo politico che possa coprire del tutto dall’iniziativa di una società civile molto attiva e con molti strumenti, che ha imparato a usare benissimo.
Tiliacos - Insomma, non se ne usciva. Ma poi la Ru486 in America è arrivata.
Roccella - Sì, perché la Roussel Uclaf alla fine ha fatto l’unica cosa possibile: ha deciso di regalare il brevetto. Ti ricordi? Quando anche qui in Italia si è cominciato a parlare di Ru486, era il punto che ci lasciava più sconcertate. Perché un brevetto si regala, se ci si possono fare dei soldi?
Tiliacos - Un accesso di filantropia da parte della Roussel Uclaf?
Roccella - Lo escludo. I soldi la Roussel Uclaf semplicemente non voleva rimetterceli in indennizzi, in un paese troppo libero e rischioso come gli Stati Uniti. L’unico modo per non essere responsabili di quello che poteva avvenire con la Ru486 era regalare il brevetto. Se lo avesse venduto, la Roussel Uclaf sarebbe stata comunque legalmente responsabile.
Tiliacos - Rimaneva però il problema di chi l’avrebbe prodotta e distribuita, e di chi avrebbe avuto in dono il brevetto.
Roccella - Ed è a questo punto della storia (siamo nel 1994) che entra in gioco il Population council, l’organizzazione fondata nel 1953 da John D. Rockfeller III e Frederick Osborn (noto finanziere il primo, fondatore e presidente della Società eugenetica americana il secondo). Sarà il Population council, promotore di politiche antinataliste a livello mondiale e di ricerca medica sul controllo della riproduzione, ad aggiungere il brevetto regalato dalla Roussel Uclaf agli altri 76, fra contraccettivi e “invenzioni di salute riproduttiva”, già in suo possesso.
Tiliacos - E tocca al Population council cercare qualcuno che produca la Ru486.
Roccella - Sulle prime, però, non ci riesce. Così decide di farlo in proprio. Prima costituisce una compagnia no-profit, l’American health technologies, che diventa Neogen e quindi Danco laboratories, fondata nelle isole Cayman nel 1995, con licenza esclusiva di fabbricare, mettere in commercio e distribuire la Ru486 in America. La finanzia anche George Soros, che in questi casi non manca mai. “Una delle compagnie più enigmatiche nell’industria farmaceutica”, la definirà il 12 ottobre 2000 il Washington Post. La Danco localizza la produzione in Cina, dove ci sono pochi controlli.
Tiliacos - Dobbiamo però arrivare al 2000 per l’approvazione della Ru486.
Roccella - La Fda non si azzarda ancora a dare il nulla osta. Due membri della commissione su sei sono contrari, e la procedura s’impantana per quattro anni, quando l’esame di un farmaco va di rado oltre l’anno. Il capo, Kessler, lamenta la mancanza di pressioni dell’opinione pubblica che giustifichino l’accelerazione delle procedure
Tiliacos - Clinton però non molla.
Roccella - E alla fine l’avrà vinta, con un trucco. La Fda (che ora trema anche per questo) farà passare la Ru486 sotto un protocollo di approvazione riservato ai farmaci salvavita (come gli antitumorali, gli antilebbra, gli antiAids) che mette in secondo piano effetti collaterali molto gravi in nome del beneficio che da quei farmaci arrivano. I due voti contrari nella Fda diventano due astensioni, e il gioco è fatto.
Tiliacos - Anche se per abortire esistono sistemi che non hanno gli effetti collaterali della Ru486.
Roccella - Era solo una decisione politica: Clinton voleva passare per un benefattore delle donne americane. Le quali hanno usato pochissimo la Ru486 (circa nel cinque per cento dei casi). In America si abortisce privatamente. I medici sanno che, se qualcosa va storto, ne rispondono loro. Tanto più ora, dopo sette morti accertate da Ru486 e quattro in via di valutazione, dopo la registrazione di 950 gravi “effetti avversi” e dopo che la stampa americana è allertata, con il liberal New York Times in prima fila nell’accusa alla ru486. Con la pratica scrupolosa del consenso informato, sempre meno donne americane accettano la Ru486. Mentre qui c’è chi lavora per “regalarla” alle italiane.
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