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di Carlo Casini
Tratto da Il Foglio del 9 settembre 2010
Al direttore - Se pensiamo a quanto avvenne nel 1978 riguardo all’aborto, quando i cattolici di sinistra, in epoca di solidarietà nazionale, non solo si conformarono alle scelte del Partito comunista, ma, in un certo modo, ne tennero la prima linea, non c’è che da rallegrarsi per le dichiarazioni rese recentemente da Giuseppe Fioroni ad Avvenire.
Egli ha evocato il tema della libertà di coscienza. Ciò significa – come lui stesso ha detto – “non essere obbligati a seguire la linea prevalente del partito”.
E’ una chiara maturazione culturale che ha già dato frutti positivi nel 2004 con l’approvazione della legge 40 sulla fecondazione artificiale, quando le poche screpolature della Casa delle libertà furono coperte da una ventina di parlamentari di sinistra che si aggiunsero alla compattezza del gruppo Udc. Ne è nata la tesi del trasversalismo in materia bioetica. In realtà, però, questa tesi, collegata con la sacrosanta libertà di coscienza del singolo parlamentare, è coerente solo in parte con la tesi della centralità politica del diritto alla vita cioè del carattere fondativo dal punto di vista civile e politico dei valori non negoziabili. Il trasversalismo da solo non è in grado di costruire un nuovo edificio. Può creare l’ambiente adatto, ma non disegnare il progetto ed avere la forza dell’iniziativa e l’organizzazione per condurla a termine. Così la libertà di coscienza impone la resistenza del singolo rispetto a progetti negativi ma fa qualche fatica ad avviare programmi positivi, il cui stesso inizio esige il coagularsi collettivo di energie.
Ci vogliono dunque i partiti. Se non c’è almeno un partito di consistente forza parlamentare che si lasci identificare dai valori non negoziabili, che su di essi costruisca alleanze ed esiga impegni governativi, la trasversalità e la libertà di coscienza non servono. Ciò è vero sia sul piano ontologico, sia su quello tattico-parlamentare.
Se diciamo che l’uomo è sempre uomo fin dal concepimento o che la famiglia è fondamento dello stato, non possiamo poi collocare fuori della politica questi argomenti. Anzi: la realizzazione del principio di eguaglianza e la solidità di ciò che è fondamento dello stato devono essere considerati politicamente prioritari. Né basta che vi sia una diffusa convinzione interpartitica su questi valori non negoziabili: le leggi devono essere messe all’ordine del giorno e le discussioni successive devono essere calendarizzate. Non il singolo, ma i partiti sono potenti agenzie culturali: la loro linea influenza il modo di pensare della gente. Inoltre tra i parlamentari non sono pochi i distratti, gli indifferenti, gli incerti. La linea di un partito fa cultura in generale e guadagna giustamente consenso nel voto di chi si fida del partito al quale aderisce… Queste riflessioni sono importanti nell’attuale congiuntura parlamentare. Sul tavolo ci sono tre problemi bioetici: la riforma dell’articolo 1 del Codice civile, la legge sul fine vita, la riforma dei consultori familiari.
Il primo punto è il più importante perché porta a compimento normativo il principio di uguaglianza e costituisce il presupposto di una politica di concreta difesa della vita nascente anche in un sistema di depenalizzazione dell’aborto. E’ il caso di ricordare che la proposta è stata presentata alla Camera e al Senato da Udc e Pdl. Ed è altresì doveroso ricordare anche l’impegno assunto dal presidente Berlusconi di appoggiare quella “moratoria sull’aborto” lanciata da Giuliano Ferrara di cui la modifica dell’art. 1 è la concreta attuazione in Italia. Le domande sono: le questioni indicate devono o no identificare le forze politiche che si richiamano alla ispirazione cristiana? Devono giocare un ruolo nella valutazione sull’opportunità di andare ad elezioni anticipate, o invece di proseguire la legislatura? Devono o no essere presenti nel programma di governo su cui le Camere si accingono a votare la fiducia? Devono o no contribuire a costruire alleanze?