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Bonanni cacciato dal palco Ancora violenti alla festa Pd

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Civiltà )( BarbarieIl segretario della Cisl contestato dai centro sociali deve abbandonare il dibattito. Solidarietà bipartisan • Nel mirino il contratto dei metalmeccanici Bersani: un atto squadrista • Anche la Fiom condanna
di Gianni Santamaria
Tratto da Avvenire del 9 settembre 2010

Grida, striscioni, lanci di finte banconote e alla fine pu­re un lacrimogeno che arriva sul palco della festa tori­nese del Pd e sfiora l’ospite di turno, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. È la terza contestazione, dopo quelle a Franco Marini e al presidente del Senato Renato Schifani, ed è la più violenta. Si arriva alla bagarre tra polizia e manife­stanti, in cui due agenti restano contusi. E non mancano le po­lemiche sulla sicurezza. Il sindacalista parla in piazza Ca­stello, nel cuore della città della Fiat, nel giorno delle accuse di ce­dimenti sul contratto dei metal­meccanici. O meglio cerca di par­lare. L’incontro è iniziato da po­chi minuti. Bonanni sta artico­lando la risposta a una domanda del giornalista Giuliano Giubilei, quando inizia la replica di un film già visto. Una cinquantina di per­sone lo interrompono al grido di «vergogna» e «buffone». Lancia­no facsimile di pezzi da 50 euro con la sua foto e la scritta «Il de­naro è un buon servo e un cattivo padrone». Su uno striscione cam­peggia «Marchionne comanda. Bonanni ubbidisce». Alla fine sal­gono pure sul palco.

Al vicesegretario del Pd Enrico Letta tocca il ruolo che sabato scorso era toccato a Piero Fassi­no. Fronteggia il manipolo con il dito puntato ripetendo al­l’infinito «Siete antidemocratici». E anche «voi con noi non c’entrate». Non c’entreranno, ma sono entrati. E dicono di par­lare a nome degli operai di Mirafiori, anche se poi le forze del­l’ordine li identificano in esponenti di centri sociali e antago­nisti, precari, studenti e pure qualche operaio. Viene identifi­cata e denunciata la persona che ha tirato il fumogeno. È una studentessa che frequenta il centro sociale Askatasuna (libertà in basco, parola che fa parte della sigla Eta). Il suo razzo ha sfio­rato la giacca del leader Cisl che è stato subito allontanato. «Solo per un caso questo attacco non si è trasformato in un dramma», commenta Letta.

Visibilmente scosso, Bonanni rassicura sulle sue condizioni: «Sto bene ma sono turbato per una contestazione così vio­lenta. Spero che ora tutti riflettano e abbassino i toni». Squil­la il telefonino. È il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. È il pri­mo di una lunga serie di chiamate e di attestati di solidarietà che arrivano dal mondo politico e del lavoro. «Un atto squa­drista», dichiara Bersani. Il gesto viene condannato anche dai presidenti delle Camere, Renato Schi­fani e Gianfranco Fini. Dalla Confin­dustria, da Natale Forlani, portavoce del Forum elle persone e delle Asso­ciazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro, da Carlo Costalli (Mcl).

Uno dei rappresentanti del collettivo che ha dato vita alla contestazione cerca di motivarla così: «Riteniamo i­naccettabile invitare alla Festa del Pd un personaggio come Bonanni, uno dei principali artefici della cancella­zione del contratto nazionale dei me­talmeccanici». Ma dal mondo sinda­cale il coro di condanna è unanime. La Cisl assicura: «non ci faremo inti­midire». Il segretario della Uil Luigi Angeletti ricorda che «dialogo e con­fronto sono l’unica cifra delle relazio­ni sociali». Anche Cgil e Fiom si dis­sociano. Per Guglielmo Epifani la con­testazione è «inaccettabile sotto ogni punto di vista». Il leader dei metal­meccanici Maurizio Landini, infine, la definisce «inaccettabile».




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