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I meriti del governo e di Marchionne, aspettando l’evoluzione della Cgil
Tratto da Il Foglio dell'8 settembre 2010

La decisione di Federmeccanica di non rinnovare nel 2012 il contratto nazionale non segna affatto quella “rottura definitiva delle relazioni sindacali” denunciata dalla Fiom, né la “scelta eversiva” cui risponderà “lo scontro sociale”, per citare il comunicato della federazione della Cgil. Al contrario può consentire di predisporre tra aziende e sindacati quei nuovi contratti basati sul mercato, sul territorio e sull’interesse reciproco industria-lavoratori: contratti dei quali la Fiat di Sergio Marchionne è stata battistrada, e gliene va dato merito. Ciò che davvero finisce è la concertazione calata dai vertici politici e sindacali, ma anche confindustriali: modello inaugurato negli anni Settanta da Gianni Agnelli e Luciano Lama e rinnovato da Luigi Abete e Sergio Cofferati in piena transizione politica. Adesso la responsabilità di innovazione spetta a imprenditori e lavoratori.

L’egualitarismo e l’immutabilità dei contratti non sono più totem. Non lo sono da tempo in paesi come la Germania; il che ha consentito di salvare aziende e comparti industriali, e anche una politica di retribuzioni o di partecipazioni agli utili e al rischio più gratificante rispetto all’appiattimento dell’Italia. Il governo e il sindacato riformista – Cisl e Uil su tutti – hanno già lavorato in questa direzione. Bisogna augurarsi che la futura Cgil di Susanna Camusso prenda atto della nuova realtà, e anziché appellarsi alla Costituzione torni a dare il proprio contributo propositivo.




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