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di Giancarlo Galli
Tratto da cronache di Liberal del 4 settembre 2010
Il governo Berlusconi azzoppato dalla dissidenza finiana e la prospettiva di elezioni superanticipate (in pieno inverno secondo i leghisti che si sentono almeno al Nord col vento in poppa, o più verosimilmente a primavera), fioriscono nei teatrini estivi della politica salottiera, i giochi e le scommesse sui "cavalli di razza" che potrebbero decidere di mettersi in pista. Per Palazzo Chigi & Dintorni. Dopo le "voci"su Luca Cordero di Montezemolo che ha concluso l'esperienza in Fiat cedendo il bastone del comando a John Elkann e Sergio Marchionne, ecco spuntare il nome di Corrado Passera, comasco classe 1954, amministratore delegato del Gruppo San Paolo-Intesa. Appunto in un dibattito sotto la pergola e in maniche di camicia a Dro, nel Trentino, c'è chi gli ha posto la domanda. Lui, l'ha dribblata con abilità: «Sono già in campo, e ci sto benissimo. Come banchiere…». Non ha convinto; e le suggestioni anziché ridimensionarsi sono ingigantite. Proviamo allora a raccontare Corrado, con la sua storia professionale, le amicizie, le arti diplomatiche unite ad una forte caratura etica che non gli impedisce di essere il banchiere più pagato d'Italia. Corrado, venuto alla luce in una famiglia cattolicissima e benestante, in calzoni corti sognava di fare il medico condotto sulle orme del nonno a visitare gratuitamente i malati poveri. A fargli cambiare idea è il Sessantotto studentesco, vissuto in posizione controcorrente: se partecipa alle ansie di rinnovamento, non condivide l'atteggiamento dei distruttori, degli anti-tutto. In ripetute interviste, spiegherà di aver patito una cocente delusione alla Bocconi (laurea nel 1977), quando i professori accettarono l'aberrante logica del «27 politico». Essendo convinto che non esistano "buoni" o "cattivi"ma persone, indipendente mente dall'ideologia, "brave" o "meno brave". Sconcertato dall'italica decadenza dei costumi meritocratici, va a Filadelfa, Usa, per un ciclo di studi. Al rientro, per un lustro, affina le sue doti alla McKinsey italiana, e a differenza di altri "giovani in carriera"(da Matteo Arpe a Gerardo Braggiotti a Maurizio Romiti), rifiuta l'invito di Enrico Cuccia ad entrare in Mediobanca. A trent'anni (1984) cede al corteggiamento del'ingegner Carlo De Benedetti. Direttore all Cir, alla Mondadori, vicepresidente del Credito Romagnolo, amministratore delegato della Olivetti, in una girandola d'incarichi. L'ingegnere lo stima, e pure Giovanni Bazoli è colpito dalla serietà e dall'impiego di questo giovanottone alto un metro e novanta, dinoccolato e decisionista. L'ingegnere ed il professore, da sempre in stretta amicizia, se lo scambiano. Prima esperienza all'Ambroveneto, con l'incarico di mettere in ordine i conti e sfoltire gli organici. Corrado verrà soprannominato "Il ripuliture". Il marchio, non proprio edificante, lo induce a mettersi in proprio: vuole organizzare una banca tecnologicamente d'avanguardia. Romano Prodi, col quale ha sempre intrattenuto rapporti intellettuali attraverso Il Mulino di Bologna, lo convoca. È il febbraio 1998. Col premier, ci sono Carlo Azeglio Ciampi ministro del Tesoro e Antonio Maccanico ministro delle poste. Da "ripulire"ci sono appunto le Poste Italiane: organi pletorici, inefficienza cronica, deficit da capogiro. Il senso del dovere gl'impedisce di rifiutare, e nel volgere di un triennio rivolterà l'azienda come un guanto. Un Jolly di tale portata non può restare troppo tempo sulla stessa poltrona. Bazoli lo "richiama", per la sistemazione del Gruppo Intesa dopo la megafusione fra Ambroveneto, Cariplo, Banca Commerciale. L'istituto sembra un coccodrillo ingozzato: conti poco brillanti, disaffezione della clientela, dipendenti in subbuglio. Ancora una volta Corrado realizza il miracolo, ritrovandosi "per merito" alla guida della nostra maggiore banca. Dal 2002 in avanti, la posizione di Corrado Passera in BancaIntesa, anche dopo la fusione col San Paolo di Torino, continua a rafforzarsi. Da "ripuliture" o comprimario di altri amministratori delegati di passaggio, s'è trasformato in dominus. Laddove Giovanni Bazoli regna, Corrado passera governa. E politicamente? Le simpatie per il Partito Democratico non gl'impediscono di collaborare con Berlusconi, a mano a mano che il "prodismo"mostra la corda. Mirabilmente gestendo con grande soddisfazione del Cavaliere (e un po' meno di Bazoli che tuttavia lo lascia fare), il salvataggio e la privatizzazione di Alitalia. Banchiere o Gattopardo? Dando ascolto a chi lo conosce bene, Corrado ha tre grandi amori: la famiglia (la moglie Cecilia ed i figli), il lavoro, e uno zaino colmo di ambizioni specie dopo aver accumulato stipendi e bonus che gli consentirebbero di vivere senza problemi. Una discesa in politica è però ostacolata da altre considerazioni. Specifiche. Da "tecnico" potrebbe trovarsi in competizione con Giulio Tremonti (e fra i due, la stima è avvolta da una nebbia di sottile diffidenza), nonché col Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, che avrebbe dalla sua parte Storia & Tradizione. Infatti. Di banchieri "privati" e "puri", v'è scarsa e non fausta traccia. Semmai il contrario: il mitico Raffaele Mattioli, nel '44, s'immaginò ministro di un governo di emergenza nazionale, ma presto tornò sui propri passi. Cuccia sosteneva che per un banchiere "prestarsi alla politica"costituisce una diminutio suicida. Lo dimostrò Giordano Dell'Amore della Cariplo, che si fece irretire da Fanfani. Controprova: lo stesso Giovanni Bazoli, ripetutamente sollecitato, ha declinato l'invito. Forse non immemore di una massima di Mattioli: «I politici passano, i banchieri proseguono…». Vero al contrario che la politica s'è mostrata assai generosa coi banchieri centrali: Luigi Einaudi, Carlo Azeglio Ciampi; e in misura minore ma sempre significativa con Guido Carli e Lamberto Dini, che però ballarono per poche stagioni. Dice un banchiere che si pretende suo amico: «Allo stato dell'arte, oggi per Corrado un intervento diretto in politica potrebbe essere un viaggio di sola andata…». Con quale clausola, poi? Nel centrosinistra, schieramento al quale è più vicino per pensiero, o nel centrodestra sfruttando i crediti maturati presso Berlusconi, o in una nuovissima entità ancora allo stato ectoplasmatico? Probabilmente è appunto una "Terza Via"quella che potrebbe esercitare un'attrazione decisiva su Corrado Passera. Un itinerario che, dopo le delusioni patite con Prodi e l'Ulivo, il Partito Democratico, troverebbe anche il consenso e il sostegno dei due "grandi elettori" di Passera: l'ingegner Carlo De Benedetti e Giovanni Bazoli. Ciò nonostante in un'epoca in cui tutto è in discussione, nulla è da escludere. Quale senso avrebbe infatti la dichiarazione di Passera scarna e senza fronzoli: «Una serie di rischi pesanti gravano sulla nostra democrazia, perché una democrazia che non produce crescita economica genera forte delusione, e questo, come insegna la storia, è pericoloso». La scommessa su Corrado Passera da banchiere a politico è dunque più che mai aperta ed attuale.