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Quella strana ondata di moralismo che ha toccato la Cina

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Civiltà )( BarbariePechino multa le coppie che hanno figli prima del matrimonio. Arrivano i corsi per insegnare l’astinenza tenuti da evangelici americani
di Marcello Foa
Tratto da Il Giornale del 5 settembre 2010

La Cina ha un nuovo nemico: il sesso. E per combatterlo ha deciso di chiedere aiuto all’America. Non a quella di Barack Obama, né a quella di Bill Clinton, che in mate­ria era alquanto disinvolto, ma a quella evangelica e ultraconserva­trice di George W. Bush. Come osserva il Washington Post, se tutto andrà secondo i pro­grammi, quest’autunno molte ra­gazze della provincia dello Yun­nan, nel Sud-ovest del Paese, an­nunceranno al proprio ragazzo di non poter far sesso con lui. E pro­porranno all’affranto spasimante di seguire un corso di astinenza. Made in Usa. Già, perché per tentare di argina­re la crescita demografica, la Com­mis­sione per l’istruzione dello Yun­nan ha ordinato a tutti gli insegnan­ti delle scuole cinesi superiori e del­le università di seguire il program­ma No apologies, ideato da Focus on the Family, organizzazione ame­ricana cristiana fondata nel ’ 77 dal­lo psicologo James Dobson e che si propone di promuovere «una cor­retta educazione sessuale». Tra le tante forme di contagio cul­turale ed economico, che hanno portato la Cina a preferire il consu­mismo al comunismo e il capitali­smo alla lotta proletaria, questa è una delle più sorprendenti. La Re­pubblica popolare cinese è infatti rigorosamente atea e non gradisce la diffusione di religioni all’interno del suo territorio, se non quelle au­torizzate e considerate innocue, co­me ben sanno i cattolici, divisi in due comunità: una clandestina e preseguitata, fedele alla Santa Se­de, l’altra legata al governo. O co­me sa il Dalai Lama, che continua a essere bandito e trattato come un pericoloso terrorista. Gli ultrà cri­stiani americani, in teoria, sarebbe­ro tutt’altro che graditi in Cina, an­che per la loro tendenza al proseliti­smo. Ma la necessità di contenere le nascite ha indotto i cinesi e gli evan­gelici a un compromesso, sebbene limitato a una sola provincia. A Chongqing, ad esempio, la munici­palità più estesa e popolosa della Cina con 32 milioni di abitanti, ha deciso di condannare i genitori di bambini nati fuori del matrimonio a pagare, ognuno, una multa sala­tissima; fino a 250mila yuan, oltre 28mila euro. Ma le autorità dello Yunnan sono convinte che le pres­sion­i morali possano essere più effi­caci del timore delle sanzioni e han­no deciso di aprire le porte agli evangelici. Tra non poche polemiche, peral­tro. Convincere i giovani a seguire il programma non è facile. «I genito­ri rispondono positivamente, ma i loro figli, passati i quindici anni, tendono a non seguire più i consi­gli di mamma e papà», ha ammes­so uno degli educatori americani trasferitosi in Cina. Altri commentatori, sui giornali e sui blog, biasimano il mancato ri­corso a misure contraccettive, co­me i preservativi. Ma lo Yunnan non desiste, confortato dai risultati ottenuti da Focus on the Family in Paesi musulmani, come Malaysia ed Egitto. Il metodo si basa essenzialmente sulla persuasione dei giovani e sul rafforzamento della loro consape­volezza. «Se una ragazza prima del matrimonio ha rapporti sessuali con il suo ragazzo - ha spiegato al Global Times un professore del­l’Università dello Yunnan - la cosa può avere riflessi anche negativi sulla sua vita e sui suoi studi, per­ché si crea una sorta di dipendenza dal ragazzo. Il modo di pensare del­­l’organizzazione americana è otti­mo». Gli evangelici, in ogni caso, ringraziano. Volevano sbarcare in Cina e in Cina sono arrivasti. Puri e, soprattutto, casti.




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