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Perché una politica industriale seria si può fare, e bene, senza ministero
Tratto da Il Foglio del 4 settembre 2010
Dopo i richiami più o meno diretti di Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi ha dichiarato che il nuovo ministro dello Sviluppo sarà scelto a giorni.
Ma ha tenuto a precisare che questi mesi non sono stati “un vuoto ma un pieno”. In effetti, lo sviluppo economico è un obiettivo complesso, che si può realizzare attraverso il concorso di vari soggetti, pubblici e soprattutto privati. Non è un ministero, come sembrano pensare i tanti che attribuiscono all’interim di quello delle Attività produttive chissà quali nefaste conseguenze. Mancherebbe però, secondo voci anche autorevolissime, una “politica industriale”. In passato, un passato anche recentissimo, questa locuzione altisonante aveva come contenuto pressoché esclusivo il mercanteggiamento di incentivi settoriali, il cui effetto di breve durata tende poi a essere pagato con gli interessi appena gli stimoli artificiosi vengono meno. Basta leggere i dati sull’andamento del mercato dell’auto o esaminare la situazione critica di aziende come Merloni e Indesit. L’altro tema di competenza del ministero sono gli interventi in situazioni di crisi aziendale, che però sono stati affrontati e in qualche caso risolti (come per Telecom) anche durante l’interim. Forse di quel ministero si potrebbe benissimo fare a meno, attribuendo le sue residue funzioni specialistiche ad altri dicasteri più specializzati e lasciando quelle generali alla presidenza del Consiglio. In cambio, si potrebbe magari istituire un ministero più specifico per l’energia che affronti il problema del costo industriale più grave del paese, affiancando i soggetti industriali come Eni ed Enel.
La funzione propria dello stato è quella di mettere le imprese in condizione di poter competere in modo non penalizzante. Tre i nodi chiave: i costi industriali, soprattutto energia e trasporti, cioè il sistema infrastrutturale; i costi finanziari, cioè pressione fiscale e accesso al credito; i costi sociali, cioè un sistema di relazioni industriali moderno. Questa è la politica industriale da realizzare, ed ad essa debbono concorrere quasi tutti i ministeri. E se anche per un po’ chiude lo sportello degli incentivi, pazienza.