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Offerto all'Udc il posto di Scajola

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Berlusconi vuole usare il ministero come arma di scambio • Dicastero ormai senza più deleghe, Casini rifiuta l'affare. Ma si fa avanti il finiano Urso
di Antonio Calitri
Tratto da Italia Oggi il 2 settembre 2010

È partita la caccia al ministero dello Sviluppo economico, da 121 giorni senza titolare. Con Pier Ferdinando Casini che lo rifiuta e Adolfo Urso che lo richiede a nome della pax finiana. Dopo il congelamento di Paolo Romani ieri si è fatto avanti il viceministro futurista che vuole l'agognata promozione nel pacchetto chiudi-crisi con il gruppo di Gianfranco Fini.

Silvio Berlusconi, però, vuole conservare quella poltrona in caldo per il leader centrista che spera ancora di portare nella maggioranza. Anche se a Casini quel dicastero non gli interessa, almeno come è ora, svuotato delle principali funzioni che, nel vuoto creatosi, sono state prese da altri ministri. Da Raffaele Fitto, che ha avuto la delega sui fondi Fas, a Stefania Prestigiacomo, che ormai decide da sola sul nucleare, e a Maurizio Sacconi, diventato l'unico riferimento per i tavoli aziende-sindacati. E ancora Giulio Tremonti, che ha l'ultima parola per le nomine che spettavano in via Veneto, e Michela Brambilla, che ha ottenuto risorse. Nessuno che poi sia disposto a mollare le deleghe e i poteri supplementari al nuovo titolare. Una poltrona d'oro quindi, quella lasciata da Claudio Scajola a causa dello scandalo dell'acquisto dell'appartamento di via del Fagutale, vista Colosseo, diventata di rame a causa della supplenza di ben cinque dicasteri che lo hanno spogliato di molte delle sue funzioni strategiche rendendolo poco appetibile. Almeno per Casini. Per i finiani invece, anche senza deleghe, che comunque tenterebbero di riprendersi con l'ormai collaudata strategia del logoramento, quella poltrona farebbe comunque comodo. La storia della successione di via Veneto ha subito il primo stop prima dell'estate a causa di veto che avrebbe posto Giorgio Napolitano a firmare la nomina di Paolo Romani, prima scelta di Berlusconi. Dopo quello stop accettata dal premier, che in questo momento non vuole irritare l'inquilino del Quirinale, Berlusconi rispolverò per un secondo la possibilità di rimettere Scajola al suo posto, visto che al di là della bomba mediatica, giudiziariamente non è ancora accaduto nulla. Passato l'attimo di nostalgia e arrivati ai minimi termini i rapporti con i finiani, Berlusconi ha pensato bene di tenersi stretta quella poltrona per poterla offrire a Casini tra le contropartite per convincerlo a entrare nella maggioranza. Il capo dell'Udc che di politica e poltrona se nei intende, ha capito che quel ministero è ormai svuotato e che sarà difficile far rientrare i poteri e le risorse perdute. Per questo Casini non considera quella poltrona merce di scambio o per lo meno non gli dà lo stesso valore che vuole attribuirle il premier. In questa stasi, si è inserito in punta di piedi ma con messaggi chiari un fedelissimo finiani come Urso. Il viceministro si è accodato alla campagna di Repubblica e a quella di Pd e Idv e proprio ieri è uscito allo scoperto con un'intervista soft e molto abbottonata dove però non sono mancati messaggi subliminali sulla sua candidatura. «Berlusconi che ringrazio per l'autonomia e la fiducia che mi ha accordato» ha detto Urso, «sia pienamente consapevole che serve un ministro a tempo pieno». Potrebbe apparire un autogol la dichiarazione del finiano di ferro visto che senza un capo a tempo pieno, anche lui ha avuto più autonomia in questi quattro mesi. Non lo è se si tratta di un'autocandidatura a nome di Fli. Con educazione, correttezza e lealtà, Urso di fatto inserisce nella chiusura di partita, che ora auspica anche il premier, la sua promozione e una poltrona in più per i futuristi di ritorno.




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