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Luca zaia. «Sparita la tenda, sparito il problema. Se per avere Lampedusa senza clandestini servono tre giorni così, mi sta bene»
di Alessandro Da Rold
Tratto da Il Riformista dell'1 settembre 2010
«Come mai 500 ragazze hanno deciso di andare a lezione di Corano da Gheddafi? Dovevano aspettare il Colonnello per conoscere l’Islam?». È questo il dato più preoccupante della visita. Dobbiamo essere ben consapevoli e fieri delle nostre radici cristiane». Luca Zaia, governatore della Lega Nord in Veneto, non ce l’ha tanto con i “coupe de theatre” del dittatore libico («È un personaggio particolare ed era chiaro che avrebbe fatto discutere»), ma per il fatto che diverse ragazze italiane abbiano scelto per pochi euro di partecipare all’incontro con Gheddafi. «Mi auguro che l’abbiano fatto per conoscere uno storico leader politico - aggiunge -, altrimenti non ne vedo proprio la ragione».
Come commenta le tre giornate libiche a Roma?
Per dirla alla beduina: sparita la tenda, sparito il problema. Detto questo, molte polemiche sollevate in queste ore sono certamente pretestuose - e lo sa bene chiunque abbia conosciuto Gheddafi e la sua bizzarria - ma non bisogna dimenticare che la libertà propria finisce dove comincia quella degli altri. Inviti all’islamizzazione e minacce, da parte di un capo di Stato in visita in Italia, non sono né accettabili né casuali in questo particolare momento storico.
Quindi muove qualche critica al governo per l’invito?
Assolutamente no. Se per avere Lampedusa libera dai clandestini bisogna accettare ogni anno tre giornate di questo tipo, mi sta bene.
L’invito all’islamizzazione dell’Europa non le sembra eccessivo?
Ripeto: la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri. Siamo fieri delle nostre radici cristiane, il resto mi sembra folkloristico e se serve per combattere l’immigrazione clandestina va bene.
Ha mai conosciuto Gheddafi di persona?
Sì a una cena. È un personaggio molto particolare. Un leader politico avvolto da un alone di mistero. È anche un esponente di spicco della Lega Araba: quando parla Gheddafi si fa sentire in tutto il medio oriente. Sia ben chiaro, non voglio celebrarlo, ma non credo che avere un buon rapporto con la Liba sia svantaggioso per il nostro paese.
Resta un dittatore.
L’Africa è costellata da dittature. Non sarà il primo e neanche l’ultimo. Il processo di democratizzazione del continente africano è ancora lungo.
La sua presenza in Italia quindi a cosa è servita?
L’accordo sottoscritto da Italia e Libia è vantaggioso tanto dal punto di vista economico che da quello delle politiche per l’immigrazione. Un accordo che contribuirà a migliorare ancora i già eccellenti risultati ottenuti dal ministro Maroni, in fatto di riduzione del numero di sbarchi clandestini e di traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Siamo riusciti a far passare il principio che l’Italia non è una prateria da prendere d’assalto, che non può ospitare milioni e milioni di migranti. L’Italia - culla della cristianità - ha le sue leggi, che vanno rispettate.
Gheddafi ha detto che l’Europa dovrebbe pagare cinque miliardi di euro all’anno per evitare di diventare nera…
L’Italia questi soldi non ce li ha, né credo gli altri paesi europei. Bisogna capire se si tratta di un altro coupe de theatre, di un modo per alzare il prezzo degli accordi o di una minaccia.
Secondo lei?
La prima.
In sostanza, sono le cinquecento donne giunte alla corte di Gheddafi ad averla particolarmente colpita.
Mi ha colpito che queste ragazze abbiano deciso di partecipare a questo incontro, mi sarei aspettato qualche defezione in più. In ogni caso, certi inviti il leader libico li faccia a casa sua. Dobbiamo essere ben consapevoli e fieri delle nostre radici cristiane, della nostra identità e della nostra storia. Qualsiasi confronto o politica di integrazione deve partire da questo principio non negoziabile.
Cambiamo discorso. In Parlamento si avvicina la resa dei conti tra Pdl e Futuro e Libertà.
Dopo un mese in cui gli italiani hanno assistito a uno spettacolo indecente, ci sarà una verifica nella maggioranza. Chi deciderà di non sottoscrivere gli accordi sul programma, si renderà responsabile della crisi di governo.
C’è un governo tecnico all’orizzonte? Magari con il Pd?
Non credo a queste cose. Mi pare difficile che il Pd cambi opinione su immigrazione e federalismo: il periodo dei Festival è finito.