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Tratto da Avvenire del 27 agosto 2010
Poche parole, il riferimento alla legge 626 sulla sicurezza sul lavoro al 'Berghem fest', che hanno sollevato un coro di critiche sul ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: dall’ex-ministro del Lavoro Cesare Damiano a Leoluca Orlando (Idv), dalla Cgil all’Ugl, a Franco Lotito, presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inail.
Il portavoce di Tremonti ha precisato («tra le regole eccessive si riferiva all’Europa») ma il ministro ha dovuto intervenire di nuovo: «cinque parole cinque dette a Bergamo alle undici di sera nel corso di una festa - ha detto - hanno fornito occasione per una polemica che mi sembra un pò eccessiva». E poi la precisazione: «La sicurezza sul lavoro è una irrinunciabile conquista della civiltà occidentale. L’eccesso occhiuto di burocrazia è un derivato della stupidità». Il ministro ha anche spiegato che in Europa è sempre più «evidente» il proliferare della burocrazia, che sta iniziando una nuova fase e «la legge 626 non fa eccezione.
Nel caso della 626, peraltro assorbita in un nuovo Testo Unico, si deve distinguere tra effettiva tutela della sicurezza sul lavoro, che è fondamentale, ed eccessiva burocrazia». Questo soprattutto in Italia perché la nuova legge è pensata per la grande industria e quindi si adatta poco alle Pmi: «È qui che l’applicazione italiana della direttiva europea - ha detto il ministro - si presenta come la fabbrica dell’assurdo». Tremonti ha spiegato che su questi temi sarebbe «felice» di fare una discussione con Tiziano Treu, «che è stato mio professore di diritto del lavoro, e con Cesare Damiano, per la sua esperienza di governo», suggerendo come sede per il dibattito quella della Cgia di Mestre. Che ieri è intervenuta dichiarando che «la 626 è stata stata utile e fondamentale, ma nonostante sia stata modificata, ci sono state sproporzioni sia nell’interpretazione della norma che nella sua applicazione pratica».