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Quoziente Rimini

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Meeting dell'amicizia 2010Perché il welfare familiare in stile Parma piace a tutti, da Cota ad Alemanno. Con o senza l’Udc
Tratto da Il Foglio del 28 agosto 2010

Roma. “Se Casini chiede il quoziente familiare, Tremonti dovrà superare le sue vecchie rigidità e trovare le risorse necessarie”, aveva detto più volte Silvio Berlusconi nei giorni scorsi, prima che l’ipotesi di ingresso dei centristi nella maggioranza si arenasse sul Lago Maggiore, “perché io ci credo e su questo ricuciamo con l’Udc”. Così mercoledì, a trattativa già sfumata, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva scucito un paio di accenni non negativi, che nel suo parsimonioso linguaggio tintinnano come campanelli, sulla questione. Prima un accenno al Meeting di Rimini e poi anche alla Berghem Fest della Lega, dove era del resto giocoforza anche ribadire, come ha fatto il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli che “il quoziente familiare non è merce di scambio per far entrare l’Udc nella maggioranza”. Udc a parte, nel centrodestra la necessità di uno scatto di reni e di fantasia sulla questione del welfare, dopo la gelata della crisi e dalla manovra, è tornata a essere una pedina importante del gioco politico, oltre che una possibile moneta di scambio da utilizzare tra diverse componenti: non solo l’Udc – che comunque non molla, ieri Enzo Carra ha dichiarato: “Faremo patti col diavolo pur di ottenere il quoziente familiare” – ma anche i ciellinipidiellini, i leghisti gelosi dell’autonomia fiscale del territorio, la destra sociale.

Una riprova del rinnovato peso del “fattore quoziente” nel mercato politico del centrodestra l’ha fornita ieri il Meeting, sotto il nome-nume tutelare un po’ misterioso di “Quoziente Parma”. Di che si tratta? L’incontro su “Politiche per la famiglia, le prospettive del welfare locale” ha visto allo stesso tavolo il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente leghista della regione Piemonte Roberto Cota, il presidente del Forum delle Associazioni familiari Francesco Belletti. Ma l’ideale padrone di casa era Pietro Vignali, sindaco pdl di Parma. A cui si deve la creazione di quello che gli specialisti di politiche di welfare chiamano ormai comunemente “Quoziente Parma”. Dal 2009, il comune emiliano ha introdotto un criterio di differenziazione su alcune tariffe dei servizi “innescando un percorso virtuoso che considera la famiglia non come cliente ma come fornitore di servizi”, ha detto ieri Vignali. Un esempio virtuoso di tassazione equa e allo stesso tempo strutturata sulla finanza locale. Uno strumento, secondo l’amministrazione che l’ha voluta, che “progressivamente caratterizzerà i rapporti economici tra comune e famiglie”, diversificando le tariffe in base a principi di equità, omogeneità, proporzionalità, personalizzazione, in base ai carichi familiari (figli, anziani, disabili). “Non mi vergogno di dire che noi abbiamo preso questa strada dal comune di Parma”, ha detto ieri Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma è infatti uno dei primi sostenitori dell’iniziativa e tra i primi aderenti, la scorsa primavera, al network delle “Città per la Famiglia”, il cui protocollo è stato sottoscritto, oltre che dai sindaci di Parma, Roma Bari e Varese, da un’altra cinquantina di Comuni. “Sull’esempio di Parma”, ha detto Alemanno, l’introduzione del quoziente familiare potrebbe rappresentare “una strada maestra che può essere replicata a livello nazionale” e dovrebbe essere inserito nella riforma fiscale. Del resto il “Quoziente sociale e familiare Lazio” è stata la prima proposta portata in ufficio di presidenza del Consiglio regionale da Isabella Rauti.

A fare da base all’esperimento di fiscalità locale agevolata, ci sono nozioni come quella del “foyer fiscal” (nucleo familiare ai fini fiscali), che in Francia si applica anche alle coppie stabili di fatto, ai figli maggiorenni disabili, agli invalidi (anche non parenti) conviventi, e garantisce un ricalcolo della fiscalità. Il “Quoziente Parma” ha la particolarità di declinare nozioni come il “foyer fiscal” a livello locale, il che è un elemento che lo rende interessante anche per la Lega: ieri Cota ha invocato per la sua giunta regionale “una politica fiscale che tenga conto del ruolo della famiglia, a partire dalle cose più semplici, come assicurare l’esenzione per i pannolini”. Pallino dei cattolici, il welfare alla persona gode però di consensi trasversali.

Qualche giorno fa il senatore di Fli, Giuseppe Valditara, ha rivendicato il quoziente familiare come un “pilastro del programma del centrodestra e una richiesta dei finiani dall’inizio della legislatura. Mentre Roberto Formigoni ha rilanciato con l’Udc: “Sarebbe utile votare insieme interventi come il quoziente familiare”. Udc a parte, da Rimini il quoziente torna a essere materia di politica.




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