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“Dio dei cristiani, Dio dei musulmani. Che cosa ci unisce, che cosa ci divide?”, di Fran"ois Jourdan (Lindau, 134 pp., euro 24,50)
Tratto da Il Foglio del 25 agosto 2010
“Quid ergo Athenis et Hierosolymis?”: che cosa hanno a che vedere Atene e Gerusalemme?, scriveva Tertulliano, il celebre apologeta cristiano dei primi secoli, convinto che la cultura e la sapienza dei greci fossero state rese inutili dalla Rivelazione cristiana, che mediante l’incarnazione del figlio di Dio aveva definitivamente manifestato la verità agli uomini. Al termine della lettura del libro di François Jourdan, teologo e studioso d’islamistica, parafrasando l’espressione tertullianea, viene da chiedersi: “Che cosa hanno a che vedere la Mecca e Roma?”, la religione musulmana e il cristianesimo, il Corano e il Vangelo? Il volume fa giustizia di molti luoghi comuni legati al tema del dialogo fra cristiani e islamici. L’autore procede a fare chiarezza, presentando, in modo sintetico ma molto preciso, le diversità che sussistono tra l’impianto dottrinale del cristianesimo e quello dell’islam, soprattutto per quanto concerne la concezione della rivelazione divina su cui ambedue le religioni sostengono di fondarsi. Rémi Brague, docente di Filosofia araba medievale a Parigi, scrive che “il grande pericolo per i cristiani è la pigrizia intellettuale, che li spinge ad applicare all’islam schemi di pensiero conformi alla loro religione, portandoli a vedere in esso una forma di cristianesimo. Questo non vuol dire rispettare l’altro. Vuol dire invece imporgli categorie che gli sono estranee”.