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di Gerard O'Connell
Tratto da Il Foglio del 26 agosto 2010
Dal 19 aprile 2005, giorno della sua elezione, papa Benedetto XVI è stato oggetto di almeno otto grossi attacchi, lanciati attraverso i media internazionali, dall’esterno e/o dall’interno della chiesa stessa.
Perché questo gentile, schivo e riservato Papa-teologo tedesco è stato bersagliato da una tale offensiva? Di chi è la colpa? Il Papa ha commesso degli errori? C’è una cospirazione contro di lui, o contro la chiesa cattolica che egli guida? O forse il Vaticano non è riuscito a sostenerlo e difenderlo adeguatamente negli scorsi cinque anni, lasciandolo da solo ad affrontare la tempesta? Come si può capirne qualcosa? Queste sono alcune delle domande provocanti che Paolo Rodari e Andrea Tornielli affrontano nel loro “Attacco a Ratzinger”, un libro tempestivo e intellettualmente stimolante, appena pubblicato da Piemme. Nel loro lavoro, 332 pagine di piacevole lettura, gli autori usano la parola “attacco” in senso lato, per includere non solo le accuse ma anche le proteste, le critiche e il dissenso, così come le insinuazioni che il Papa stia indietreggiando rispetto ad alcune innovazioni del Concilio Vaticano II, e riportano fedelmente tutti gli attacchi principali a questo Papa erudito e anticonformista. Lo fanno appoggiandosi su fonti ben informate del Vaticano e della chiesa, rivelando fatti finora segreti, senza paura di sollevare domande scomode sui processi decisionali e sulla strategia comunicativa del Vaticano. Dalla loro indagine emerge un dato impressionante, sebbene gli autori non ne facciano menzione esplicita: con una sola eccezione, tutti gli attacchi sono nati nel mondo occidentale, cioè in Europa (in particolare nella sua parte occidentale, dove la chiesa è in crisi), negli Stati Uniti (dove la chiesa è piuttosto polarizzata), in Canada. Molti attacchi sono stati lanciati da (o attraverso) i più importanti media occidentali. Nessun attacco è partito dal sud del mondo, cioè dall’America latina, dall’Africa o dall’Asia. Solo due attacchi hanno avuto un impatto significativo sulla chiesa e sui paesi del sud: quelli nati dal riferimento al profeta Maometto da parte del Papa nella sua lezione di Regensburg e quelli legati all’abuso su minori da parte di preti in vari paesi. Un terzo attacco, sulla reintroduzione della liturgia tridentina, ha sollevato perplessità ma non proteste, perché nel sud del mondo questa non è una problematica sentita. La citazione del profeta Maometto nel settembre del 2006, durante la lezione a Regensburg del Papa-teologo, ha offeso i musulmani in Asia (dove vive la maggioranza dei musulmani), in Africa (dove ce ne sono molti), nel medio oriente e in Turchia, dove le proteste sono inizialmente esplose. Il primo capitolo del libro cerca di capire ciò che a Regensburg non ha funzionato e come si sarebbe potuto evitare il problema, prevedendolo in anticipo. Prosegue esaminando gli sforzi del Vaticano per ritornare in buoni rapporti con i musulmani e la nuova fase del dialogo, che ora si concentra su una dimensione culturale piuttosto che teologica.
Ma l’attacco che ha avuto l’impatto più negativo sulla chiesa cattolica in tutto il mondo, e che potrebbe danneggiare non solo l’immagine del papato e della chiesa ma anche quella della Santa Sede come istituzione internazionale, è stato senza dubbio lo scandalo degli abusi sessuali su minori da parte dei preti e le accuse che Papa Benedetto – quando era arcivescovo di Monaco e prefetto della congregazione per la Dottrina della fede – e alti prelati vaticani abbiano gestito molto male i casi, insabbiandoli quando sono emersi, a danno delle vittime. Questo libro dedica quattro capitoli (dal settimo al decimo) a un’analisi approfondita dell’offensiva mediatica sugli abusi, con cui si sono denunciati il cardinale Ratzinger e gli ufficiali vaticani per non avere agito correttamente sui casi irlandesi, tedeschi e americani. Il libro indaga il retroterra dei casi più importanti, per valutare come il Vaticano ha risposto ai fatti e agli attacchi – a volte, in maniera controproducente. Gli autori cercano di capire perché alti prelati vaticani (tra cui alcuni molto vicini a Giovanni Paolo II) hanno bloccato i tentativi tempestivi del cardinale Ratzinger di aprire delle indagini sulle denunce di abusi rivolte al cardinale Herman Groër, ex arcivescovo di Vienna, e a padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo, di cui il Vaticano era venuto a conoscenza nel 1979. Il libro riconosce al cardinale Ratzinger di avere disposto l’apertura delle indagini su padre Maciel nel novembre 2004, anche se sono poi effettivamente iniziate alla morte di Giovanni Paolo II – quando, due mesi dopo, come Papa Benedetto, aveva ordinato a Maciel di ritirarsi dal ministero pubblico e di condurre una vita di preghiera e di penitenza.
In un’altra sezione, particolarmente interessante, gli autori affrontano nei dettagli le tre decisioni più controverse di Papa Benedetto: la reintroduzione della liturgia tridentina; la rimozione della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani, incluso il negazionista Williamson; il provvedimento che facilita l’ingresso nella chiesa cattolica per i gruppi anglicani che lo desiderano. Gli autori si occupano delle proteste nate all’interno della stessa chiesa cattolica, così come di quelle mosse dagli ebrei (per la preghiera del Venerdì santo della liturgia tridentina e per il vescovo Williamson) e dagli anglicani. Replicano alle accuse che il Papa, con queste decisioni, stia ritrattando gli aspetti chiave del Concilio Vaticano II e offrono una spiegazione razionale per ognuna di queste scelte del Pontefice. Gli autori riconoscono che gli attacchi al Papa non sono esclusivamente dovuti a problemi di comunicazione, ma vanno anche ricercati nel metodo della governance, nei processi decisionali di questo pontificato, nella questione della collegialità – ovvero la consultazione dei vescovi – e nella selezione e nella nomina dei vescovi.
Nell’importantissimo tredicesimo capitolo, particolarmente ben scritto, gli autori ricordano al lettore il messaggio complessivo che Papa Benedetto sta cercando di comunicare alla chiesa e al mondo.
Questo nuovo libro viene pubblicato alla vigilia del viaggio del Pontefice in Gran Bretagna, argomento che è anche discusso nell’undicesimo capitolo sui rapporti con gli anglicani. Alcune fonti del Regno Unito dicono che “l’attacco a Ratzinger” continuerà, a partire da due documentari che saranno trasmessi sulle reti nazionali. Il primo, della Bbc, è in programma per il 13 settembre e solleverà tra l’altro domande riguardo alla gestione dei casi di abusi su minori da parte del cardinale Ratzinger in Germania e negli Stati Uniti – episodi che in buona parte sono già discussi nel libro. Ci si aspetta che il secondo, prodotto per Channel 4 da un leader degli attivisti omosessuali britannici, Peter Tatchell, attacchi pesantemente il Papa su svariati fronti: abusi su minori, teologia della liberazione, la sua posizione sull’omosessualità (e quella del cardinale Newman a riguardo) e sulle donne, la nomina di vescovi di una particolare linea teologica e i suoi commenti sui preservativi, fatti durante il viaggio in Africa – che è ben descritto nel quinto capitolo.
* (l’autore è un vaticanista irlandese, che scrive da Roma per varie testate di lingua inglese)