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*Chi è riuscito a Baghdad può fare il bis

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E’ un nuovo tipo di guerra, alieno e feroce. Obama non sprechi la lezione
Tratto da Il Foglio del 20 agosto 2010

Sarebbe facile ironizzare sull’ultimo giorno di guerra in Iraq dichiarato ieri, con due settimane di anticipo sulla scadenza fissata da George W. Bush nel 2008.

Se ritiro vuol dire rinominare cinquantamila soldati “truppe non di combattimento” e lasciarli esattamente al loro posto, e non rinominare una brigata per farla sfilare attraverso la linea di confine sud con il Kuwait e dire a favore di telecamere “era l’ultima unità da combattimento”, allora è vero, ci siamo: gli americani si sono ritirati dall’Iraq. Sarebbe facile. Ma la guerra è una storia seria e sul suo ultimo giorno non si scherza. I sette anni in Mesopotamia – anche se minuscoli di fronte ad altri conflitti – sono stati un nuovo tipo di scontro, alieno e ferocissimo, con regole dure e sconosciute a qualsiasi altro esercito della storia e – forse per questo – quasi impossibili da decifrare alla prima ora. I combattenti iracheni considerano un punto a loro favore riuscire a entrare con un furgone carico di esplosivo in un mercato affollato di loro connazionali e farsi saltare per uccidere un centinaio di civili. Questo era – è ancora – il concetto di “operazione riuscita”. I presunti occupanti – non più, da ieri – chiamavano invece vittoria una giornata elettorale con pochi morti e alta affluenza ai seggi.

Resta la grande lezione dell’Iraq, difficile da aggirare, impossibile da lasciare indietro. La situazione a Baghdad e nel resto del paese, più o meno nella seconda metà del 2006, era degenerata a tal punto che nessuno avrebbe scommesso sulla possibilità di una vittoria finale. L’America è stata capace di trovare la soluzione, nella forma di una geniale dottrina militare che sa tramutare la maggioranza dei nemici in alleati. E soltanto dopo averla applicata, da vincitrice, ha annunciato il calendario del disimpegno. Washington dovrebbe ora ricordare. Le guerre che sembrano impossibili da vincere, anche a Kabul, si possono in realtà vincere. E dopo, soltanto dopo, si annuncia il ritiro.




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