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Si può ottenere la cittadinanza se si è vissuto in Italia per 18 anni senza interruzioni. Ma i genitori della ragazza, quando è nata, l'hanno registrata all'anagrafe in ritardo
Tratto da Il Corriere di Bologna del 13 agosto 2010
È nata a Bologna 24 anni fa da una coppia di genitori iraniani fuggiti da Teheran durante gli anni della guerra contro Saddam. Ha sempre vissuto in Italia. Fino a oggi poteva restare nel nostro Paese per motivi di studio ma l’anno prossimo, appena conseguita la laurea, rischia di dover tornare in Iran.
Atessa Behzadi lancia un appello dalle pagine di Gente, in edicola sabato: «Voglio la cittadinanza italiana perchè sono nata e vivo in Italia». «Anche se non rinnego le origini della mia famiglia, io mi sento italiana», spiega.
Il problema è che lei, a quanto pare, non può diventare italiana. C'è un ostacolo: 42 giorni. La legge, infatti, stabilisce che si possa chiedere la cittadinanza italiana se, nati in Italia, si è vissuto ininterrottamente per i primi 18 anni di vita in Italia. Ebbene, i genitori di Atessa hanno registrato la figlia all’anagrafe con 42 giorni di ritardo. Tanto basta per vedersi respingere la domanda di cittadinanza.
«Sono arrivati a consigliarmi di sposare un italiano», dice addirittura Atessa. Che, tra l’altro, se dovesse rientrare in Iran sarebbe di fatto analfabeta: «Anche se con mia madre parlo persiano, io non so nè leggere nè scrivere in questa lingua». A fianco di Atessa si è schierata anche l’amministrazione comunale di Monte San Pietro, dove la giovane vive con la madre. «È una storia di ordinaria rigida burocrazia: basterebbe affidarsi al buon senso e mettere da parte i bolli», spiega il sindaco Stefano Rizzoli.