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«Come rendere il fisco a misura di famiglia»

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Al quinto congresso dell’Anfn, il presidente Mario Sberna torna a chiedere equità: «Basta penalizzare i più deboli» Disarmante il confronto con le politiche di welfare di alcuni Stati europei • L’Associazione che riunisce i nuclei composti da più di cinque persone: chiesto un valore minimo pro capite non tassabile e l’aiuto agli “incapienti”
di Tommaso Cevoli
Tratto da Avvenire dell'1 agosto 2010

Si parla tanto di società a misu­ra di famiglia, ma nei fatti gli slo­gan vengono disattesi quando non propriamente calpestati. Un e­sempio? Da quando è attivo il decre­to Ronchi, per lo Stato in una fami­glia di sei persone uno ha «diritto» di fare la doccia, mentre gli altri cinque quando si lavano sprecano acqua. «Lo dicono le tasse che paghiamo, al­tro che esagerazione» puntualizza Mario Sberna. Il 49enne bresciano, presidente dell’Associazione nazio­nale famiglie numerose (Anfn), alza la voce e lo fa a nome delle 60mila persone rappresentate dall’Anfn, un esercito colorato, vitale e chiassoso che si è riunito al parco Oltremare di Riccione per la V assemblea nazio­nale. Nello spazio di un weekend le famiglie extralarge, ovvero quelle dai tre figli naturali, adottati o affidati in su, si scambiano esperienze, metto­no in comunione gioie e fatiche, mentre i figli più grandi fungono da animatori per i piccini. Quando si parla di tasse, mamma e papà si fan­no più seri. Al centro dell’assemblea 2010 c’è infatti la fiscalità: politiche familiari e welfare. «Un’azione poli­tica che voglia guardare al futuro con lungimiranza, come ha fatto notare papa Benedetto XVI – rilancia Paolo Puglisi – non può non porre la fami­glia al centro della sua attenzione e della sua programmazione».

L’Associazione presenta oggi un suo progetto di legge. Elaborato da un gruppo di studio coordinato da A­lessandro Soprana, responsabile po­litico dell’Anfn, è stato battezzato «Genesi». «Vuol essere l’inizio di una riforma strutturale» spiega Soprana. Vicentino, 58 anni, sposato con Ma­ria, sei figli (il primogenito di 26 an­ni, Francesco – il piccolino – di 11), ha elaborato una proposta com­prensibile e semplice da applicare. «Genesi» riguarda minori e studenti a carico (non oltre il 26° anno di età e non oltre l’età prevista per la con­clusione degli studi). Si riferisce a tut­te le famiglie con figli, dunque non è tarato su misure extralarge. In primo luogo stabilisce che la quota di red­dito che l’Istat indica come povertà reattiva (5. 700 euro pro capite, circa 516 euro il mese, la stessa cifra che i Comuni stabiliscono per l’affida­mento di un bambino) non sia tas­sabile. Secondo, lo Stato deve inter­venire per i nuclei che non dispon­gono di tale quota vitale. «Introdu­cendo poi il rimborso per gli “inca­pienti” – è il terzo punto – lo Stato dà un segnale anche ai nuclei che di­ventano a rischio in caso di nascite ed elimina le odiose discriminanti e­conomiche nei confronti delle cop­pie che desiderano avere figli».

I cittadini devono ricevere un’istru­zione che determini il progresso mo­rale e materiale del singolo, della so­cietà e del Paese? Questa buona in­tenzione non venga disattesa dal si­stema sociale. Gli esempi si spreca­no. I 100 euro il mese di detrazione, voluti dal ministro Bindi, non sono goduti dalle mamme con un lavoro part time. I figli nelle detrazioni val­gono un coefficiente pari a 0, 33 men­tre quando è ora di pagare tasse il coefficiente diventa 1 o più. Per non parlare della tariffa sociale che pre­mia oltremisura i single: a Brescia ad esempio pagano 0, 50 euro al metro cubo per l’acqua, mentre Sberna sborsa 1, 35 nonostante sia padre di sei figli di cui gli ultimi due (Ema­nuele, 6 anni, e Sergio, 4) in affido. «Basta con la storia che le risorse non ci sono – tuona Sberna –; vanno so­lo ridistribuite, perché non vengano penalizzati sempre i più deboli».

Il confronto con l’Europa poi è di­sarmante, assicura Paolo Puglisi, informatico di Pisa, sposato con Lau­ra, 4 figli. «La Francia ha introdotto il quoziente familiare, la Germania prevede robuste detrazioni e altret­tanto significativi rimborsi». Imitata peraltro dall’Olanda, mentre in Sve­zia e Danimarca queste due voci so­no talmente importanti che famiglie dai tre figli in su non pagano impo­ste di reddito.




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