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Da qualche settimana si è concluso il campionato mondiale di calcio in Sudafrica e soltanto ora ci giunge una notizia alquanto bizzarra. I calciatori della nazionale nordcoreana sono stati pubblicamente puniti perché hanno perso le tre partite del loro girone di ferro composto dal Brasile, Portogallo e Costa d'Avorio.
Probabilmente i dirigenti sportivi e politici della Corea del Nord non hanno digerito la pesante sconfitta subita dalla nazionale asiatica contro il Portogallo, un sonante 7 a 0 che ha fatto imbufalire Kim Jong -Il. Ricordo quella sconfitta, commentando con mia figlia prevedevamo una dura punizione per i poveri malcapitati giocatori coreani. Puntualmente è accaduto. Leggo la notizia dal quotidiano Repubblica del 28 luglio, che a sua volta riferisce da "Radio Free Asia".
Davanti a una folla, naturalmente ben addomesticata che insulta i calciatori rinfacciandogli le sconfitte, è stata organizzata una specie di "gogna raffinata, una tortura psicologica che non ha avuto bisogno di staffe di legno o di collari in ferro di ispirazione medievale. Una sosta interminabile, lunga sei ore: i giocatori della nazionale nordcoreana reduci dal Mondiale, fermi, in piedi su un palco allestito al Palazzo della Cultura popolare". Continua il cronista di Repubblica, "Gli unici a salvarsi Jong Tae-se (la stella, chi non ricorda il pianto a dirotto durante l'inno) e An Yong-hak, rientrati direttamente in Giappone. Ancora peggio per il tecnico il ct Kim Jong-Hun, mandato a lavorare in un cantiere edile della capitale Pyongyang. Povero ct, in fondo alla Corea del Nord non si poteva certo chiedere di entrare nelle prime quattro. E per fortuna che in occidente i metodi sono più morbidi, caso contrario Marcello Lippi sarebbe stato fortunato a cavarsela con qualche impiego nell'agricoltura". (Luigi Panella, Disfatta al Mondiale. Calciatori alla gogna, 28. 7. 2010 Repubblica)
E invece perché non prevedere per i nostri calciatori, non dico la gogna raffinata come per i calciatori coreani, ma una buona dose di riduzione dei loro lauti stipendi e magari un ridimensionamento delle loro stupide pretese.
La trasferta in Sudafrica della Corea del Nord non era iniziata nei miglior modi, pare che quattro giocatori erano fuggiti e per questo gli allenamenti erano blindati.
Qualcosa di simile era successo ai mondiali del 1966 in Inghilterra, nonostante qui i coreani avevano fatto un gran figurone, ricordate Pak Do Ik che aveva battuto gli azzurri per 1 a 0. La Corea del Nord é arrivata ai quarti, si è dovuta piegare al grande Portogallo di Eusebio, dopo che era in vantaggio di tre reti. In un Paese normale sarebbe stata un'impresa eroica ma in uno Stato comunista diventa una disfatta.
Al ritorno in patria i calciatori che avevano battuto l'Italia come 'premio' furono deportati nei campi di lavoro per curare l'atteggiamento da 'borghesi decadenti', soltanto perché la squadra si era permessa di mangiare una pizza in un locale notturno inglese. Si salvò solo l'autore del gol, Pak Do Ik, rimasto in albergo per un attacco di gastrite. Per la cronaca Kim Jong-Il non è responsabile dei fatti del '66, all'epoca era poco più di un bambino. I provvedimenti li prese Kim Il-Sung, suo padre. E' proprio il caso di dirlo, buon sangue non mente.