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Gli irriducibili del gulag cubano

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Civiltà )( BarbarieDieci dissidenti rifiutano l’esilio in Spagna, vogliono far uscire l’isola dalla sua “lugubre oscurità” e dalle loro celle disumane annunciano: “Libertà o morte”. Sono poeti, economisti, pescatori e semplici librai
Tratto da Il Foglio del 20 luglio 2010

Roma. “Sarà libertà o moriremo”, esclama il dissidente Julian Moné Borrero, membro del Movimento cattolico Giovanni Paolo II. Sono dieci gli irriducibili dissidenti che non hanno accettato di lasciare Cuba alla volta dell’esilio spagnolo dopo la mediazione della chiesa cattolica. Questi prigionieri considerano la diaspora come una sconfitta e vogliono che il regime di Castro liberi i detenuti politici senza condizioni. Come hanno raccontato i compagni di prigionia riparati a Madrid, chi ha deciso di restare continua la lotta in “celle disumane”, dice Ricardo Gonzalez. “Sovraffollamento, perdite dalle fogne, celle dove i prigionieri devono defecare in un buco nello stesso luogo dove dormono. Si convive con ratti, scarafaggi, scorpioni e, detto chiaramente, con gli escrementi”. Sono stati rinchiusi per mesi con la luce accesa tutto il giorno, mentre Lester Gonzalez è stato confinato in un cubicolo di due metri senza luce. “Dal lunedi al venerdi mi portavano fuori solo un momento al giorno perché vedessi la luce”, ha detto il dissidente. Le situazioni disumane nelle carceri, hanno denunciato Pablo Pacheco e Normando Hernando, generano apatia tra i carcerati che “si feriscono da soli o si tolgono la vita”.

In cima alla lista dei duri c’è il dottor Oscar Biscet, che dopo dieci mesi di torture e di isolamento nel carcere “Cuba Sì” è arrivato a non avere più un solo dente. Assieme a Guillermo Fariñas, psicologo e giornalista indipendente in fin di vita, Biscet è il massimo prigioniero politico di Cuba. Lo chiamano “il dottore”, con l’affettuoso rispetto che si deve a chi sta pagando di persona per le idee di tutti. Con la sua Fondazione Lawton per i diritti umani, Biscet si è battuto pubblicamente contro l’aborto coatto e la pena di morte. “Se il regime comunista non rispetta i miei diritti civili e le mie libertà, come può chiedermi di rispettare le leggi?”, ha detto Pedro Moràn rifiutando l’esilio. Condannato per l’“affronto” di aver passato alla stampa informazioni sugli abusi dei diritti umani, il dissidente si rifiuta di indossare la divisa dei carcerati. Molti di questi irriducibili sono stati bollati come “agenti della Cia”. Un’accusa che li accomuna alla prima leva di dissidenti, come il poeta Heberto Padilla, il leader operaio David Salvador o il capo studentesco Porfirio Ramirez, fucilato da Castro.

Noto medico attivista per i diritti umani, José Daniel Ferrer ha documentato l’uso della tortura a Cuba e denunciato le condizioni in cui versano gli ospedali. Essere un economista indipendente all’Avana è forse la peggiore eresia. E’ quanto è successo ad Arnaldo Ramos Lauzerique, legato a Marta Beatriz Roque, la dama di ferro dell’opposizione, e con lei coautore della bibbia della dissidenza “La Patria es de Todos”. In carcere Ivàn Hernàndez Carrillo ci è finito per aver “dissacrato un’immagine di Fidel Castro”. Ha poi messo su una libreria indipendente, dove si trovano i testi banditi dal regime.

La “colpa” dell’irriducibile Fidel Suarez Cruz è stata quella di aver pescato nel posto sbagliato. Un gesto di disobbedienza civile che gli è costato venticinque anni di carcere. Non se ne andrà in Spagna il poeta Iglesias Ramirez, che finì sotto l’attenzione della polizia perché amava ascoltare i Rolling Stones. Poi la militanza nel Progetto Varela, che vuole la democratizzazione di Cuba. Una delle poesie di Ramirez è il simbolo della sofferenza di questi eroi dimenticati: “Poiché il sole ultimamente arriva di malavoglia. Poiché la luna non passa più di qui. Perché i miei polmoni affogano”. Poeta era anche lo studente Pedro Luis Boitel, che nel 1972 morì in cella per lo sciopero della fame dopo aver combattuto prima contro la dittatura di Batista e poi contro quella di Castro. Nel movimento intitolato a Boitel oggi milita un altro irriducibile, Osvaldo Gonzàlez Montesinos, che si è visto incrementare la pena dopo che ha fatto uscire dal carcere una lettera di denuncia: “I nostri governanti sono determinati a mantenere Cuba in una lugubre oscurità”.




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