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*Solennità di S. Clelia Barbieri -2010

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Mons. Carlo CaffarraOmelia per la Solennità di S. Clelia Barbieri, patrona dei catechisti dell'Emilia Romagna, tenuta nel Santuario di S. Maria delle Budrie il 13 luglio 2010 da Mons. Carlo Caffarra (arcivescovo di Bologna)

Tratto dal sito della Chiesa di Bologna

1. «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra…”. Cari fedeli, ogni Santo nasconde in sé il mistero di un rapporto col Signore difficilmente comprensibile.

La lode che Gesù eleva al Padre scopre, per così dire, il cuore di Clelia: ella ha ricevuto la rivelazione di «quelle cose» che il Signore del cielo e della terra tiene nascoste ai sapienti e agli intelligenti, e rivela ai piccoli. Quali cose? Il mistero stesso della vita intima di Dio. La conoscenza del Padre, che solo il Figlio possiede, è stata comunicata a Clelia.

Questa comunicazione, cari fedeli, è, dal punto di vista di Dio, l’atto con cui rivela Se stesso ed il suo progetto di salvezza; dal punto di vista dell’uomo, è l’obbediente ascolto della fede. La fede pertanto innesta nella nostra ragione la conoscenza stessa che Gesù ha del Padre. E come avviene con ogni innesto, la nostra ragione diventa capace di produrre frutti di conoscenza sovraumani.

Nella vita di S. Clelia c’è stato un momento speciale durante il quale ella è stata gratificata di una particolare comunicazione divina, durante la S. Messa della domenica di sessagesima il 31 gennaio 1869. Ed all’interno di questa grande esperienza ciò che Clelia sente è la sua miseria.

Cari fedeli, la fede in quanto assenso alla Parola di Dio che la Chiesa ci trasmette, è ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno. Senza di essa, infatti, noi viviamo fuori dalla realtà, in larga misura, poiché non la conosciamo come Dio stesso la conosce. La fede è il principio della vera vita.

S. Clelia ricevette in tale grado il dono della scienza della fede, da venire in possesso anche della capacità di insegnarla. La raffigurazione più nota della Santa la mostra nell’atto di insegnare la scienza della fede, e non a caso è la patrona dei catechisti.

«Ci sono grandi dotti, grandi specialisti, grandi teologi, maestri di fede, che ci hanno insegnato molte cose. Sono penetrati nei dettagli della Sacra Scrittura…ma non hanno potuto vedere il mistero stesso, il vero nucleo…L’essenziale è rimasto nascosto! Invece, ci sono anche nel nostro tempo i piccoli che hanno conosciuto tale mistero. Pensiamo a S. Bernardetta Soubirous; a S. Teresa di Lisieux, con la sua nuova lettura della Bibbia “non scientifica”, ma che entra nel cuore della Sacra Scrittura» [Benedetto XVI, Omelia S. Messa con i membri della CTI, 1 dicembre 2009].

2. Vorrei ora affidare alla vostra attenzione un’altra considerazione.

S. Clelia, nata il 13 febbraio 1847 e morta il 13 luglio 1870, visse in uno dei periodi più travagliati della storia della nostra nazione e della vita della Chiesa. Nessuno, all’infuori della ristretta schiera di amici, la conosceva. Per il mondo, dai luoghi dove si discuteva delle sorti dell’Europa Clelia era ignorata ed assente.

Cari amici, vi dicevo poc’anzi che chi non crede vive in larga misura fuori della realtà, poiché non possiede lo sguardo di Dio sulla realtà. Chi era più grande agli occhi di Dio Clelia o Napoleone III? a chi fu partecipata la conoscenza che il Figlio ha del Padre, a Clelia o a Cavour? Noi questa sera celebriamo la vera grandezza della persona umana che è misurata non davanti agli uomini ma davanti a Dio.

E la vita della Chiesa durante gli anni suddetti donde ha tratto la linfa della sua vita? quali radici l’hanno nutrita? ancora una volta i suoi santi: Clelia era contemporanea del S. Curato d’Ars, di S. Bernardetta Soubirous, del Beato Baccilieri, del Servo di Dio don Guaraldi, per citarne solo alcuni.

Cari amici: noi non valiamo nella misura in cui siamo valutati dagli uomini, ma da Dio stesso. Tutto il resto è fumo che si disperde presto. Noi questa sera celebriamo la vera grandezza della persona: la santità.

Ed, in fondo, la Chiesa, questa Chiesa di Dio in Bologna, non rifiorirà migliorando solamente le proprie strutture di partecipazione o non, ma soprattutto crescendo nella santità; rifiorirà quanto più la fede in Cristo diventerà la sostanza stessa della nostra vita.




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