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L’ Eucaristia è il polo attorno al quale la ragazza delle Budrie ha costruito tutta la sua vita spirituale
di Antonio Dall’Osto
Tratto da Avvenire - Bologna 7 di domenica 11 luglio 2010
Eucaristia è il polo luminoso attorno a cui Clelia ha costruito tutta la sua vita spirituale. Il suo esempio oggi parla a noi e ci invita a imitarla. L’amore verso Gesù nell’Eucaristia compare in Clelia fin dalla sua infanzia. Lo imparò partecipando assiduamente alla vita della parrocchia e ascoltando le esortazioni del suo santo parroco. Già all’età di undici anni si riscontra in lei una consapevolezza fuori del comune.
Ce lo conferma suor Imelde Becattini che nel breve opuscolo dedicato alle Memorie relative all’Istituto delle Minime dell’Addolorata riporta questo toccante episodio: «Di undici anni con grande preparazione fece la prima comunione, lasciando edificati quanti l’ammirarono. La sera prima del giorno solenne, con grande umiltà e con la lacrime agli occhi, s’inginocchiò davanti alla propria madre chiedendole perdono e, promettendole di volerla sempre obbedire, implorò la sua benedizione. Non vedeva l’ora che spuntasse il giorno per accostarsi alla sacra mensa e meditava il grande dono che era per farle il Signore e andava ripetendo: un Dio a me, un Dio a me, a me così miserabile». «Nel ricevere il divin Sacramento si sentì crescere il desiderio di farsi santa e concepì una viva brama di far del bene alle fanciulle perché esse per tempo cominciassero a menare una vita cara a Gesù». In quel giorno Clelia fu come trapassata da un raggio interiore che le ferì l’animo e segnò l’inizio di una rapida crescita spirituale. Memorabile fu l’esperienza mistica vissuta durante la Messa, la domenica di Sessagesima, il 31 gennaio del 1869 quando si sentì ispirata a scrivere quel capolavoro spirituale che è la sua lettera allo Sposo Gesù, conosciuta nell’istituto da lei fondato, come il «memoriale» di Madre Clelia. Un altro momento forte di questo ardente amore all’Eucaristia fu quello del Giovedì Santo 1869, quando, per imitare il gesto di Gesù, volle rivivere l’esperienza del Cenacolo lavando i piedi a dodici ragazze di 16-17 anni, e consumare poi con loro una specie di cena a base di radicchi e una bevanda amara con erbe bollite, che somministrò a tutte dentro bicchieri a forma di calice. Luciano Gherardi, uno dei suoi più attenti biografi, scrive: «Siamo ricondotti alla fonte della santità e del servizio di Madre Clelia, l’Eucaristia. Allora era più vissuta che parlata. Il Santissimo Sacramento permeava la vita. Dire Eucaristia non era solo una tesi del teologo, ma un dato dell’esperienza nelle forme e nei modi dell’epoca. L’atmosfera del villaggio recava questo segno in privato e in pubblico. La settimana culminava nell’Eucaristia domenicale, che si rifletteva su tutta la realtà. Che festa per il Corpus Domini con l’Eucaristia portata in trionfo sulle vie, sugli argini, sulle piazze! Per le Quarantore c’erano usanze tipiche per ogni paese, e l’altare delle umili pievi diventava trono e arco trionfale al mite re di gloria. Ma anche la storia dell’uomo: nascere, morire, sposarsi, partire, ammalarsi, guarire... tutto portava questa impronta. Un viatico era un piccolo Corpus Domini. Una prima messa faceva storia».
Clelia è vissuta in questa atmosfera, ne ha impregnata l’anima così che l’Eucaristia è diventata poi il cuore pulsante della sua piccola comunità nascente. E non poteva esserci iniziativa più bella, dopo la sua morte, di trasformare la cameretta del trapasso - dove lei è andata incontro allo Sposo Gesù - in una cappella dove è conservata l’Eucaristia e dove i pellegrini amano fermarsi per qualche istante a pregare in raccolta adorazione. L’amore all’Eucaristia di Clelia è diventato una specie di testamento spirituale che ha lasciato a tutti i suoi devoti. Non si può infatti amare Santa Clelia se non si ama Gesù nell’Eucaristia. Oggi tocca a noi imitarla.
di Michela Conficconi
Insieme alle Case della congregazione in terra di missione, si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo il fascino di Santa Clelia Barbieri. Ne sono testimonianza lettere, mail e pure telefonate che sempre più frequentemente arrivano alle religiose al santuario delle Budrie dai più disparati Paesi sparsi in tutti i continenti: Corea, Brasile, Stati Uniti, Canada, Irlanda, Polonia, Filippine. In esse si loda Dio per il dono di un carisma semplice e affascinante come quello della Santa e si chiede l’invio di santini, depliant, materiale meditativo, di approfondimento e, quasi sempre, di reliquie per la devozione personale o di intere comunità. Leandro Jose, 23 anni, ha conosciuto Clelia con una ricerca sui Internet relativa ai «testimoni del nostro tempo», ed è interessato ad approfondire la sua spiritualità. Scrive dalle Filippine il 21 marzo: «Sono veramente grato di avere incontrato la sua vita, esempio di fede e dedizione da dare a Cristo e al prossimo», e ora desidera «venerare, portare agli ammalati e agli altri questa vita tutta conformata a Cristo nell’abbandono alla Provvidenza in costante unione con Dio». Don Carlos Neron Romero, sacerdote di Madrid, cappellano delle religiose, ha inviato una lettera appena pochi giorni fa, chiedendo una reliquia per «la devozione particolare che ho verso Santa Clelia Barbieri. È da tempo che sono interessato a lei». Il segretario della pastorale laicale dell’arcidiocesi di Guayaquil, in Ecuador, il 12 gennaio chiede opuscoli e biografia «per far conoscere questo esempio di fedeltà a Cristo e alla Chiesa». Per la catechesi dei giovani desidera materiale sulla patrona dei catechisti padre Anthony Ho, dall’arcidiocesi di Vancover, in Canada: «Mi piace raccontare ai giovani storie dei santi e servirmi delle sacre reliquie per benedirli». Sempre dal Canada un laico, Francis Casas: «Mi ha emozionato conoscere qualcosa di Clelia. Ammiro il suo amore e la sua devozione a Dio: è di grande ispirazione». Ancora dalle Filippine il seminarista Amiel Alvarez: «Ho sentito un certo senso di vergogna nel constatare come una giovane senza istruzione sia riuscita a coltivare un così grande amore per il Signore. Mi sono accorto che una persona come me per amare il Signore non ha bisogno di tante sottili filosofie. Come santa Clelia posso amare in maniera ragionevole Dio senza tutto questo filosofare». Da Porto Alegre (Brasile): «Sono don Fabiano e sono il presidente di un’associazione di sacerdoti e seminaristi che svolgono un bel progetto di evangelizzazione, aiutando anche tanti ragazzi poveri e bisognosi. Desidererei una reliquia di santa Clelia per divulgarne la conoscenza. Questa santa è nei nostri cuori e ci aiuterà nella nostra vocazione alla santità». Sempre dal Brasile, ma da San Paolo: «Non mi stanco di dire a tutti che la vostra congregazione è un dono di amore per il mondo, un’opera santa di angeli umani che innalzano il mondo con il profumo della santità di Clelia. Sto cercando di far conoscere la vostra congregazione in modo più forte per mezzo della radio e tv».
Commenta suor Vincenzina, delle Minime: «Madre Clelia fa breccia ieri come oggi nel cuore delle persone perché è una santa semplice. Oltre che modello di vita è presenza consolante e aiuto nelle prove della vita. Non si contano le richieste di preghiere per sua la sua intercessione che pervengono al Santuario in merito ad ogni genere di situazione di sofferenza e solitudine».