La coppia era già stata arrestata nel dicembre 2008
Tratto da Avvenire del 9 marzo 2010
Condannati a 25 anni di carcere per avere toccato una copia del Corano senza essersi lavati le mani.
Con questa accusa, attuata secondo la modalità tipica in Pakistan della cosiddetta «Legge anti-blasfemia», ovvero con una denuncia basata sulla sola testimonianza di islamici che porta automaticamente al fermo e a successive indagini quasi sempre coronate da una condanna, Munir Masih e la moglie Ruqqiya Bibi sono stati nuovamente separati e imprigionati dopo il rilascio su cauzione in gennaio.
Erano stati arrestati nel dicembre 2008 per la testimonianza di un gruppo di vicini musulmani che li avrebbe visti «contaminare» il Corano toccandolo «senza essersi lavati le mani». Le indagini, avviate sotto la pressione di facinorosi e leader religiosi, portarono all’accusa di blasfemia e all’arresto. Come riporta il Centro per l’assistenza legale e la conciliazione (Claas), che in Pakistan si occupa di garantire una tutela legale ai poveri e agli emarginati, vi sono state diverse segnalazioni di poliziotti pagati per scoprire «nuove prove» e giustificare la sentenza, contro cui il Centro intende appellarsi alla Corte Suprema della provincia del Punjab.
Negli ultimi due mesi vi sono state altre due condanne di cristiani per blasfemia. La prima, l’11 gennaio, con l’ergastolo al 26enne Imran Masih per avere bruciato alcuni versi del Corano e un libro in lingua araba con il fine di «fomentare odio interreligioso e colpire i musulmani». Il 25 febbraio, un tribunale di Karachi ha condannato Qamar David al carcere a vita per avere turbato i sentimenti degli islamici inviando Sms di contenuto blasfemo. (S. V. )
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