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*Il Lazio non era sanabile

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Tratto da Il Riformista del 9 marzo 2010

Come finirà, per essere onesti, nessuno lo sa. La battaglia giudiziaria continua. E a questo punto è probabile che proseguirà anche dopo il voto.

Ma quello che è chiaro è che il decretino del governo è stato sonoramente bocciato dal Tar del Lazio, il quale ha deciso di non applicarlo, di considerarlo cioè del tutto inutile. Primo, perché secondo il Tar la materia elettorale è regolata da una legge regionale (stesso argomento del ricorso alla Consulta presentato della Regione Lazio), e dunque non può essere modificata dal governo centrale.

Secondo, perché per quanto il decreto s'inventasse che basta essere nel palazzo all'ora stabilita per poter presentare la lista, nel palazzo i rappresentanti del Pdl non c'erano proprio, e comunque non si può presumere che ci fosse la documentazione, visto che non l'hanno presentata.

La sentenza del Tar conferma ciò che era evidente a chiunque fosse dotato di buon senso e che il Riformista aveva più volte segnalato: la situazione del Lazio era completamente diversa da quella della Lombardia. Qui il Tar ha accolto il ricorso di Formigoni anche senza l'aiutino del decreto, in Lazio il Tar ha respinto quella della Polverini anche con l'aiutino. Non si poteva e non si doveva confondere con l'imperio della legge le due situazioni, anche politicamente imparagonabili: in Lombardia l'esclusione avrebbe riguardato il candidato e tutto il centrodestra, in Lazio riguarda solo la lista del Pdl nella circoscrizione di Roma, ma non il candidato né il centrodestra. Formigoni e Polverini sulla lista ci saranno entrambi: dunque il diritto di voto è garantito.

Seconda osservazione: la sentenza conferma la correttezza della firma di Napolitano. Il decreto non cambiava le regole a partita in corso, le interpretava. I giudici hanno dunque potuto decidere liberamente su quella interpretazione. La giurisdizione non è stata loro sottratta.

Infine due domande: salvato Formigoni, non sarebbe meglio rinunciare all'impuntatura sul Lazio, che rischia di togliere al Pdl più voti di quanti gliene porterebbe a Roma? Secondo, visto l'esito che ha avuto in Lombardia e quello che ha avuto in Lazio, non è che il decretino l'ha scritto Maroni?


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