Cristo risorto Medaglia miracolosa
Davide.it ACCESSO FILTRATO A INTERNET

Avviso ai naviganti

Questo non è il sito della
Associazione Culturale
il Mascellaro
.
Per andarci, cliccare
sull'albero qui sotto.

Come diventa santo un «noto comunista»

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampa

di Riccardo Paradisi
Tratto da cronache di Liberal del 9 marzo 2010

Il presidente della Repubblica è solo. E non è una solitudine beata la sua. In questi giorni di passione per la politica italiana successivi al pasticcio della presentazione delle liste del Pdl a Roma e in Lombardia Giorgio Napolitano è stato oggetto di una pressione convergente che come una tenaglia ha stretto il Colle da destra e da sinistra.

Già all'indomani delle irregolarità registrate nel Lazio e in Lombardia gli attori politici in campo avevano cominciato a fronteggiarsi a suon di anatemi e reciproche accuse di golpismo. La destra ha addirittura fatto ricorso alla piazza per esercitare un'indebita pressione sugli organi giudicanti e lo stesso presidente del Consiglio, per far capire l'aria che tirava, non esitava a dichiarare che avrebbe avuto difficoltà a tener buona la sua massa critica che rischiava d'essere espropriata del diritto di voto. Da subito s'era dunque cominciata a prefigurare l'ipotesi di un decreto che potesse sanare la situazione, decreto che di fronte alle eventuali reciproche delegittimazioni politiche e a elezioni che in due regioni chiave del Paese si sarebbero potute svolgere senza la partecipazione del partito di maggioranza relativa, appariva come il male minore. Definizione usata sia dall'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato sia dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Napolitano è stato subito coinvolto, trascinato in questa partita, tirato per la giacca già ampiamente strattonata. È arrivato così a firmare il decreto di reinterpretazione del regolamento per la presentazione delle liste dopo che giovedì Berlusconi aveva chiesto un provvedimento ancora più radicale, dove il premier pretendeva che le regole del gioco venissero retrospettivamente modificate. La soluzione firmata dal Colle è un "compromesso" come ha precisato lo stesso presidente Napolitano che evita da un lato l'esclusione delle due liste del centrodestra e quindi salvaguarda il diritto dei cittadini di scegliere attraverso il voto fra schieramenti e programmi diversi in Lombardia e nel Lazio e dall'altro non calpesta le norme da rispettare. Per arrivare a individuare e percorrere questa via mediana però si è arrivati a sfiorare la collisione istituzionale. Ora che la destra ha ottenuto il suo scopo nei confronti del presidente della Repubblica l'atteggiamento è repentinamente mutato. Ora Napolitano diventa un garante, una figura essenziale per l'equilibrio delle istituzioni. Il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa manifesta apprezzamento per la scelta del Quirinale e dice che «sulla vicenda c'è stata una collaborazione istituzionale al massimo livello». E le tensioni registrate? «Noi vivevamo lo stress di un'autentica caccia scattata ai danni delle nostre liste, il capo dello Stato era reduce da un faticoso viaggio all'estero», minimizza La Russa. Dichiarazioni di distensione che arrivano subito dopo che il centrodestra aveva esercitato una pressione fortissima sul Colle come era già capitato per il lodo Alfano prima ancora nel caso di Eluana Englaro. Una dichiarazione moderata peraltro quella di La Russa rispetto a chi nel centrodestra passa addirittura al contrattacco: come il Giornale che accusa la sinistra di avere truffato e ora di fare la vittima. Nessuna autocritica ovviamente sui marchiani errori nel presentare le liste, soprattutto nel Lazio. Errori censurati con forza anche dalla Lega nel centrodestra. Ma non è solo al destra a strapazzare la giacca di Napolitano. Puntuale arriva anche l'attacco dell'ala giustizialista e radicale dell'opposizione. Per aver firmato il decreto Napolitano viene investito soprattutto dall'Idv di Antonio di Pietro: «È un arbitro che abdica al suo ruolo», dice l'ex Pm.

In questo si inserisce anche l'ambiguità del Pd che sabato prossimo andrà in piazza contro il decreto ma non contro Napolitano che sarebbe stato costretto a firmarlo «in questa situazione Napolitano è stato una vittima al pari dei cittadini italiani», dice Piero Fassino che non fa esattamente un complimento a Napolitano. Insomma a parte l'Idv, coerente nella sua tetragona inclinazione a radicalizzare sullo scontro politico e ad attaccare il Colle, ognuno interpreta a usum delphini la linea di condotta del presidente della repubblica. Che invece ha perseguito la strada della giusta misura non mancando nelle sue riflessioni di bacchettare, per chi sa leggere tra le righe, sia la destra che la sinistra, incapaci d'uscire dall'impiccio. «Certo sarebbe stato opportuno un accordo bipartisan - dice il presidente - ma fa notare quanto ciò sia difficile ancor più in clima elettorale». Un riferimento sia all'ostinazione della destra sia all'indisponibilità della sinistra a trovare un accordo soddisfacente, soggiacendo alla tentazione di mettere in mora la maggioranza e creargli le maggiori difficoltà possibili. Tradotto l'accordo con il Pd, nemmeno cercato dal Pdl, non sarebbe passato. «Un effettivo senso di responsabilità - continua Napolitano - dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri», i riferimenti a Berlusconi e al teso incontro di giovedì scorso sono abbastanza espliciti. Meglio sarebbe stato ovviamente tenere fuori il presidente della Repubblica, non coinvolgerlo in vicende che non lo riguardano - come nota il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, perché il decreto salvaliste è stato fatto dal Governo - non dal Presidente della Repubblica che si è limitato a firmarlo. Invece si è arrivati di nuovo al muro contro muro tra chi da un lato sbaglia e poi vuole la sanatoria e il condono dall'altra chi immaginava che in Lombardia e nel Lazio si dovessero celebrare le elezioni senza liste concorrenti. La presidenza della Repubblica è ancora in grado di fare l'arbitro. Ma sembra rimasta sola, tra quelli che una volta si chiamavano i poteri terzi. E soli, in questi casi, alla lunga ci si logora.




I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori.
Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari.

Tutto il materiale presente su miradouro.it, mascellaro.it, mascellaro.eu è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d'uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di comunicarcelo via e-mail (nella sezione "Contattaci") attestando le sue dichiarazioni comprovate.

Quanto pubblicato in queste pagine e che non competa il nostro ingegno, è dichiarato nella voce "tratto da" o "fonte" presente in testa al contributo proposto o al piede.

Seguite il Miradouro su Twitter

Premium Drupal Themes by Adaptivethemes