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*Incontri con Gesù: Gesù incontra Maria di Magdala

Incontri con Gesù di Tommaso Stenico



Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,11-18)

«Maria invece stava all'esterno e piangeva.
Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduto l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”.
Rispose loro: ”Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide che Gesù stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù.
Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”.
Essa, pensando che fosse il custode del giardino gli disse: “Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!” Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!” che significa Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo dal Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.
Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto».


Ambientazione storico - biblica
Chi era Maria di Magdala?
Magdala è una cittadina posta sulla costa occidentale del lago di Tiberiade. Dal Medioevo si tramanda la seguente storia: Maria, nata nel 3 d.c. e morta nel 63 d.c., sarebbe sbarcata a Marsiglia, rimasta in penitenza in un eremo solitario delle montagne di Saint Baume per 30 anni e il suo corpo, poi, custodito in Borgogna.
Nella chiesa però la sua immagine è stata così “distorta” che è difficile identificarla.
In nessun brano dei Vangeli è scritto che la Maddalena fosse una prostituta, né lo troviamo attestato nella prima letteratura cristiana: niente di ciò è storicamente provato.
Purtroppo, nella storia dell'esegesi biblica, la sua identità è stata travisata: Maria di Magdala, piuttosto che emergere come discepola fedele, è stata confusa con la peccatrice del vangelo di Lc 7,36-50, ed è stata poi “resa prostituta” da secoli di letteratura varia, da tante rappresentazioni artistiche e da numerose omelie.
Fu identificata anche con Maria di Betania, sorella di Lazzaro.
La chiesa orientale, in realtà, ha sempre distinto le tre donne.
Fu invece la chiesa latina ad accomunarle nella liturgia: l'identificazione forse è stata facilitata dal nome Maria, comune almeno a due e dalla sentenza di S. Gregorio Magno, che vide indicata in tutti i passi evangelici la stessa donna.
I Padri della chiesa non sapevano niente di lei come prostituta e solo la ricordano come un’importante testimone della resurrezione.
Oggi il calendario la distingue dalle altre due donne e commemora Santa Maria Maddalena il 22 di Luglio, come colei che seguì il Maestro, dalla Galilea alla Giudea e che pare morì a Efeso, secondo una tradizione greca.
Ma che ci dice di lei il Vangelo?
Aveva seguito Gesù dalla Galilea (Mc 15,40-41; Lc 8,2) fin dal principio della sua predicazione. Gesù la sana dai “7 demoni”, espressione che non significa che la donna fosse peccatrice, quanto malata.
Tutti i vangeli sono concordi sulla sua presenza nel momento della crocifissione e della sepoltura di Gesù.
In Gv 19,25 la troviamo, insieme a Maria ed al discepolo amato, ai piedi della croce; secondo i sinottici, invece, segue Gesù da lontano (Mc 15,40-41; Mt 27,55-56).
Il vangelo di Luca ci parla delle donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea (Lc 23,49; 24,9-10; 8,2).
I vangeli menzionano quindi Maria di Magdala in primo luogo al sepolcro, quando le donne scoprono la tomba vuota (Mc 16,1;
Mt 28,1; Lc 24,10; Gv 20,1-2).
Maria è presentata come la prima cui fu dato il privilegio di vedere il Signore risorto e parlare con lui (Mc 16,9; Gv 20,11). E' anche l'unica persona che appare, negli eventi pasquali, in tutti i vangeli: quindi, nella prima tradizione cristiana, non esiste in merito alla sua presenza alcun dubbio. Infatti, nella liturgia della domenica di Pasqua, la chiesa la nomina esplicitamente, nella sequenza che si legge prima del Vangelo: «Raccontaci Maria, che hai visto sulla via?».
Nel N.T appaiono molte Marie (Maria la madre di Gesù, Maria di Magdala, Maria di Betania, Maria la moglie di Cleofa, Maria la madre di S. Giacomo il minore) e varie donne senza nome (come la donna che unge Gesù in Mc 14,3-9 o la peccatrice di Lc 7,36-50 e Gv 8,1-11) e forse questo può essere uno dei motivi che portò gli esegeti ad un errore.
Una delle cause può essere anche la secolare svalutazione della donna o l'uso che i vangeli gnostici fecero in particolare del testo della Maddalena, che giunse ad essere considerata la testimone più notevole dell'insegnamento di Gesù risorto.
Quindi, una delle ragioni per cui si emarginò questa figura femminile, può essere stata la paura della nascente chiesa di identificarsi con idee eretiche.
I testi extracanonici, come I vangeli apocrifi di Tommaso o Filippo, lasciano intravedere l'importanza data alla figura della Maddalena nella prima tradizione cristiana. Si arriva infatti a definirla “apostola degli apostoli”.
Cerchiamo ora di studiare più da vicino il personaggio per delinearne i tratti più espressivi e poter rintracciare la sua vera identità.

Brani paralleli dei vangeli sinottici ed esegesi di Gv 20,11-18
Tentiamo ora di fare un confronto generale tra il vangelo di Giovanni e i sinottici, quando trattano dell'episodio del ritrovamento della tomba vuota, in cui è implicato il nostro personaggio.
Il quarto vangelo, come i sinottici, narra questo episodio.
Si possono notare convergenze ma anche divergenze, perfino tra i sinottici stessi.
Tutti concordano che il giorno dopo il sabato, presso la tomba, è avvenuto qualcosa di particolare, fuori dell'ordinario.
Le protagoniste sono proprio loro, le donne o... almeno una, che è la nostra Maria di Magdala.
Si pensa che il fatto sia accaduto di prima mattina; tutti i vangeli riferiscono inoltre che la pietra era fuori posto.
Matteo ci parla dell'incontro con un essere celeste che si trova seduto proprio sulla pietra rotolata, Marco e Giovanni dicono che l'incontro è nel sepolcro.
Luca invece narra di «due uomini in vesti sfolgoranti».
Gli angeli parlano, però la versione giovannea è diversa da quella dei sinottici.
Tra l'apparizione degli angeli e quella di Gesù ci sono poi differenze, ma anche contatti: tutte sono apparizioni celesti e danno un'interpretazione divina dei fatti.
In Matteo gli angeli e Gesù affidano alle donne lo stesso incarico. Le donne, inoltre, tranne che in Marco - dove tacciono per paura - vanno a riferire ai discepoli l'esperienza vissuta; Luca ci dice che trasmettono l'annunzio ma non sono credute.
Giovanni e Matteo non si pronunciano al riguardo. Un'altra convergenza: tutti danno l'informazione del luogo dove si recherà Gesù, ma mentre i sinottici sono concordi sulla Galilea, Giovanni parla di ritorno presso il Padre.
In Matteo l'apparizione di Gesù è secondaria rispetto a quella degli angeli, non così nel testo giovanneo. Dobbiamo notare che Giovanni è un evangelista che si può situare al termine di un lungo cammino di trasmissione, quindi si pensa che possa inserire tutte le varianti. Nel quarto vangelo gli angeli non hanno un annunzio specifico da recare: fanno domande, ma in ogni modo non danno nessun messaggio e le loro parole coincidono con quelle che poco dopo dice Gesù a Maria.
Piuttosto si pensa che il vangelo di Giovanni dia agli angeli una funzione nella ricerca della donna.
L'incontro di Gesù con Maria, ossia la parte di cui ci interessiamo, ha in realtà un solo vero parallelo in Mt 28,9-10, anche se in quest'ultimo troviamo con lei altre donne.
Sia in Matteo che in Giovanni le donne toccano Gesù.
Il vangelo di Giovanni è quindi più originale rispetto ai sinottici nel trattare il racconto: ciò fa pensare che si sia riferito a tradizioni preesistenti.
L'incontro di Maria con gli angeli certo era noto, però si pensa che quello del quarto vangelo sia un adattamento di Giovanni e si nota da certi dettagli: Maria che viene presentata come unica interlocutrice, Gesù che dice di dover salire al Padre.
Quindi, riassumendo, i sinottici non sono d'accordo né sul nome né sul numero delle donne testimoni della resurrezione di Gesù, né sull'esperienza che esse hanno avuto.
Alla fine, l'unico punto su cui tutti concordano, è proprio la presenza di Maria di Magdala, particolare quindi importante.
Dobbiamo notare che l'evangelista Giovanni, a differenza degli altri, è molto attento alle reazioni e agli stati d'animo di Maria: ci descrive la sua avventura interiore.
La figura della Maddalena è delineata con tratti attenti e incisivi.
Quella del quarto vangelo è quindi una pagina diversa, che vuole evidenziare il rapporto tutto speciale di Gesù con la donna e che rende Maria protagonista, assieme a Gesù stesso.
Il nostro lavoro si concentra però sul dialogo di Maria con Gesù.
Quindi, assieme ad una piccola presentazione della pericope nel suo complesso, faremo l'esegesi del dialogo stesso.
Il brano è del genere racconto, come per le altre apparizioni di Gesù.
Il materiale usato, come già detto, deve essere preesistente, però rielaborato dall'evangelista. I versetti su cui concentreremo la nostra attenzione sono quelli dall'11 al 18.
Si dice prima (Gv 20,1) che Maria si reca al sepolcro di mattino presto. Si specifica: «mentre era ancora buio».
E' quindi sempre notte, appena terminato il sabato.
Si possono fare due letture di questa sottolineatura: la fretta con cui Maria si muove indica che vuole subito rendere l'ultima testimonianza a Gesù del suo amore. La fretta è causata da questo sentimento profondo per il Maestro ed allora si mette in cammino di notte e da sola.
Occorre però ricordare che nel vangelo di Giovanni si ha sempre il contrasto tra luce e tenebra in senso teologico: la tenebra è ciò che si oppone alla salvezza.
Tutti ormai pensano che la morte abbia vinto e quindi “sono nel buio” e, sul momento, lo è anche la Maddalena: il suo pare un dolore senza speranza, è vittima di un buio interiore poiché non è ancora sorretta dalla luce della fede pasquale.
Sarà però il suo amore per Gesù che la spingerà verso la luce...
Maria, quando giunge alla tomba, vede che la pietra è rimossa.
Da un punto di vista teologico si può leggere tale immagine come la morte che è stata sconfitta, umanamente si legge come furto di un cadavere.
Maria anela a ritrovare il corpo del Maestro ed ora si sente completamente disperata. E' chiusa nel suo senso di perdita che non sembra avere uscita, lo smarrimento è completo!
La scena che ci interessa inizia però al versetto 11.
Maria è in piedi, fuori del sepolcro. Questo fuori può significare quindi che non è ancora giunta alla comprensione del mistero pasquale, come detto sopra.
Colpisce soprattutto per la sua fedeltà e tenacia nell’amore.
Si trova il verbo greco eistèkei, tradotto con stava. In realtà ha il significato di eretto, immobile ed è lo stesso verbo che il quarto vangelo usa riferendosi a coloro che stavano sotto la croce.
Esprime un'immobilità dignitosa e attenta.
Maria piange ed è un pianto da non sottovalutare: nella sua precedente narrazione mai Giovanni ha avuto un'attenzione particolare per lo stato d'animo dei testimoni della crocifissione.
Si vuole evidenziare una sorta di seconda perdita che la donna subisce e che forse rende più dura la sua tragedia: c'è una situazione di fede ancora incerta. Il pianto all'esterno della tomba ormai vuota pare proprio dar ragione alla irrimediabilità dell'evento morte.
Si usa, nel greco, un participio presente, klaiousa, cioè piangente: indica un pianto dirotto, segno di impotenza.
Ma, nonostante tutto, Maria continua a cercare.
Avviene, a questo punto, l'incontro con gli angeli, che non danno una spiegazione, né uno specifico annuncio: le parole che però rivolgono alla donna sono simili a quelle che dopo le rivolgerà Gesù.
Maria non reagisce in modo particolare all'incontro con questi due esseri trascendenti, tutta presa dal suo pensiero di ritrovare il Signore e dalla sua sofferenza.
Alla domanda degli angeli, «perché piangi», risponde: «hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto» (Gv 20,13); si noti che dice mio.
E' convinta che solo lei ama veramente il Signore.
Gesù è e resta il suo Maestro: particolare bello, che denota un profondo amore.
E' a questo punto che si «volge indietro» (Gv 20,14): alcuni autori sottolineano che è un movimento più spirituale che fisico e che esprime la sua disponibilità all'incontro. E' proprio in quel voltarsi che vede il Signore.
Appare strano il fatto che Maria non riconosca Gesù.
Può darsi che, da un punto di vista teologico-spirituale, si voglia sottolineare che il corpo glorificato di Gesù è qualcosa di diverso rispetto a ciò che era nell'esperienza umana.
Ma si può anche voler mettere in evidenza che Maria continua a cercare un morto e Gesù non lo è: la donna non è ancora pronta del tutto all'incontro nella fede pasquale.
Maria vede Gesù.
Il verbo vedere è di particolare importanza poiché in questo brano Giovanni usa tre diversi modi per esprimere tale verbo e ognuno contrassegna una diversa tappa del processo interiore di crescita.
Il primo è blépein che significa scorgere: Maria scorge la pietra ribaltata. Rivela un guardare solo esteriore.
Il secondo è theorèin che invece vuol dire osservare in modo intenzionale e attento.
Il terzo è orân, che sottolinea il vedere totale, vedere che è anche un conoscere e un credere. In questo momento Maria è nella fase del theorèin.
L'iniziativa è di Gesù: «donna, perché piangi?» (Gv 20,15). Il Maestro si interessa al suo dolore ed è in fondo con questa domanda che apre a Maria il cammino della fede pasquale.
Lui aggiunge: «Chi cerchi?».
In realtà vuole spingerla a prendere coscienza del mistero pasquale. Sembra chiederle, indirettamente, se ha compreso chi sia colui che cerca, o se solo sta pensando a un cadavere!
Maria, a questo punto, incorre in un errore, perché scambia il Signore per il custode del giardino[1].
Gli dice: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto, ed io andrò a prenderlo» (Gv 20,15). Maria si rivolge allo sconosciuto con Signore, poco abituale verso un giardiniere!
Che vuol dire?
Che, inconsapevolmente, abbia riconosciuto Gesù il Risorto?
«se l'hai portato via tu»: Maria si rivolge all'uomo, ma non dice che colui che sta cercando è Gesù.
«dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo».
La donna è totalmente assorta in tale pensiero, niente la distrae.
E' importante notare la contrapposizione tra il tu e l'io nella frase suddetta.
Forse il giardiniere, se avesse tolto di mezzo il cadavere, lo avrebbe fatto con indifferenza e lei, questo, non lo vuole!
Si sottolinea la sua fedeltà che solo può nascere da un grande amore per il Maestro.
Il verbo è in greco, al futuro: prenderò.
Esprime la volontà e la possibilità in assoluto di compiere una azione, anche senza riferimento al tempo. E' qui usato soprattutto per esprimere la forza e anche la quasi assurdità di un amore che si è fatto sconfinato: come potrebbe Maria riuscire, da sola, a sollevare un cadavere?
Ma è proprio a causa del suo amore che si sente con una forza immensa, capace di tutto!
Gesù a questo punto la chiama per nome, quasi forse “obbligato” a rivelarsi, sollecitato proprio dal grande amore che la donna prova per lui, per evitarle un'ulteriore sofferenza: «Maria!» (Gv 20,16).
Nel vangelo c'è l'aramaico Mariàm.
In verità l'evangelista fino a questo punto ha sempre usato la forma greca di Maria.
Crediamo che si voglia mettere in evidenza l'affetto che ha per la donna, il ricordo di una forte familiarità.
E' proprio in questo momento che la Maddalena riconosce il Signore, quando si sente chiamata per nome: riesce a percepire la sfumatura con cui Gesù la interpella.
Nell'antico Israele si collegava il credere ed il riconoscere al senso dell'udito.
Chi pronuncia il nome di qualcuno è come se si appropriasse del suo essere: Maria è “del Signore”, è la prima degli apostoli dopo la Pasqua.
E' a questo punto che la donna esplode con il suo «Rabbunì»
(Gv 20,16), ossia Maestro.
Maria si autoriconosce come discepola.
E' proprio la chiamata di Gesù che fa voltare Maria, movimento ancora spirituale: ora riconosce Gesù, prima soltanto lo vedeva.
Lui a questo punto dice: «Non mi trattenere» (Gv 20,17), tradotto in latino col famoso «Noli me tangere».
E' questa una frase che ha suscitato tantissime interpretazioni.
Sembra strano che Gesù voglia allontanare da sé Maria, in modo così incomprensibile, dopo tutto il difficile itinerario di riconoscimento della donna.
Lui continua: «non sono ancora salito al Padre».
Nel testo originale troviamo il greco: «me mou hàptou» che in effetti dà la possibilità di varie interpretazioni.
Il latino «noli me tangere», così tradotto da S. Girolamo nella Vulgata, è duro: si può intendere solo come un «non mi toccare» e in effetti sembra essere legato al tabù relativo alla femminilità. Molti pensano che Gesù non volesse essere toccato da Maria perché donna oppure, a causa del solito fraintendimento, perché Maria veniva identificata con la donna peccatrice.
Appare una interpretazione assurda, perché Gesù, nei Vangeli, mai ha di questi scrupoli. Ad esempio invita Tommaso a toccarlo in Gv 20,27.
Nel vangelo di Matteo poi si specifica che la Maddalena e l'altra Maria avevano toccato Gesù e lui non si era allontanato.
Altri hanno interpretato questa frase su un piano di fede: Maria cerca un morto, ma Gesù, invece è vivo. Le manca ancora il salto verso una fede pienamente pasquale.
Tale interpretazione non sembra corretta perché Maria, nel riconoscerlo, fa invece un atto di fede e precede gli altri discepoli, pur essendo ancora una fede imperfetta.
Sembra anche assurdo un comportamento così duro del Signore verso colei che lo ha tanto amato e lo ha seguito fino alla fine, contrariamente agli apostoli.
Altri interpretano la frase di Gesù nel senso che non può essere toccato perché ormai non appartiene più alla dimensione umana, ma neanche si trova nella piena presenza del Padre.
E' quindi un punto di difficile esegesi.
Oggi si tende ad interpretarlo così: il verbo hàpto, cioè tenere, è usato all'imperativo presente negativo e significa l'ordine di non continuare un'azione.
Quindi si può interpretare come «non mi trattenere», proprio nel senso di non continuare a tenere.
Non è semplice individuare il vero significato.
Forse vuol dire che non deve trattenerlo perché non ancora salito al Padre e che per Maria non è possibile allungare infinitamente tale momento?
La vicinanza piena non è del tutto possibile finché non sarà tutto definitivamente compiuto.
Da un punto di vista psicologico forse si potrebbe voler dire che la donna deve crescere di più nello Spirito, accettando un nuovo cambiamento e rinunciando a “conservare”.
Il tempo della salvezza esige che ci si apra a nuovi orizzonti, le occorrono gli “occhi” della fede, attuare un approccio diverso.
Un'altra possibile interpretazione è che Maria non deve perdere tempo!

«Il “me mou aptou” si connetterebbe direttamente non già con la frase retta dalle particelle “oupo gar”, ma con il “poreuou de” della frase successiva; in questo caso alla Maddalena sarebbe proibito di trattenere (o toccare) Gesù non perché egli non è ancora salito al Padre, quanto invece perché lei è tenuta ad andare subito dai discepoli per avvertirli della sua imminente ascesa»[2].
Non deve tenere l'esperienza per sé, ma correre subito ad annunciarla ad altri, aiutandoli a fare il suo stesso passaggio.
Si mette in evidenza quel subito: ormai è una vera apostola!
La bella frase «ho visto il Signore!» (Gv 20,18), è nel greco resa con «Eò raka ton kyrìon».
Ora lo chiama non più Maestro ma Signore, Kirios, il termine che si usava per celebrare la glorificazione di Gesù.
Si nota il verbo orân, usato in prima persona: è ormai un vedere nella fede più piena.
Si esprime il cammino che Maria ha compiuto progressivamente, un vedere a cui partecipa il suo fisico e il suo spirito!
Dall'iniziale frase: «Hanno portato via il Signore» a «Ho visto il Signore!» si nota l'evoluzione che si è avuta nella donna.
«Essa ha finalmente compreso che il tempo passato dei rapporti diretti con il Gesù terreno è finito: Gesù è resuscitato, è il Signore, sale definitivamente verso il Padre, egli è presso il Padre. Questa scoperta non è riservata a lei sola: Maria va a portare questo messaggio ai discepoli»[3].

La fede è divenuta ascolto che si fa servizio ai fratelli.
Ci sembra interessante, per concludere questa sezione, vedere come due Padri della chiesa, Sant'Agostino e S. Giovanni Crisostomo, hanno letto questo episodio di Maria di Magdala.
Sant'Agostino, nel suo commento al vangelo di S. Giovanni, nota che è proprio Maria, rappresentante del sesso più debole, a rimanere presso il sepolcro.
Sottolinea che forse il dolore stesso la «spingeva a non credere ai suo occhi»[4].
In relazione agli angeli, uno posto al capo, l'altro ai piedi, osserva: «non vuol forse dire che il vangelo di Cristo deve essere annunziato dalla testa ai piedi, cioè dall'inizio alla fine?»[5].
Agostino nota che gli angeli, dicendo a Maria di non piangere, sembra le vogliano impedire di farlo, poiché «stava per esserle annunziata una grande gioia»[6].
Dice poi che la donna si volta forse due volte proprio per sottolineare che, la prima, lo aveva fatto col corpo, ora col cuore.
«Gesù insegna la fede a questa donna che lo aveva riconosciuto e chiamato maestro; come ortolano le semina, come nel suo orto, i chicchi di senape»[7]. Agostino, riguardo al «noli me tangere», rifiuta una interpretazione misogina e dice che, in realtà, Gesù vuole portare Maria a credere in lui non solo come uomo, ma come Dio. Deve arrivare a credere che, come Dio, non è diverso dal Padre. E questo è l'annuncio che la donna deve fare a tutti! S. Giovanni Crisostomo annota invece che Maria piange perché il «sesso femminile è più incline alla misericordia»[8]. Mette poi in evidenza la diligenza della donna nel rimanere presso il sepolcro: per questo il Signore la premierà. Secondo il nostro autore gli angeli sono coloro che, a poco a poco, la introducono alla verità della resurrezione, con la frase «donna perché piangi?». Sono loro che per primi la invitano al dialogo. E' poi interessante la seguente indicazione che S. Giovanni Crisostomo fa riguardo al «Detto questo si voltò indietro».
«Ma quale ragione aveva per comportarsi così? Mentre stava parlando con quelli e senza averne avuto alcuna risposta, si volta indietro. Io penso che, mentre ella così parlava, il Cristo apparve all'improvviso alle sue spalle, riempiendo gli angeli di stupore, e che essi, visto il Signore, fecero capire immediatamente, dall'espressione del volto e dai gesti di vedere il Signore: e tutto ciò fece sì che la donna si voltasse indietro. Agli angeli dunque egli apparve com'era effettivamente; alla donna però non apparve in tal modo per non spaventarla, dato che era la prima apparizione, ma con un vestito molto modesto e dimesso. Evidentemente ella lo scambiò per l'ortolano»[9].

La donna ha un amore grande, ma la sua mente (così continua a spiegare il Crisostomo) non è capace di afferrare il mistero. Per questo Gesù si farà riconoscere non dall'aspetto, ma dalla voce. Continua poi spiegando che lei desiderava trattenersi col Signore, come ai vecchi tempi, e presa dalla gioia non pensava a niente di “grande”. Perciò Gesù le dice di non trattenerla, per elevare i suoi pensieri e convincerla che stava per salire al cielo, perché Lui è Dio. «Ella dunque andò ad annunziare quanto era accaduto ai discepoli. Che alto valore è la costanza e la perseveranza!»[10].

Maria di Magdala, prima e dopo l'incontro con Gesù
Accadano tante cose nel cuore e nell’animo di Maria, dal momento in cui va al sepolcro a quello in cui va ad annunziare che il Maestro è risorto!
«Dove è il tuo tesoro là sarà il tuo cuore», aveva detto un giorno il Maestro (Mt 6,21).
«Il cuore di Maria è lì nel giardino, dove il Signore era stato sepolto. Ma quel sepolcro ormai è vuoto. Dov'è il tuo tesoro?»[11].
La ricerca della Maddalena nasce da un amore profondo. Gesù si lascerà vedere, per rivelare proprio a lei il significato della sua glorificazione, della sua filiazione divina: da ciò possono nascere tra gli uomini nuove relazioni fraterne.
E' la discepola fedele che cerca il Signore e grazie a questa fedeltà senza limiti lo incontra.
Dalla tristezza all'allegria...
I verbi usati nella pericope sono tutti di azione: Maria va, vede, corre, viene, annuncia.
Il verbo vedere, come già detto, è particolarmente usato. Esprime un linguaggio di testimonianza, che ricorda 1Gv 1,3: «Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunzieremo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi».
Maria è la testimone privilegiata della resurrezione, le è concesso questo regalo meraviglioso perché è rimasta nell'attesa dell'incontro. L'amore ha vinto il dolore e la disperazione.
Eppure siamo in presenza di un lungo itinerario di maturazione nella fede che Maria riesce a compiere.
In sintesi, come indica De La Potterie, tale cammino è il seguente: «Prima, alla vista del sepolcro vuoto, era preoccupata di ritrovare il suo Signore (Gv 20,13); poi aveva visto Gesù stesso, ma scambiandolo per il giardiniere (Gv 20,14-15); in seguito lo aveva riconosciuto, ma solamente come il suo Maestro (Gv 20,16); ora, dopo la parola rivelatrice di Gesù, sa finalmente che egli è il Signore: approfondendosi vista ed esperienza giungono a intuire il mistero di Gesù»[12].
Maria dice, ad ognuno di noi, che dobbiamo intraprendere un cammino per incontrare veramente il Signore che, a un certo momento, si manifesterà.
Cerchiamo di addentrarci in questo itinerario, che ben ci mostra tutte le tappe interiormente compiute dalla Maddalena, i cambiamenti avvenuti in lei dopo l'incontro col Signore.
Maria va di mattino presto a cercare il corpo di Gesù, forse non si era ancora del tutto resa conto della perdita, non l'aveva potuta elaborare a causa dell'immenso dolore, quasi è in una sorta di “intontimento”.
Cerca il corpo del Cristo, chiedendosi chi lo abbia portato via.
Arriverà a conoscere Gesù in un modo diverso e ciò si tradurrà in un annuncio sopra di Lui e sulla resurrezione: dal corpo alla Parola!
Durante tutto l'incontro Maria parla, entra in dialogo.
La cosa più importante è il processo di riconoscimento.
Si avvicina al sepolcro, piange: le lacrime sono l'espressione di dolore e sincero amore.
Vede gli angeli, che delimitano l'assenza corporale di Gesù, uno al posto della testa e l'altro dei piedi e il sepolcro, luogo che aveva accolto il cadavere del Signore.
Sono loro che le fanno la prima domanda: «Perché piangi? Chi cerchi?».
Là dove c'era il corpo fisico ora trova una parola da parte dei due. «Hanno portato via il mio Signore»: si nota come Maria sia concentrata sul corpo, quasi come se le appartenesse, denota un attaccamento ancora del tutto sensibile a Gesù.
E sarà proprio una sua maturazione interiore che la porta alla piena fede, a capire.
A questo punto si volta: è ciò che non trova dentro la tomba che la spinge a voltarsi verso l'esterno, gesto che simboleggia l'uscita dal luogo della morte verso un riconoscimento che dà vita.
Da una morte interiore a una nuova possibilità di esistere.
Maria, a questo punto, passa da un vedere superficiale al vedere con gli occhi della fede: come già accennato tutto questo è espressione di un profondo processo. Ha una forte esperienza personale.
Sarà solo quando ha ascoltato e che si è incontrata quindi con Gesù che potrà dire: «Ho visto il Signore!».
Sarà proprio l'udito che la porta a tale riconoscimento.
L'iniziativa di chiamarla è di Gesù con quel: «donna, perché piangi? Chi cerchi?».
La domanda del Maestro mette in evidenza come lui sia attento alla sua situazione personale, come riesca a situarsi nel punto in cui Maria si trova, nel suo mondo interiore e lo fa con grande delicatezza.
Interviene con alcune domande, è come se preparasse l'animo della donna a ricevere la vera luce, quella della fede...
La domanda: «Chi cerchi?» in realtà Gesù la pone per consentire a Maria di chiarire a se stessa ciò che veramente vuole trovare nella sua vita.
La mette a confronto col suo itinerario di fede. La invita a lasciare il passato e a volgersi verso un futuro sostenuto dalla fede pasquale, Gesù la invita ad andare al di là della ricerca di un corpo, ad aprirsi alla novità di un Gesù “vivo”, portatore della vera vita nell'esistenza di ogni persona.
Il rapporto con Lui deve basarsi quindi su una fede più matura.

«Donna perché piangi, Chi cerchi? Colui che tu cerchi, già lo possiedi e non lo sai? Tu hai la vera ed eterna gioia e ancora tu piangi.
Questa gioia è nel più intimo del tuo essere e tu ancora lo cerchi al di fuori? Tu sei là, fuori, a piangere presso la tomba. Il tuo cuore è la mia tomba. E lì io non sto morto, ma vi riposo vivo per sempre. La tua anima è il mio giardino. Avevi ragione di pensare che io fossi il giardiniere. Io sono il nuovo Adamo. Lavoro nel mio paradiso e sorveglio tutto ciò che accade. Le tue lacrime, il tuo amore, il tuo desiderio, tutte queste cose sono opera mia. Tu mi possiedi nel più intimo di te stessa senza saperlo ed è per questo che tu mi cerchi fuori. E' dunque anche fuori che io ti apparirò, e così io ti farò ritornare in te stessa, per farti trovare nell'intimo del tuo essere colui che tu cerchi altrove»[13].

Il momento culminante è quando Lui la chiama per nome: è l'udito che la porta a riconoscerlo, quando sente il suono del suo nome.
Riconosce la voce inconfondibile del Maestro, il suo tono, la sua dolcezza.
Ed è proprio nel sentirsi chiamata che Maria riscopre se stessa, la sua identità profonda, ciò che è chiamata ad essere.
E... come per incanto, si volta. Questo voltarsi indica la sua profonda conversione: dal passato a un nuovo presente.
Esce dal dolore, dal suo essere chiusa in una disperazione che le impedisce di aprirsi alla vita, alla vera vita, la sola che può rivelarle il suo stesso volto, la sua vocazione.
E' un attimo bellissimo: Gesù, chiamandola per nome, ricrea in lei, là dove c'era solo buio, la speranza.
Ed è proprio la “chiamata” del Maestro che provoca in Maria quel voltarsi, quel movimento di conversione sincera, autentica.
La morte non ha detto l'ultima parola, perché l'amore fedele ha vinto, è stato più forte... Si giunge così all'ultima tappa del cammino: da un atteggiamento sensibile si passa al piano della fede matura. «Lo strinsi fortemente e non lo lascerò» dice il Cantico dei cantici nel capitolo 3 al versetto 4.
Maria, è però invitata dal Signore a non trattenerlo.
In quel “salire al Padre” forse Gesù vuol dire che la sua missione terrena è finita e che dovranno essere i suoi discepoli a continuarla.
Gesù vuole che Maria, ormai “nata nuovamente”, si faccia discepola e che sia lei stessa, con tutta la sua persona, il simbolo della fede piena.
La Maddalena è la prima evangelizzatrice della Parola di Gesù.
Lo ha riconosciuto mentre Lui le parla: lo riconosce quindi come Parola, non solo nelle sue parole.
E' passata dalla ricerca di un corpo alla Parola stessa.
Da ora in poi, infatti, il Signore sarà visibile in questa Parola, di cui Maria si fa portavoce.
La Parola che è Gesù si fa visibile, corporalmente, in questa donna. Il vedere, l'udire, ora sono sostituiti dal dire.
Il discepolato di Maria è passato dal vedere, all'ascolto, all'annuncio. Dobbiamo notare come quello era un tempo in cui la testimonianza delle donne non aveva rilievo e quindi la loro parola non aveva nessun valore.
Proprio a una donna il Cristo affida il suo messaggio, è una donna che si fa intermediaria della sua Parola: Maria è resa veramente “apostola degli apostoli”.
La Maddalena fa un vero itinerario umano, spirituale.
Da una Maria piena di dolore, chiusa in se stessa, si è passati alla stupenda creatura testimone privilegiata della resurrezione, che apre la sua fede ai fratelli, che annuncia la prorompenza della vita, la sua vittoria sulla morte.
Anche lei è nata nuovamente, ha ritrovato in sé la pienezza della sua identità.
Come dice L. Sebastiani: «Così non sapremo mai come sia vissuta sulla terra dopo quel momento la discepola prediletta, e se ci sia rimasta per pochi giorni o per molti anni, ma veramente non può avere molta importanza saperlo. Nel giardino della resurrezione è avvenuto tutto»[14].

Attualizzazione
Il nostro mondo è contraddittorio: assieme a valori importanti come la solidarietà, la priorità della persona, coesistono situazioni come l'aumento del livello di povertà, la fame, le guerre...
Una delle parole più usate e abusate è...amore.
Non si deve certo generalizzare! Esiste il vero amore in tante famiglie, coppie, tra amici.
Ci possiamo però rendere conto, facendo attenzione ai mezzi di comunicazione, o ascoltando ciò che dice la gente, che spesso, attorno a tale parola, c'è una certa confusione: si parla d'amore, ma spesso si intende solo l'amor proprio, la soddisfazione personale, un'avventura passeggera.
L'incontro di Maria Maddalena con Gesù è invece avvolto interamente in una atmosfera di amore vero.
Maria va al sepolcro al mattino presto, appena glielo consente il riposo del sabato: corre, al di là della paura e non la ferma la persecuzione e l'odio di chi ha ucciso il suo Maestro.
L'amore è più forte.
E' un amore che genera fedeltà alla persona di Gesù.
Maria non ha amato solo la dottrina del Cristo, ma tutta la sua persona e piange perché non trova più il corpo.
E' quando Gesù la chiama per nome che lei lo riconosce e risponde con «Rabbunì», si inginocchia ai suoi piedi e lo abbraccia.
L'amore ha reso Maria lungimirante per poter scoprire in Gesù molto di più di ciò che gli altri vedono.
Maria corre a dare la notizia agli apostoli: il vero amore non si chiude in se stesso, ma viene comunicato, si spande, affinché tutti possano parteciparvi.
L'amore ha varie sfaccettature e, pensando ad alcune caratteristiche della nostra società, si può riflettere su quattro parole e ciò che esse racchiudono in sé in relazione alla parola amore.
La prima parola è proprio fede, cioè credere ciò che non vediamo.
In verità l'amore non è cieco, ma sa vedere molto al di là di ciò che ci dicono le apparenze o i comportamenti. Il vero amore sa scendere nell'altro e scoprire la sua parte migliore: e ciò che è essenziale spesso risulta “invisibile agli occhi”, come ci dice lo scrittore A. De Saint-Exupéry nel suo Piccolo Principe.
La fede ha relazione con tutto ciò e con la speranza: chi ama tutto spera, sa attendere, non si stanca, ha pazienza, crede veramente.
L'altra parola è fortezza, una virtù necessaria per ridimensionare e superare tutto ciò che può accadere nella vita, anche nelle relazioni di amore.
Ci sono fattori che aiutano o diminuiscono l'amore, come le difficoltà di convivenza, la routine della quotidianità, le assenze prolungate...
Anche la fretta, tipica della nostra società, non favorisce i veri incontri, che invece hanno bisogno di serenità, tempo, affinché nasca la fiducia, la comunicazione.
Sono solo tali tipi di relazioni che generano un amore forte, che ci fa forti, che ci aiuta a superare le avversità della vita stessa.
La terza parola è tenerezza: il vero amore sa scoprire i gesti giusti, significativi per l'altro o gli altri.
Certe situazioni si potrebbero sanare con un semplice gesto di vero amore.
L'ultima parola è fedeltà: la certezza che l'amicizia, l'amore, le relazioni che si condividono, sono così forti che niente può distruggerle, poiché sono nate dalla profondità della persona, perché hanno toccato la sua parte più intima.
Il vero amore desidera il bene dell'altro ed in funzione di questo bene si mantiene la relazione, si è disposti anche a rinunce.
E' grazie a questa fedeltà di base, che nascono altre fedeltà, a seconda del tipo di relazione.
L'amore vero è un processo: si costruisce passo dopo passo, spesso avanzando, spesso retrocedendo, imparando, cambiando.
L'amore vero è relazione e ogni momento di tale relazione dovrà portare a “cose nuove”, alle quali risponderà la creatività dell'amore stesso.
E' importante essere costruttori di questo tipo di amore, che unifica la persona, in un mondo così frammentato come quello attuale: e la Maddalena ce ne dà un esempio.
Possiamo concludere questo piccolo lavoro, segnalando anche come, in questi ultimi tempi, la società ed anche la chiesa si siano interessati molto del “pianeta donna”: si è cresciuti nella coscienza dell'eguaglianza tra uomo e donna, anche se non sempre ciò si riflette del tutto sul piano pratico.
E' interessante notare come la nostra fede cristiana esalta il ruolo della donna, basta pensare a Maria la madre di Gesù.
Nella sua lettera apostolica del 15 agosto 1988, Mulieres dignitatem, Giovanni Paolo II, in vari punti, nota come Gesù tratta le donne: con trasparenza e rispetto.
Fu Lui che per primo si fece promotore della dignità della donna e della vocazione corrispondente a tale dignità.
Nel punto 13 di tale lettera, il Papa ci parla dei vari incontri del Cristo con le donne ed è interessante notare come fosse nuovo, per quei tempi, il rispetto con cui Gesù le avvicinava.
Ed è proprio alla nostra Maddalena che apparirà per prima, dopo la resurrezione e a lei - donna - affida la missione dell'annuncio.
Il Papa sottolinea come Gesù affida la verità divina sia agli uomini che alle donne.
Il personaggio di Maria di Magdala ci invita a riflettere su tutto questo.
La donna offre al mondo il dono della vita e grazie quindi anche al linguaggio recettivo del suo corpo, può svolgere un ministero di interiorità, capace di accoglienza e di generare vita.
La donna è infatti in grado di portare nel suo corpo un “seme” che sarà un bambino: può svolgere quindi un ministero di “trasformazione” e di ogni evento, di ogni parola, può farne un seme di speranza per una nuova creazione.
Saprà fare della chiesa la casa abitata dagli amici di Dio.
Dare alla chiesa una identità femminile vuol dire una maniera femminile di concepire ed esercitare la missione.
Partendo dall'immagine dello “spazio interiore” che è la donna, spazio vulnerabile, abitabile, la missione della chiesa sarà la missione dell'essere aperta all'altro, alle sue necessità, missione di accoglienza dell'altro, con le sue ricchezze e differenze.
La chiesa primitiva visse tutto ciò nella forma della ospitalità e le prime comunità cristiane nascono anche dalla accoglienza di donne che aprivano le loro case alle assemblee.
La donna è relazionabile al processo di accoglienza della Parola, che è seme di vita nuova, che richiede una terra e un processo di crescita.
E Maria di Magdala ci dice tutto questo e ci invita ad entrare in questo itinerario.


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NOTE

[1] I Padri della chiesa dicevano che tale dettaglio si riferisce al giardino dell’Eden e Gesù risorto rappresenta l’antitipo del primo essere umano cui fu affidato per coltivarlo e custodirlo, come dice Gen 2,15. Il primo essere umano, nella creazione, è in realtà rappresentato da una coppia; Maria è qui la donna nuova della nuova creazione.
[2] X. Leon Dufour, Études d-Evangile, Paris 1965, pp. 72­74.
[3] G. Zevini, Commenti spirituali del Nuovo Testamento. Vangelo secondo Giovanni, Città Nuova Editrice, Roma 1994, p. 290.
[4] Sant’Agostino, Commento al Vangelo di S. Giovanni, Vol. II, Città Nuova Editrice, Roma 1965, p. 499.
[5] Ibid., p. 500.
[6] Ibid., p. 501.
[7] Ibid., p. 501.
[8] G. Crisostomo, Commento al Vangelo di Giovanni, Vol. III, Città Nuova Editrice, Roma 1970, p. 245.
[9] Ibid., p. 246.
[10] Ibid., p. 248.
[11] E. Bosetti, Canto di pace. La donna nella Bibbia, CSV Centro Sussidi Vocazionali, Castengandolfo 1996.
[12] I. De La Potterie, Genesi della fede pasquale secondo Gv 20, in ID., Studi di Cristologia giovannea, Genova 1986, p. 203.
[13] Anonimo, Meditatio de Passione et Resurrectione Christi, 38: PL 184, p. 766.
[14] L. Sebastiani, Donne nei Vangeli. Tratti personali e teologici, Edizioni Paoline, Milano 1994, p. 222.




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