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*Maria nel Magistero della Chiesa /15 - Paolo VI

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di Franco Careglio
Tratto da Maria Ausiliatrice 4-2003

Due encicliche e due “esortazioni apostoliche” racchiudono tutto il forte e geniale insegnamento di Paolo VI sulla Beata Vergine Maria.

Va notato che tutto il magistero di Papa Montini (sette encicliche) si snoda tra la metà del 1964 e la metà del 1968. Il pontefice morì nel 1978, dieci anni dopo l’ultima enciclica, la Humanæ vitæ (25-7-1968), che tanto “scandalizzò” il pensiero progressista, se così può essere chiamato. Un freno all’apertura dei tempi, una retromarcia di parecchi secoli, fu detto dalla cultura laica. Allo stesso modo fu accolta, l’anno precedente, la Sacerdotalis cælibatus (24-6-1967), con la quale il Papa chiudeva definitivamente la questione sulla eventualità del matrimonio dei preti. Si tratta di documenti che, a poco meno di quarant’anni di distanza, risultano di inaspettate validità e profezia.

Quando il Papa nell’Humanæ vitæ invita a riflettere “sull’arma pericolosa che si verrebbe a mettere tra le mani di autorità pubbliche incuranti delle esigenze morali”, non si può onestamente non riconoscere che vedeva lontano. Quell’ “arma pericolosa”, oggi ha assunto proporzioni tali da impressionare anche gli animi più pacifici. Dalla regolazione della natalità, che trentacinque anni or sono costituiva il problema morale più arduo, oggi si è arrivati a regolare il nascituro e a fabbricarlo secondo le più diverse esigenze e gusti. “Dove andremo a finire?” domanda senza senso. Il mondo va per la sua strada, il cristiano resta nella strada del Vangelo, che è quella insegnata da Cristo e custodita dalla Chiesa. Potranno essere varate leggi di ogni sorta, che avalleranno e permetteranno ogni scelta (e già in buona parte sono state varate); ma chi fa una scelta cristiana sa che l’insegnamento della Chiesa è unico e indefettibile, e sa che potrà dirsi credente cattolico soltanto se lo ascolta e lo mette in pratica.

L’anno prima, Paolo VI firmò la Populorum progressio (26-3-1967), che gli valse numerosi consensi: un passo avanti, si disse, verso un umanesimo planetario con programmi e pianificazioni a servizio dell’uomo. Il passo indietro, secondo la cultura laica, venne compiuto subito dopo con l’ “intransigente” proibizione ai preti di sposarsi (il fenomeno del prete che si sposava, che oggi non fa più notizia, invadeva allora le prime pagine dei quotidiani e soprattutto dei rotocalchi) e con la “severa” regola della castità coniugale.

Chi volesse avere una prova del preteso cammino claudicante di Paolo VI, un passo avanti e uno indietro, uno a destra e uno a sinistra, non ha che da rileggersi i commenti di intelligenti quanto non imparziali esponenti della cultura del tempo, come Luigi Firpo e Vittorio Gorresio, per non citare che i più noti, grazie all’enorme influenza esercitata tramite i giornali. Non furono, questi studiosi, estranei alla costruzione dell’“amletismo” montiniano. Forse vi sarà pure stato, ma fu causato in quegli anni dall’urto tra il pensiero umano che aderendo ai sensi conduce all’estinzione, e la fede che irradiata dallo Spirito conduce alla vita. E Paolo VI subì le pesanti conseguenze di quell’urto.

Mense maio
La prima enciclica di Paolo VI su Maria porta la data del 29 aprile 1965. Si tratta di un breve documento che non contiene studi di mariologia, ma soltanto un accorato invito alla preghiera alla Vergine. Il Papa coglie l’occasione del mese di maggio, dedicato alla Madre di Dio, per ribadire la necessità, per il credente, di una solida devozione mariana, fondata sulla preghiera intensa e fiduciosa. Ogni incontro con Maria non può risolversi che in un incontro con Cristo stesso, scrive Paolo VI. In quegli anni, non meno di oggi, gravavano sul mondo nubi che seriamente minacciavano la pace, e il carattere sacro e inviolabile della vita umana correva gravissimi rischi: certo il Papa alludeva qui a ciò che avrebbe chiaramente e giustamente scritto tre anni dopo nell’Humanæ vitæ. Si trova quindi la sottolineatura di una verità che circa duemila anni prima era stata contestata; oggi, l’ombra lunga di quell’eresia copre ancora la mente di non pochi credenti. Si tratta del dono gratuito di Dio: non sono i meriti e le forze umane, cioè, per dirla con Matteo (16, 17), “la carne e il sangue”, ma sono l’iniziativa e l’amore liberissimo di Dio che possono salvare l’uomo. In questa breve enciclica il Papa richiama con chiarezza questa verità: tutto è dono di Dio, e la pace non è soltanto un prodotto umano: è soprattutto dono di Dio. La pace scende dal Cielo; ed essa regnerà realmente tra gli uomini quando finalmente avremo meritato che ci sia concessa dall’Onnipotente, il quale al pari della felicità e delle sorti dei popoli tiene nelle sue mani anche i cuori degli uomini. Noi perciò perseguiremo questo insuperabile bene pregando, e facendo in particolar modo ricorso alla intercessione e protezione di Maria Vergine, regina della pace. E se le gravi colpe degli uomini pesano sulla bilancia della giustizia divina e ne provocano i giusti castighi, noi sappiamo anche che il Signore è Padre della misericordia e Dio di ogni consolazione (2 Cor 1, 3) e che dei tesori della sua misericordia, Maria Santissima è stata da Lui costituita ministra e dispensiera generosa.

Certo un modesto scritto, questa enciclica; ma sufficiente a ribadire fondamentali concetti di fede e a richiamare nell’animo dei fedeli la necessità di una giusta devozione mariana.

Christi Matri
La seconda enciclica mariana porta la data del 15 settembre 1966. Anche qui non si trova un particolare contenuto mariologico. Come nella precedente il Papa ricordava il mese mariano per tradizione, qui ricorda il mese di ottobre, tanto caro alla devozione del Rosario. Le pagine sono poche, ma l’amore che da esse traspare per Maria è grandissimo, e ancor più la fiducia che il “mesto” pontefice – la cui figura è sicuramente destinata a divenire gigantesca – riponeva nella protezione e nel soccorso di Maria.

Ella, come dice Sant’Ireneo, è divenuta causa di salvezza per tutto il genere umano; perciò nulla ci sembra di maggiore opportunità e importanza quanto l’innalzarsi al Cielo delle suppliche di tutta la cristianità verso la Madre di Dio, invocata come regina della pace, affinché in tante gravi angustie Ella effonda pienamente i doni della sua materna bontà.

Merita rileggere la bella preghiera che chiude l’enciclica. Lo stile appare certo datato, le espressioni forse cariche di una pietà oggi non proponibile; l’intento in ogni caso è mostrare che il dono del Padre si innesta e fruttifica solo nella purezza del cuore, della quale risplende su ogni altra creatura la fanciulla di Nazaret.

Guarda con materna clemenza a tutti i tuoi figli, o Vergine Santissima! Vedi l’ansietà dei sacri pastori, per i timori che i loro greggi siano agitati da un’orrida tempesta di mali; vedi l’angoscia di tanti uomini, padri e madri di famiglia, che, inquieti per la sorte propria e dei loro figli, sono turbati da acerbi affanni. Ammansisci l’animo dei belligeranti, e infondi in loro pensieri di pace; fa’ che Dio, vindice di ogni ingiustizia, volgendosi a misericordia, restituisca i popoli alla tranquillità, e li conduca per lunga durata di tempi alla vera prosperità.

La professione di fede
Nella “professione di fede” del popolo di Dio, documento pubblicato il 30 giugno 1968, in occasione della chiusura dell’ “anno della fede”, si trova una validissima pagina mariana che non poteva mancare in un testo che con chiarezza e precisione estreme compendia e puntualizza il “credo” del cattolico. Questo documento, che non è un’enciclica, andrebbe tenuto da ogni credente come piccolo e preziosissimo libricino per una corretta comprensione e una solida memoria delle verità eterne.

La formula mariana di Paolo VI appartiene in questo testo al magistero ordinario della Chiesa e del Papa, ma è svolto in modo particolarmente solenne e impegnativo, tanto che sembra sfiorare quello straordinario. A conclusione di un anno dedicato al richiamo della fede cristiana autentica, il Papa detta per tutto il popolo di Dio (a cominciare dai teologi) le verità che devono essere accettate nel loro sostanziale significato come imprescindibili per chi vuole appartenere alla comunione cattolica. Ed è interessante notare che per la prima volta in una formula di fede, il cui valore dogmatico (anche se non identico a quello degli antichi “Simboli” o a quello delle definizioni “ex cathedra”) è pur sempre altissimo, viene professata esplicitamente la fede della Chiesa nella maternità spirituale di Maria e nella sua cooperazione alla salvezza umana. Ecco il passo:

Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo incarnato, nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo, e che, a motivo di questa singolare elezione, Ella, in considerazione dei meriti di suo Figlio, è stata redenta in modo più eminente, preservata da ogni macchia del peccato originale e colmata del dono della grazia più che tutte le altre creature. Associata ai Misteri della Incarnazione e della Redenzione con un vincolo stretto e indissolubile, la Vergine Santissima, l’Immacolata, al termine della sua vita terrena è stata elevata in corpo ed anima alla gloria celeste e configurata a suo Figlio risorto, anticipando la sorte futura dei giusti; e noi crediamo che la Madre Santissima di Dio, Nuova Eva, Madre della Chiesa, continua in Cielo il suo ufficio materno riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti.

Bisogna riconoscere che una così cristallina e profonda lezione del magistero trova, in ogni intelletto onesto, la stessa totale accoglienza ottenuta dalla conquista scientifica, allorché orientata al vero bene e alla maggiore dignità della persona.

Appuntamento al 1° giorno del mese



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