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Il 9 aprile 1989 la giovane persicetana fu canonizzata a Roma da Giovanni Paolo II: le suore Minime dell’Addolorata raccontano quelle giornate di gioia e la devozione che oggi continua a crescere
di
Michela Conficconi
Tratto da Avvenire - Bologna 7 di domenica 26 aprile 2009
È con emozione e gratitudine che le Minime dell’Addolorata guardano ai venti anni trascorsi dal giorno in cui la Chiesa ha iscritto nel libro universale dei Santi la giovane persicetana Clelia Barbieri.
Un passo che ha dato un forte impulso alla diffusione di questa bella figura bolognese, il cui carisma ha toccato oltre l’Europa anche l’Asia, l’Africa e l’America Latina, suscitando un’ondata di vocazioni che rende la Congregazione in continua espansione. «Con la canonizzazione c’è stata una mobilitazione generale di giornalisti, scrittori, pittori, che hanno portato Clelia e il suo messaggio un po’ ovunque - spiega suor Vincenzina, una memoria storia delle Minime dell’Addolorata - Nel mese precedente la celebrazione a Roma eravamo in due o tre ogni giorno per rispondere alle telefonate e a fare i pacchi per le richieste di materiale pervenute da ogni dove». Furono giorni di grande attesa quelli precedenti il 9 aprile 1989, partecipati dall’intera diocesi, come testimoniano i 15 pullman, l’aereo e i 3 treni, carichi di pellegrini, che partirono da Bologna alla volta di piazza San Pietro.
«Le Minime giunsero da tutto il mondo - prosegue suor Vincenzina, ancora commossa nel ricordo - Rimasero a casa solo quelle più anziane, le ammalate e qualcuna impegnata negli Ospedali. Fu una gioia immensa sentire dalla bocca di Giovanni Paolo II la formula della canonizzazione che sanciva la bontà della strada tracciata dalla nostra fondatrice nella più grande semplicità di vita. Alla liturgia erano presenti la giovane udinese miracolata dalla "Les" per intercessione di Clelia e il professor Bernardi, il medico bolognese che per primo scrisse la dichiarazione di guarigione scientificamente inspiegabile». «Noi Minime - aggiunge - ricordiamo bene il giorno in cui la signora bolognese che per carità cristiana ospitò la famiglia della giovane ricoverata, allora ventiquattrenne, venne a Le Budrie per chiedere preghiere. Le consegnammo l’immagine di Clelia, ed ella la portò subito al capezzale dell’ammalata. Il giorno seguente il medico pensava di trovare la ragazza deceduta e la vide invece decisamente migliorata. Quando noi suore andammo a chiedergli se era disposto a fare una dichiarazione sulla vicenda sbatté i pugni sul tavolo e ci disse che Clelia doveva guarire anche tutti gli altri ammalati del reparto; poi prese carta e penna e iniziò a scrivere».
Suor Vincenzina racconta della devozione alla Santa persicetana, in continua crescita, che porta ogni mese decine e decine di pellegrini a Le Budrie: sacerdoti, catechisti e tanta gente semplice, colpita dalla testimonianza giovane e ordinaria di Clelia. «Vengono di persona o telefonano, con fede e attesa - racconta la religiosa - Una signora di Torino ha chiamato pochi giorni fa per chiedere preghiere per suo figlio; aveva trovato un’immaginetta di Clelia nel libro di un amico del piccolo. Un signore ci ha spedito un santino della fondatrice da New York; l’aveva preso nella Cattedrale di San Patrizio. Molti vengono affascinati dal carisma, altri per impetrare grazie, di ogni genere: coppie che desiderano un bimbo, mogli che domandano la conversione del marito andato via di casa, grandi e piccoli che hanno un caro ammalato. C’è chi porta foto e indumenti da appoggiare sull’urna. Tanti chiedono anche di parlare con noi religiose, e ci aprono il cuore».
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