di
Domenico Bonvegna
Da giovedì 13 novembre per la prima volta nella Repubblica italiana si può morire per una sentenza della Magistratura, spiega Eugenia Roccella. I magistrati si sostituiscono al Parlamento e con una sentenza autorizzano lo stop all'alimentazione e all'idratazione artificiale ad Eluana, la ragazza in coma da 16 anni.
"Quando morì Terry Schiavo, in Italia tutti gli esperti dissero che quanto era accaduto negli Usa non poteva succedere da noi e così invece non è stato. Anche per Terry fu necessario ricostruire le sue volontà, come per Eluana".
In pratica è stata introdotta in Italia l'eutanasia, scriveranno che non è vero, perché il caso Englaro è particolare, infatti la Suprema Corte, rigettando il ricorso della procura di Milano, ribadisce che la vicenda in questione non riguarda
«un interesse generale e pubblico ma una tutela soggettiva e individuale».
Comunque sia da ieri nel nostro Paese si può provocare la morte di una persona senza incorrere nelle norme previste dal diritto vigente, vale a dire un'accusa di omicidio.
Mario Melazzini, presidente della Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA), e malato di Sla dal 2002, intervistato da
Il Sussidiario, dice che prova
enorme tristezza, anche se da qualcuno potrà essere vissuta come una vittoria, io dico che in queste situazioni non ci possono essere né vinti né vincitori, ma solo sconfitti. E una cosa esce sconfitta in particolare: la vita. Occorre interrogarsi su quale sia il valore che diamo alla vita. Dopo aver detto di sentirsi vicino alla famiglia di Eluana, si sente di dire che l'ultimo atto che metterà in pratica suo padre
non sarà un accompagnamento ma un vero e proprio omicidio. Questo mi sembra doveroso dirlo, come uomo ma anche e soprattutto come medico: l'alimentazione e l'idratazione non sono strumenti terapeutici, e come tali non sono mai identificabili come atto di accanimento terapeutico. Eluana non è una persona malata: Eluana è solo disabile.
Il caso di Eluana - scrive Massimo Introvigne in una lettera al direttore de
Il Foglio, Giuliano Ferrara -
non c'entra nulla con il diritto a rifiutare cure mediche o forme di accanimento terapeutico, perché l'alimentazione e l'idratazione - mangiare e bere - non sono cure mediche. Anche sul testamento biologico è giusto che ciascuno esponga chiaramente le sue posizioni, ma senza inganni e senza giri di parole. Possiamo discutere sull'esatta natura, giuridica e morale, di un testamento biologico dove si chieda anticipatamente di sospendere talune cure mediche in caso di malattia terminale senza speranza di guarigione. Possiamo anche discutere su un documento dove nel caso di certe malattie si chieda anticipatamente l'interruzione della somministrazione di acqua e cibo. Quello che non dovremmo fare è definire pudicamente il documento, in questo secondo caso, "testamento biologico", perché si tratta a tutti gli effetti di un consenso anticipato all'eutanasia, che - precisamente come temono i vescovi - introdurrebbe nel nostro ordinamento giuridico l'eutanasia senza chiamarla con il suo nome.
E quando intervengono gli uomini di Chiesa sulla questione, si tira fuori la solita obiezione: la Chiesa si occupi dei cattolici, ma non pretenda d'ingerirsi negli affari dello Stato. In altre parole - si vuol dire -
i cattolici sono liberi di non chiedere la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione per sé e per i loro cari ma non possono impedire che la chiedano altri, non credenti, che ragionano in base a principi morali diversi. La stessa cosa è stata detta per il divorzio, per l'aborto e ora per l'eutanasia. Del resto basta chiamare le cose con il loro nome e tutto diventa chiaro. Alle parole
"sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione" si sostituisce
con la parola "omicidio" (in effetti, si può certamente commettere un omicidio per omissione: se una madre smette di dare da mangiare e da bere a un neonato che non è in grado di procurarsi cibo e bevande da solo, il neonato muore). Neppure il più forsennato dei relativisti sottoscriverebbe una frase come: "I cattolici sono liberi di non commettere omicidi ma non possono impedire che li commettano altri, che ragionano in base a principi morali diversi". Dire che il malato ha bisogno di cibo e di bere non c'è bisogno di scomodare la Bibbia, ma si tratta di un dato di semplice buon senso. E i dati di ragione e di buon senso, sono regole su cui si regge qualsiasi società e obbligano tutti: cattolici e buddhisti, credenti e non credenti.
Se viene meno questa che il Papa chiama "grammatica della vita sociale" - scrive Introvigne -
viene meno, propriamente, la società e il diritto della ragione è sostituito dalla semplice violenza del più forte. Che il più forte, qualche volta, sia vestito da giudice non cambia la sostanza delle cose.
Domenico Bonvegna
domenicobonvegna[chiocciola]alice. it
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