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Un concorso universitario per la libertà religiosa nel mondo.

di Domenico Bonvegna

Leggo da Zenit , quotidiano online del 23 aprile che L'associazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha convocato il primo Certamen di Giornalismo sulla Libertà Religiosa nel Mondo. Un Concorso giornalistico universitario sulla libertà religiosa nel mondo, vi possono partecipare studenti di giornalismo di varie università spagnole, e perché non è esteso anche a quelle italiane?

E' un dato di fatto che i cattolici non conoscono lo stato di persecuzione che giornalmente i cristiani devono affrontare in diversi Paesi del mondo. Ogni anno la stessa Chiesa il 24 marzo ha istituito una giornata dei martiri, per ricordare tutti i cristiani, religiosi, missionari che sono stati violentemente uccisi a causa della loro fede. A parte che non tutte le parrocchie o comunità religiose hanno quella sensibilità per ricordare questa palese violazione dei più elementari diritti umani, ma poi una sola giornata può bastare?

Benedetto XVI nel suo recente viaggio negli Stati Uniti, nel discorso pronunciato all'ONU ci ricordava come sia inconcepibile che i credenti debbano rinnegare la loro fede per essere cittadini attivi in qualsiasi società, o che non si può limitare la libertà religiosa al libero esercizio del culto o che si deve tener conto della dimensione pubblica della religione e, quindi, del contributo dei credenti alla costruzione dell'ordine sociale.

Il Papa ci ha riaffermato nel nostro proposito di difendere la libertà religiosa dell'uomo in ogni parte del mondo, e di denunciare la violazione di questo diritto.

Javier Fariñas Martín, capo dipartimento di ACS, ha commentato a ZENIT che il concorso è "un'iniziativa che si inserisce al centro dell'attività di 'Aiuto alla Chiesa che Soffre': far conoscere la realtà della gente che subisce violenza, persecuzione, emarginazione o povertà solo a causa della sua fede".

Gli studenti dovranno studiare l'opera della Chiesa in Paesi in cui la fede è perseguitata e spiegare come i fedeli mantengono viva la propria fede. Il lavoro potrà riferirsi alla situazione globale o a un Paese o a una comunità concreta. I risultati verranno resi noti a giugno, prima della presentazione del Rapporto sulla Persecuzione Religiosa nel mondo (24 giugno 2008).

"Nella misura in cui saremo capaci di trasferire all'opinione pubblica questa realtà, sapremo creare il clima propizio per aiutare", ha osservato Fariñas.

Aiutare non significa solo mandare fondi per costruire chiese, sostiene Farinas ma anche mettere sul tavolo dell'opinione pubblica la violazione sistematica del diritto 'di pensiero, coscienza e religione', raccolto nell'articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo che in autunno compirà 60 anni".

E' di queste settimane la notizia che in Iraq dall'inizio della guerra la metà del milione e mezzo di cristiani residenti nel Paese sia fuggita per sottrarsi alle violenze di matrice islamica. I numeri parlano chiaro, - scrive Mario Mauro su Il Sussidiario.net del 23 aprile essi costituiscono un bersaglio privilegiato e sono sicuramente più vulnerabili rispetto a tutte le altre minoranze in Medio Oriente. In Occidente arrivano notizia di marce silenziose dei cristiani iracheni che chiedono giustizia per la persecuzione di cui sono vittime nella loro patria . Si continua a chiedere la verità sull'uccisione dell'arcivescovo caldeo di Mosul, mons. Faraj Rahho, del rapimento di due sacerdoti cattolici, padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa, il 14 ottobre 2007 a Mosul; l'uccisione di due cristiani assiri, Zuhair Youssef Astavo Kermles e Luay Solomon Numan, entrambi membri dell'organizzazione National Union of Bet- Nahrin, avvenuta a Mosul il 28 giugno 2007; l'uccisione di un sacerdote caldeo, padre Ragheed Ganni, e dei tre diaconi che lo assistevano, avvenuta il 3 giugno 2007 a Mosul.

Questa è solo una piccola parte di una situazione ormai insostenibile - scrive Mauro. Questi segnali sconfortanti ci suggeriscono che non c'è più tempo da perdere: l'Europa deve accogliere subito le migliaia di profughi che rischiano la vita in Iraq a causa della sempre crescente discriminazione nei confronti delle minoranze che è in corso in quell' area.

Sia ben chiaro - continua Mauro - l'accoglienza è solo la prima e la più urgente delle azioni che in concreto possono aiutare le minoranze in difficoltà. La nostra storia e i valori che essa ci ha consegnato ci danno una responsabilità enorme ed incessante nei confronti di chi è costretto a convivere quotidianamente con la morte, con la fame e con la povertà, sia esso cristiano o non cristiano. In questo momento nel mondo chi ha più bisogno del nostro contributo sono i cristiani, quindi non si tratta di preferire l'accoglienza dei cristiani in quanto "nostri fratelli", è un'emergenza impostaci dalla realtà delle cose, dalla terribile prospettiva che le comunità cristiane irachene siano in via di estinzione.

S. Teresa di Riva, 29 Aprile 2008
Festa di S. Caterina da Siena
Domenico Bonvegna
bonvegnadomenico[chiocciola]tiscali.it


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