
di
Domenico Bonvegna
Oggi viviamo nella società
a coriandoli, dove
la caratteristica fondamentale è di avere
dei 'ritagli umani' senza identità del sé, nello spazio e nel tempo collettivo, una società in cui impera il dogma del
relativismo e del
soggettivismo, due fenomeni maturati nel
sessantotto, la rivoluzione culturale che è politicamente e culturalmente fallita,
ma che ora a distanza di quarant'anni, ci ha lasciato quei "frutti" velenosi, che interessano i singoli soggetti umani, quali il
divorzio,
aborto,
droga,
eutanasia, accompagnati dall'attacco all'identità sessuale e dagli "effetti speciali"prodotti dalla biotecnologie, fenomeni che si sono trasformati da personali in sociali. E' la pretesa del riconoscimento dei "nuovi diritti". Secondo
Giovanni Cantoni sono
"presentati come problemi ampiamente condivisi, quindi sociologicamente consistenti, attraverso la propaganda dei cosiddetti 'casi pietosi' se ne chiede, talora se ne esige il riconoscimento giuridico, che aiuta a trasformarli, appunto, da fenomeni individuali, quali di loro sono a quali sono sempre stati, in fenomeni a rilevanza sociale attraverso la confusione fra legge positiva e legge morale, cioè comportamentale[…]".
Intervistato dal quotidiano online
Zenit, il 25 febbraio scorso il professor
Massimo Introvigne, fondatore e direttore del CESNUR, autore del volume
"Il segreto dell'Europa. Guida alla riscoperta delle radici cristiane" (Sugarco Edizioni, pp. 220, 16 euro), parla dei
"nuovi relativisti aggressivi" che vogliono imporre
il relativismo come
"legge ufficiale dello Stato".
Benedetto XVI in due occasioni, nel Discorso alla Curia Romana, in occasione degli auguri natalizi del 22 dicembre 2006 e il 24 marzo 2007 in occasione del cinquantenario dei Trattati di Roma - facendo riferimento all'Europa ha usato una frase forte,
"sembra volersi congedare dalla storia". Muoiono le persone ma anche le civiltà e quella europea non fa eccezione.
Tuttavia Benedetto XVI in questi discorsi citati mette in evidenza tre aspetti che è molto difficile negare. Il primo è l'
"apostasia di se stessa" dell'Europa, il rifiuto di riconoscere le radici cristiane, che porta ad una debolezza e a una mancanza d'identità nei confronti di qualunque attacco esterno. Il secondo aspetto è la separazione delle leggi dalla morale. Dell'autonomia prima teorizzata e poi praticata delle leggi dalla morale. E non è un problema della lontananza della politica, o di qualche uomo politico, dalla morale privata e pubblica.
In pratica ci si vuole allontanare dall'etica, dalla morale naturale e non dalla religione, ecco perché la Chiesa non può essere tacciata di "ingerenza", quando interviene su principi non negoziabili come il rispetto della vita, della famiglia, dell'educazione. Il Papa parla di
"grammatica della vita sociale" - che non sono in quanto tali né cristiane né atee o buddhiste e che tutti dovrebbero condividere.
"Oggi in Europa - afferma Introvigne -
queste regole del gioco non esistono, il legislatore deve limitarsi a fare il notaio e a formalizzare quanto già avviene nella società (o i media gli fanno credere che accada). Ci sono coppie omosessuali? Il legislatore ne prenda atto e le equipari alle famiglie: Ci sono musulmani che vivono in poligamia? Il legislatore li regolarizzi, o magari applichi la sharia come vorrebbe qualche personaggio europeo anche autorevole. Negli ospedali si pratica l'eutanasia? Lo Stato notaio la regoli per legge, com'è appena avvenuto in Lussemburgo".
Il terzo aspetto è quello della crisi demografica. In Europa nascono sempre meno bambini e questo è un fatto drammatico, in Europa c'è
l'inverno demografico, diceva il compianto Giovanni Paolo II.
Ecco questa è la crisi antropologica che il Papa ha più volte analizzato, anzi è l'unico o quasi che denuncia la drammatica situazione in cui è scivolata l'Europa, certo, forse lo fa, afferma Introvigne
perché non deve presentarsi a nessuna elezione, dove gli elettori di solito non premiano gli annunciatori di cattive notizie. Per certi versi Benedetto XVI fa la fine del
barometro di Antonio Gramsci, che diceva che quando c'è cattivo tempo si ha la tendenza a prendersela con il barometro.
E
non è che impedendo di parlare al Papa - come è avvenuto a Roma all'Università La Sapienza - che i problemi magicamente spariscono.
Inoltre ci sono poi afferma Introvigne, quelli che pensano che i problemi denunciati dal Papa sono addirittura delle
"risorse", come la crisi della famiglia tradizionale, l'aborto, l'eutanasia, la negazione del concetto di legge naturale, il multiculturalismo senza freni,
per cui non accettare di legalizzare la poligamia in una società dove ci sono molti musulmani è una forma di razzismo. Promuovere tutto questo per questa gente ci porta dritti a una società senza conflitti. I conflitti invece nascono quando si crede che esista una verità.
Invece Introvigne è convinto che proprio in Europa, dove ci stiamo avviando verso una società complessa, con persone con religioni diverse, o troviamo qui
una "grammatica della vita comune", regole comuni che consentono di convivere - che possano derivare dalla ragione e da una legge naturale che la ragione può conoscere oppure ci riduciamo a un conflitto di tutti contro tutti.
In questo momento secondo Introvigne in Europa siamo alla fase del
relativismo aggressivo, questi nuovi volterriani vogliono che
il relativismo diventi legge ufficiale dello Stato, con la conseguente repressione penale di chi non accetta il loro volere. Il nuovo relativista pretende che lo Stato arresti chi esprime opinioni critiche nei confronti delle unioni omosessuali, è il senso della legge sull'omofobia che voleva fare il governo Prodi.
Anche se da un lato Benedetto XVI vede un'Europa
"pronta a congedarsi dalla Storia", dall'altra, almeno per l'Italia (come ha detto al Convegno ecclesiale di Verona il 19 ottobre 2006) un Paese radicato nelle
"tradizioni cristiane che continuano a produrre frutti". Non ci sarà forse una contraddizione? Si chiede Introvigne. Assolutamente no.
Il Papa parlando della crisi dell'Europa non ci convoca a un funerale, ma al capezzale di un malato. Un malato grave, cui è inutile nascondere la gravità della sua condizione. Ma un malato che ha ancora in sé - nascoste da qualche parte - le potenzialità per guarire.
In pratica Benedetto XVI come un buon medico, da una parte non tace sui pericoli della malattia che può diventare mortale - dall'altra scruta con attenzione e valorizza sistematicamente ogni piccolo miglioramento, ogni spunto di guarigione.
Per migliorare innanzitutto occorre abbeverarsi alla sana dottrina e al magistero della Chiesa. E il libro di Introvigne,
"Il segreto dell'Europa", nato all'interno di
Alleanza Cattolica, una agenzia di laici cattolici, vuole dare una serio contributo affinché si studi, si diffondi e si applichi l'insegnamento del magistero pontificio.
S. Teresa di Riva, 19 Marzo 2008Festa di S. Giuseppe
Domenico Bonvegna
bonvegnadomenico[chiocciola]tiscali. it
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