
di
Domenico Bonvegna
Quello che sta succedendo in Olanda è un film già visto,
Geert Wilders capo di un partito di destra che per le sue posizioni radicali può non piacere, ha realizzato un film, "
Fitna "che dovrebbe uscire tra qualche settimana,
"si tratta di un cortometraggio imperniato sul corano - afferma Wilders -
di cui analizzo alcuni versi, servendomi anche di immagini, per dimostrare la pericolosità.Ci sarà uno spezzone tratto da un programma della Tv palestinese in cui un imam dice ai suoi seguaci: 'Tempo fa grazie ad Allah abbiamo governato il mondo. Presto arriverà il momento in cui lo domineremo'" .
Per questo film gli imam olandesi hanno lanciato una
fatwa contro Wilders. Ci risiamo dopo
Teo van Gogh ,
Ayaan Hirsi Ali ,
Flemming Rose ,
Robert Redeker , lo stesso
Benedetto XVI , ora
Geert Wilders , leader del
Partito della Libertà (Pvv) olandese è violentemente attaccato dai fondamentalisti islamici per un film sul corano. Su YouTube sono stati diffusi due agghiaccianti video in uno il parlamentare olandese appare in procinto d'essere decapitato nell'altro mentre gli sparano tre colpi alla testa.
"Tutto questo in una nazione come l'Olanda che si professa democratica e tollerante. Ma tollerante verso chi? Si domanda polemicamente Wilders. Il parlamento iraniano ha chiesto a quello olandese di impedire la diffusione di Fitna. Il ministro degli esteri olandese Marcel Verhagen ha assicurato al suo collega iraniano che il suo governo si dissocia dall'argomento trattato nel film e che se Wilders lo metterà in rete è probabile che il parlamentare dovrà abbandonare l'Olanda perché non sarà più possibile proteggerlo.
Si ripete quello già successo con Ayaan Hirsi Ali, somala eletta parlamentare in Olanda e poi per aver girato il film "
Submission "con Teo van Gogh dove si denunciava le violenze sulle donne nel mondo musulmano, raggiunta anche lei da una
fatwa ha dovuto lasciare l'Olanda, perché non riuscivano più a proteggerla. Oggi è costretta a vivere negli Stati Uniti, senza scorta. Wilders in un'intervista al quotidiano Volkskrant afferma:
"Eravamo tutte due nella lista nera trovata dopo la morte del regista di Submission, Teo van Gogh, assassinato per strada ad Amsterdam il 2 novembre 2004, come una bestia da macello. Da quel momento è cominciato l'inferno anche per me. Sono stato costretto a nascondermi, a trascorrere con mia moglie mesi e mesi in una cella di pochi metri quadrati, da dove non potevamo uscire, ricevere telefonate, visite. E tutto questo soltanto per aver detto che l'Olanda si stava islamizzando". (Maria Cristina Giongo, La denuncia: "Così l'Olanda si arrende ai musulmani", 16.2.08
Il Giornale ).
Quello di Wilders è un altro segno di viltà del nostro Occidente, l'ennesimo episodio d'intolleranza verso giornalisti, uomini di pensiero che liberamente vogliono sostenere le proprie tesi anche se talvolta sono politicamente scorrette. E l'Olanda che rappresenta il Paese della tolleranza, diventa quello dell'intolleranza, anzi della sottomissione.
"Sottomissione a chi ritiene legittimo usare la violenza per affermare o difendere la propria religione, a un male storico che credevamo di avere sradicato da secoli dal nostro continente, e che tragicamente ritorna sotto le vesti di una religione estranea all'Europa, e dal quale l'Europa si è sempre dovuta difendere" . (Giordano Bruno Guerri, "Submission"il tramonto dell'Occidente, 16.2.08
Il Giornale ).
Addirittura il nostro Occidente non solo non riesce o non vuole difendere i propri cittadini di fronte alle barbare minacce dei fondamentalisti islamici ma persegue giuridicamente alcuni di loro com'è capitato a
Flemming Rose , il giornalista danese che pubblicò le vignette sul Profeta, oltre alle fatwe islamiche e a dover scappare dal suo paese, ha subito un processo anche alle Nazioni Unite, o il caso di
Robert Redeker uno sconosciuto professore di un liceo francese, laico neanche cattolico, condannato a morte dal fondamentalismo islamico per aver difeso Benedetto XVI e per tutta risposta il sistema scolastico francese che fa lo butta fuori dalla scuola, facendolo dimettere.
"E' in corso una guerra culturale, una guerra di idee prima che militare e strategica - scrive Giulio Meotti su
Il Foglio del 20-10.06 -
In cui nessuno si pone il problema di quale presenza islamica in Europa e di come quella religione sia predicata e praticata" .
E quando i fondamentalisti islamici non arrivano al gesto estremo di toglierti la vita, ti graziano dicendoti che
"Non ti taglio la gola a condizione che ti tagli la lingua" , come ha scritto
Magdi Allam sul Corriere della Sera l'anno scorso, a proposito della libertà d'espressione. E' come se ci dicessero:
"tu sei certamente colpevole e meriteresti la pena capitale, oggi ti condoniamo il tuo peccato, quindi hai salva la vita, purché non lo commetti mai più, cioè devi cessare di esercitare il legittimo diritto alla libertà d'espressione, ovvero di essere pienamente te stesso" .(
Magdi Allam , La jihad dei taglialingua, 11-10-06
Corriere della Sera )
Accettare questo ricatto del fondamentalismo islamico si traduce nell'accettare l'assioma
"meglio dhimmi che morti" , che assomiglia molto allo slogan di qualche decennio fa
"meglio rossi che morti" , quando l'Urss imperava minacciosa sull'Occidente disarmato che preferiva non combattere e girarsi dall'altra parte, come fece per esempio con l'Ungheria nel 1956.
L'Occidente pavido e disorientato non si rende conto che accettando questa specie di
salvacondotto per godere di una tregua armata, sta nutrendo il coccodrillo con la speranza di essere mangiato per ultimo. Non riusciamo a vedere che
tra la jihad dei tagliagola e la jihad dei taglialingua c'è sola una differenza formale: entrambe le guerre sante islamiche mirano ad annientare la persona, la prima direttamente e fisicamente, la seconda indirettamente e psicologicamente. (Ibidem)
In questo momento è bene ricordare che la legge islamica della
sharia , prevede per i cristiani e gli ebrei lo stato di
dhimmi , "protetti". Così i cristiani non possono svolgere attività missionaria, né accedere alle cariche pubbliche più importanti, e devono pagare tasse più alte: insomma sono cittadini di serie B, ma almeno salvano la pelle. Certo in Europa ancora non siamo nella situazione di sottomessi, forse non lo diventeremo mai, anche se l'imam della moschea di Segrate Ali Abu Shwaima sostiene che tra dieci anni l'Islam sarà nel cuore degli italiani.
E per restare a Milano, senza voler fare facili allarmismi, mi ha colpito l'analisi di qualche anno fa di Filippo Facci per Il Giornale sull'"invasione"di extracomunitari di origine islamica nella metropoli milanese.
"Si calcola che siano 100 mila gli arabi che vivono a Milano tra clandestini e immigrati regolarizzati. Negli anni la comunità araba ha creato almeno una decina di centri e comunità scuole, moschee. Ovunque si possono trovare negozi, phone center, imprese, supermercati e perfino interi quartieri dove gli stessi italiani hanno paura a vivere e dove si sentono stranieri a casa propria". (Filippo Facci, Milano, la grande casbah sotto la Madonnina, 26-10-06
Il Giornale )
Gli effetti maggiori si notano a scuola. Milano è la provincia italiana con più alunni stranieri in assoluto, il 25 per cento degli iscritti agli asili nido è straniero, e gli alunni italiani, a Milano stanno fuggendo dalle scuole pubbliche per rifugiarsi in quelle private. Racconta una preside che alcune classi hanno addirittura il 70 per cento di alunni non italiani. In particolare esiste una scuola elementare in Via Paravia dove otto scolari su dieci sono stranieri. Naturalmente tra questi stranieri il numero più rilevante è quello di origine islamico. Qualcuno scrive che Milano è "il laboratorio dell'islam italiano".
S. Teresa di Riva, 22 Febbraio 2008Cattedra di S. Pietro
Domenico Bonvegna
bonvegnadomenico[chiocciola]tiscali.it
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