Convegno “Giuseppe Fanin. L'attualità delle sue virtù morali e sociali”, San Giovanni in Persiceto, 3 Novembre 2003.
Ecco il saluto del Vescovo Ausiliare S.E. Mons.
Claudio Stagni.
Sono lieto di portare un saluto cordiale al convegno qui convocato in occasione dell’anniversario del martirio di Giuseppe Fanin, ed esprimere il più vivo compiacimento alle cinque organizzazioni che lo hanno promosso, riconoscendo in Fanin un riferimento esemplare per il proprio impegno nella Chiesa e nel mondo, secondo l’insegnamento sociale cristiano.
La circostanza che rende singolare questo anniversario è la chiusura della fase diocesana del processo per la causa di beatificazione di Fanin, che sarà presieduta domani sera nella Cattedrale di S. Pietro dal Card. Arcivescovo Giacomo Biffi. Si deve riconoscere al Card. Biffi la decisa volontà per l’introduzione di questa causa di beatificazione, e la premura di concludere la fase diocesana durante il suo episcopato bolognese, facendo così della figura e dell’esempio di Giuseppe Fanin un segno emblematico del suo ministero.
L’importanza della fase diocesana sta nella raccolta meticolosa di tutta la documentazione esistente al riguardo, e delle testimonianze ascoltate nelle sedute di un tribunale ecclesiastico appositamente costituito. Non c’è un giudizio di merito, che avverrà nella fase romana, durante la quale ci sarà lo studio dei documenti e delle deposizioni, per arrivare alla proclamazione dell’eroicità delle virtù del Servo di Dio; e qualora ci fosse un miracolo attribuito all’intercessione sua, si potrà arrivare alla beatificazione. Ma è stato un fatto rilevante l’aver assicurato alla memoria le informazioni dei testimoni ancora disponibili, anche se si è dovuto attendere molto tempo soprattutto a causa delle passioni politiche ancora vivaci.
Non si è impostata la causa sul martirio, ma sull’eroicità delle virtù. Questo significa che la ricerca tende a dimostrare che Giuseppe Fanin ha vissuto le virtù della fede, speranza e carità, e le virtù della prudenza, giustizia, fortezza e temperanza in tutte le loro attuazioni della vita vissuta, in grado eroico, cioè oltre la misura ordinaria del cristiano. Ciò non vuol dire che non si riconosca nella morte di Giuseppe Fanin il carattere del gesto eroico del martirio, di chi dà la vita per Cristo. La scelta stessa di celebrare la chiusura del processo diocesano nella festa dei primi santi martiri bolognesi Vitale e Agricola è stata voluta, per indicare la continuità di una testimonianza di fedeltà a Cristo dall'inizio della nostra Chiesa fino ad oggi.
Morire a causa di Cristo non comporta necessariamente che nel momento dell’aggressione il carnefice proclami la sua intenzione; è dal contesto che si arriva a cogliere chi è l’obiettivo da eliminare. Del resto Cristo stesso fu messo in croce perché si faceva uguale a Cesare. La ragione politica immediata non impedisce di cogliere che in fondo si volesse colpire proprio la natura cristiana dell’impegno sociale e politico di Giuseppe Fanin, resa evidente dalla sua appartenenza alle organizzazioni cattoliche delle ACLI, dell’Azione Cattolica, dei sindacati liberi e dalla sua manifesta vita di parrocchia, oltre che dalle proposte ispirate alla dottrina sociale della Chiesa, che stava studiando per aiutare i lavoratori della terra.
Il processo per la causa di beatificazione farà il suo corso secondo le leggi della Chiesa. Ma questo non deve impedire la ricerca storica, liberamente condotta da chi ha motivo per farla, per conoscere le situazioni, le cause, le conseguenze di un contrasto che ebbe anche esiti cruenti, e che attende ancora il giudizio della storia.
Il mio auspicio è che le aggregazioni promotrici di questo convegno continuino la loro collaborazione, per una conoscenza sempre più approfondita di un riferimento luminoso come Giuseppe Fanin, che a tutti appartiene, dando così una testimonianza di intesa che ben si addice ai cristiani, e spendendosi per la conoscenza di una verità che sarà per tutti garanzia di libertà e di giustizia nella convivenza civile.
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