di
Domenico Bonvegna
In una trasmissione di
Ottoemezzo su La7 condotta dall'egregio Giuliano Ferrara su immigrazione e criminalità, alla fine del dibattito è emerso che l'Italia è una specie di "mosca cocchiera"per chiunque sceglie il nostro Paese per delinquere.
"L'Italia è il ricettacolo della criminalità europea" , ha detto Pier Ferdinando Casini a
Matrix .
La sociologia in materia d'immigrazione ci spiega che il povero emigra e va dove pensa di trovare migliori possibilità di lavoro, ma assieme all'emigrato per povertà segue sempre anche l'emigrazione criminale, che potrà reclutare "soldati"per le sue attività fra gli immigrati poveri che restano senza lavoro. Infine ed è il fattore più importante:
"quando può scegliere, l'emigrazione criminale va dove pensa di correre meno rischi grazie a leggi e giudici più permissivi o meno efficienti" (
Massimo Introvigne , Le toghe rosse ci fanno importare più criminalità, 16.11.07
Il Giornale della libertà ).
Succede nel nostro Paese dove tanti
rom provenienti dalla Romania scelgono di venire e vivere nel degrado in Italia. Potrebbero restare nel loro Paese che non vivono peggio, oppure andare in Spagna dove la comunità rom vive meglio.
La conclusione è ovvia: mentre chi cerca lavoro onesto segue le normali regole che governano il mercato dell'immigrazione, chi intende delinquere sceglie di preferenza l'Italia .
Si può entrare facilmente in Italia perché il governo Prodi al contrario del suo amico Zapatero ha rinunciato unilateralmente alla morotoria su cittadini romeni e bulgari per
mostrare una rottura rispetto alla Bossi-Fini e soprattutto
accontentare la sinistra radicale (ma anche la Margherita) per i quali la politica delle porte aperte agli immigrati è parte integrante del proprio bagaglio ideologico. (Giuseppe Pennisi, Sicurezza, le colpe di Prodi sui flussi incontrollati di immigrati, 6.11.07 l'Occidentale).
Sull'immigrazione è forte la pregiudiziale ideologica della Sinistra radicale, che vede nel clandestino la versione aggiornata del proletariato no global. Infatti il ministro della solidarietà Paolo Ferrero nell'agosto del 2006 sul Corriere della Sera scriveva che bisogna tenere conto della presenza degli immigrati soprattutto nelle provincie di Treviso, Brescia, Bergamo, che
richiamati a migliaia dalle necessità del sistema produttivo, è molto forte, e dove un partito esplicitamente xenofobo come la Lega raccoglie molti consensi, l'acquisizione del diritto di voto da parte degli immigrati modificherà decisamente la dialettica politica e forse renderà sconveniente la propaganda razzista .
In pratica scrive il senatore Alfredo Mantovano significa che
la Sinistra attende un aumento di voti per sé, che equilibrerà i voti ' sprecati' (soprattutto per la Lega, più in generale per il Centrodestra) nel Nord. Importa
poco
ai comunisti se così si favoriscono i clandestini e chi li sfrutta e soprattutto quelli che delinquono.
Del resto lo stesso presidente romeno Basescu lo aveva ricordato a Veltroni:
chi vuole delinquere lo fa più facilmente nelle grandi città, e in Romania è vietato installare campi nomadi nei pressi di Bucarest mentre in Italia li si lascia costruire a Roma. Ma soprattutto perché si è diffusa fra i rom l'idea che in Italia, benché la polizia sia efficiente, i giudici condannino a pene molto miti e applicano poi tutti i benefici possibili perché queste non siano scontate o lo siano in minima parte.
E' proprio così, molti giudici in Italia, mantengono un atteggiamento permissivo sulle espulsioni degli extracomunitari che delinquono. Siamo diventati importatori di delitti. La nostra giustizia è di manica larga. Le leggi punitive sono ferraginose. Le scappatoie sono infinite. Troppi malfattori sfuggono al carcere.
"Si è capito che l'Italia è un paese senza legge, dove si può commettere qualsiasi reato e non pagare quasi mai il conto , ha scritto Giampaolo Pansa su L'Espresso. Le stesse autorità rumene ci hanno detto:
"Da noi la situazione è tranquilla perché i nostri delinquenti sono venuti tutti da voi".
I giudici rumeni in epoca comunista non punivano i furti dei rom perché erano considerate manifestazioni
di lotta di classe . A questo proposito
Solzenycin ricordava che nei Gulag
chi aveva rubato fosse trattato meglio dei dissidenti, in quanto Stalin insegnava che i ladri sono 'socialmente vicini' ai comunisti: entrambi, sia pure con mezzi diversi, lottano contro la proprietà privata.
Certamente i nostri giudici non arrivano a questi eccessi, ma
qualche 'toga rossa' che l'ideologia rende buonista nei confronti dei rom che delinquono c'è anche da noi.
S. Teresa di Riva, 21 novembre 2007Presentazione della B.V. Maria
Domenico Bonvegna
bonvegnadomenico[chiocciola]tiscali.it
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