
di
Domenico Bonvegna
Il dibattito sui "Dico", ha mostrato un fatto indiscutibile: sulla famiglia e sulle leggi che la riguardano la Chiesa proclama una parola chiara, mentre alcuni politici, intellettuali che si dichiarano cattolici dissentono apertamente dal Magistero. Mi riferisco ai cosiddetti
"cattolici democratici" o
"adulti" , che s'ispirano alla
"scuola di Bologna" , fondata da Giuseppe Dossetti.
Monsignor Maggiolini intervistato dalla rivista
Il Timone , ha dichiarato che
non ci sono dubbi , si tratta di
mancanza di fede e carenza di dottrina. Quello che sconcerta è che questi cattolici adulti, "disobbedienti"non sono contestatori della prima ora, delle schegge impazzite, ma persone nate e cresciute all'interno di istituzioni ecclesiali riconosciute e accreditate come l'
Azione Cattolica , le
Acli , la
Caritas , le parrocchie, gli oratori. Luoghi che continuano a frequentare con convinzione.
La contestazione al Magistero della Chiesa è una ferita che viene da lontano, occorre fare riferimento almeno agli anni settanta dopo Concilio Vaticano II, quando lo stesso Paolo VI viene isolato e messo in discussione per aver promulgato l'enciclica
Humanae Vitae , dove si ribadiva alcuni aspetti della morale sessuale che apparivano insopportabili alla mentalità laicista ed edonista dominante. In particolare a contestarlo sono coloro che avevano condiviso con lui speranze e ideali nel mondo della
Fuci (la Federazione universitaria dei cattolici italiani).
Altro episodio doloroso nel 1974, quando i cattolici ottennero il referendum per abrogare la legge sul divorzio, approvata quattro anni prima. Allora esponenti di primo piano del mondo cattolico hanno lanciato un
Appello dei cattolici democratici per il no nel referendum , in pratica si schieravano per non abrogare la legge sul divorzio, fra di essi alcuni sono gli stessi che oggi sostengono la proposta di legge che prevede i
Dico , cioè l'istituto di un simil-matrimonio.
Sempre in questo periodo è clamoroso quello che è successo all'Università Cattolica di Milano, ogni propaganda contro il divorzio viene impedita dalla violenza delle sinistre e dove il rettore Giuseppe Lazzati non fa nulla perché venga garantito il diritto di parola.
Paolo VI si lamenterà della grave ferita inferta all'unità dei cattolici su principi fondamentali e pochi giorni dopo l'esito negativo del voto, il 15 maggio, lamentava che è
"mancata la doverosa solidarietà di non pochi membri della comunità ecclesiale; vogliamo supporre che essi abbiano agito senza rendersi pienamente conto delle gravi incidenze del loro comportamento, anche se l'autorevole e pubblico richiamo fatto alle esigenze della legge di Dio e della Chiesa non avrebbe dovuto lasciare alcun dubbio".
Più tardi il Papa invitava tutti, ecclesiastici, religiosi, uomini di cultura e di azione, fedeli e laici che
non hanno tenuto conto della fedeltà dovuta ad un esplicito comandamento evangelico, ad un chiaro principio di diritto naturale, ad un rispettoso richiamo di disciplina e comunione ecclesiale a ritornare alla piena comunione ecclesiale.
"Se le parole hanno un senso il cattolicesimo democratico ha rotto la comunione ecclesiale e a ricordaglielo è il Pontefice: ma pochissimi riconosceranno di essersi sbagliati". (
Marco Invernizzi , Paolo VI e la contestazione al Magistero, n.62 aprile 2007 Il Timone).
S. Teresa di Riva, 13 aprile 2007Domenico Bonvegna
bonvegnadomenico[chiocciola]tiscali.it
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