di
Domenico Bonvegna
Qualche settimana fa Oscar Giannino dalla sua rubrica su il settimanale
Tempi auspicava per i cattolici un maggiore impegno nella difesa della famiglia fondata sul diritto naturale e quindi una mobilitazione di piazza contro i Dico. Finora l'associazionismo e i movimenti sono stati fin troppo prudenti.
Sarebbe utile una bella convocazione di cattolici per preservare il più possibile il vertice Cei da polemiche politiche e attenuare la pregnanza dell'accusa rivolta alla Chiesa di voler forzare la mano al Parlamento.
Don Sturzo e Rosmini non aspettavano certo le prese di posizione ufficiali dei vescovi per difendere i propri valori in maniera pubblica e coerente.
Fare una analisi approfondita dei motivi perché i cattolici non sono abituati alla mobilitazione non è facile. Sicuramente tra i tanti è quello della
scelta religiosa dell'Azione Cattolica negli anni settanta subito dopo il Concilio Vaticano II guidata dai cosiddetti
cattolici democratici . Questo ha portato il laicato cattolico alla smobilitazione in campo sociale e politico: la società cristiana è impossibile farla, è meglio quindi rifugiarsi in quella religiosa.
Inoltre al continuo annuncio di nuova evangelizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II non è seguita una accurata e metodica catechesi nelle varie parrocchie del nostro Paese. In quante parrocchie hanno letto e studiato il Catechismo della Chiesa cattolica? Ho tentato più volte di farlo nella mia parrocchia, ho trovato poco entusiasmo. I sacerdoti in questi anni nelle loro omelie di che cosa hanno parlato? Sono stati i movimenti che hanno "lavorato"all'interno della Chiesa e portato al brillante risultato del referendum sulla procreazione assistita del giugno del 2005.
Ora dopo i ripetuti interventi della gerarchia della Chiesa, in particolare del cardinale Ruini e dello stesso Pontefice Benedetto XVI, l'associazionismo cattolico laicale, finalmente unito si sta muovendo compatto per difendere l'istituzione familiare naturale e per contrastare una proposta di legge (i Dico) che vorrebbe equiparare le convivenze alla famiglia naturale.
L'appuntamento è per sabato 12 maggio prossimo in piazza S. Giovanni a Roma per il
Family Day , è stato stilato un manifesto agile e facile da leggere,
"sarà la prima, vera risposta a un attacco che si è intensificato negli ultimi mesi ma che è all'opera da tempo, grazie alla diffusione di una cultura che porta alla disgregazione del tessuto sociale e del senso comune, senza proporre concrete alternative". ( Eugenia Roccella, I laici cattolici chiedono di poter parlare, 20.3.07 Avvenire).
Il manifesto sottoscritto dal Forum delle Associazioni familiari e da oltre 20 associazioni laicali rappresenta tutto il mondo cattolico. L'iniziativa del 12 maggio non vuole attuare discriminazioni; i diritti individuali nessuno li vuole negare,
"ciò che è bene per la famiglia è bene per il paese" , conclude il Manifesto.
Marco Invernizzi che conduce la rubrica settimanale de
La Voce del Magistero a
Radio Maria suggeriva alle parrocchie, al laicato cattolico di utilizzare queste settimane che precedono la manifestazione a organizzare conferenze, incontri sui temi della famiglia, a leggere i documenti del Papa, dei vescovi. Perché non si utilizzano le migliaia di omelie che vengono fatte dai sacerdoti in tutto il Paese per spiegare la grande battaglia che ha ingaggiato il Papa sulla famiglia. Sarebbe
"un tempo prezioso per parlare seriamente della casa, che per troppe famiglie potenziali non c'è e per troppe famiglie con figli è troppo piccola e troppo cara[…]Di quanto costano i figli e di come quel costo sia tutto sulle spalledelle famiglie, quasi fossero pure loro un lusso e non una risorsa per l'intera società" (Umberto Folena, 50 giorni al family Day giornalisti, provate a stupirci, 22.3.07 Avvenire). Altro che fare leggi per i conviventi; del resto quei registri che alcuni comuni (una ventina) avevano istituito sono rimasti desolatamente vuoti: i conviventi registrati nel corso degli anni sono circa 150 coppie.
"Perché tanta attenzione della stampa e delle forze politiche a numeri così ridotti? Perché il riconoscimento delle unioni di fatto è diventato una necessità urgente per l'Italia (e per l'Europa, che pure ha dati percentualmente più elevati)? Non sarebbe meglio spendere energie e soldi pubblici per aiutare le famiglie, soprattutto quelle che decidono di mettere al mondo numerosi figli, invece di andare incontro a chi non vuole assumere un ruolo pubblico in quanto famiglia?" (
Dossier No pacs! Febbraio 2007,
Il Timone)
Rozzano MI 28 marzo 2007Domenico Bonvegna
bonvegnadomenico[chiocciola]tiscali.it
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