di
Domenico Bonvegna
Antonio Socci, su Libero del 21 febbraio si chiedeva se fosse giusto fare l'elogio degli "incoerenti", in pratica di quei politici del centrodestra che pur avendo una situazione familiare irregolare, hanno preso una posizione netta contro i DICO e quindi a favore della famiglia tradizionale con tanto di matrimonio cattolico o civile.
"Si sente dire e si legge: i leader del centrodestra sono tutti separati, divorziati e risposati, come fanno a schierarsi contro i Dico e a dichiararsi paladini del valore della famiglia? Questa critica, politica e morale, è superficiale, totalmente sbagliata. E lo dico avendo 'spazzolato' varie volte, su altri temi, i leader del centrodestra". (
Antonio Socci , Meglio un divorziato pro famiglia di tanti falsi bigotti, 21.2.07
Libero ).
Dopo le elezioni del 9 e 10 aprile dell'anno scorso avevo affrontato questo tema a proposito del voto dei cattolici e mi chiedevo quali erano le condizioni per votare un candidato, fermo restando il principio di un legittimo pluralismo politico.
La Chiesa prima del voto del 9 e 10 aprile aveva dato agli elettori un metro di giudizio molto chiaro, dove ognuno poteva scegliere senza difficoltà. Il Papa e i vescovi hanno fatto un breve elenco di principi
inderogabili : difesa della
vita ,
famiglia e
libertà di
educazione . In pratica essere contro l'aborto o essere contro il buco d'ozono non ha lo stesso peso.
In particolare si faceva riferimento alla
Nota Dottrinale del 2002 riguardante,
l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica , dove c'erano espliciti riferimenti di discernimento per il voto. Quello che ha fatto in questi giorni il cardinale Ruini per orientare i politici cattolici nella scelta sui Dico.
Invece per una serie di ragioni: ignoranza, buona fede, cattivi consigli, orgoglio, malafede, superficialità, mancanza d'amore per la Chiesa e i suoi pastori, "cattolicesimo fai da te", è accaduto che buona parte del mondo cattolico il 9 e il 10 aprile preferisse non tenere conto dei
principi inderogabili consigliati dalla Chiesa e ha votato per la coalizione dove ci sono partiti che non rispettano quei principi.
Sulla rivista d'informazione e formazione apologetica
Il Timone (maggio 2006), Mario Palmaro individuava tre criteri per non dare la preferenza politica ad un candidato. La
moralità del candidato , la
simpatia , la sua
"opzione preferenziale per i poveri" . I cattolici che hanno messo al primo posto lo "stato di vita"del leader politico, come Romano Prodi, hanno sbagliato.
"Per un cittadino(cattolico o laico che sia) è meglio essere governato da uno statista che fa legge utili al Paese, segnatamente alla famiglia, pur avendo privatamente una situazione familiare complicata, oppure da uno statista che ha una famiglia da 'Mulino Bianco' , ma fa politiche devastanti contro le famiglie altrui e contro il Paese?" .
Non è un mistero che Prodi, esibisce una famiglia idilliaca, ma come Capo del governo vara una finanziaria dove più la famiglia è numerosa e più aumentano le tasse e poi il ddl sui Dico.
"Una vera concezione laica della politica esige che lo statista venga giudicato non per la propria vita privata, ma per le proprie scelte pubbliche. Un ministro non dev'essere un maestro di vita, ma un buon amministratore e un buon statista. Da uno statista si deve esigere che rispetti gli impegni presi con gli elettori: questa è la moralità della politica. E Prodi sta facendo l'esatto contrario". (Ibidem)
Del resto la Chiesa ha sempre giudicato i politici per le loro scelte sul bene comune e alla "Libertas Ecclesiae", non in base ai loro peccati personali dei quali si occupa il confessionale.
Confondere il piano dei peccati personali, di cui ognuno risponderà a suo tempo al padre Eterno, con il terreno dei programmi politici che quella stessa persona vuole (o dice di) voler realizzare, è un grosso errore. Paradossalmente abbiamo politici sposati non divorziati, ma che sono favorevoli in linea di principio al divorzio e agiscono in partiti e alleanze che non si sognerebbero mai di mettere nemmeno in discussione questo "diritto civile". Ciò che conta in un politico sono le leggi e le scelte di governo che vorrà adottare.
Del resto nella storia della Chiesa ciò che ha fatto grande il papato, non è sempre stata la santità dei suoi protagonisti, ma la capacità d'ogni successore di Pietro di custodire la retta dottrina. Un capo di governo non deve custodire verità di fede, ma deve operare per il bene comune, vale a dire preservare o recuperare, se ce ne sarà il bisogno, la
Legge Naturale .
Per paradosso: un politico divorziato che fosse contrario alla legge sul divorzio, è di gran lunga assai preferibile a un bravo marito che però non creda affatto nella indissolubilità del matrimonio.
Ricapitolando, l'elettore cattolico non deve chiedersi chi è il candidato più santo, anche perché sarebbe un po' difficile stabilirlo,
ma chi può tradurmi in politica quei principi inderogabili che la Chiesa ha suggerito.
Infine, non vale il criterio della
simpatia del candidato . Scegliere un politico perché è fotogenico, perché parla bene non ha senso. Gli uomini passano, chi oggi occupa le prime pagine dei giornali, domani sarà dimenticato. Ciò che invece resta sono le leggi e i cambiamenti culturali che questi impongono,
fra qualche anno Marco Pannella non ci sarà più. Ma il carico di morte e di devastazione che la sua azione politica ha portato segnerà a lungo non solo la nostra vita, ma quella delle future generazioni.
Non si può accettare neanche il criterio dell'
attenzione per i poveri . Esistono nel mondo cattolico molti che si fanno incantare dalla famosa "opzione preferenziale per i poveri".
Attempate dame di san Vincenzo e generosi preti impegnati nella Caritas votano a occhi chiusi i candidati 'attenti' agli extracomunitari e ai senza tetto. Si rimane allibiti come questi fratelli nella fede non sappiano riconoscere chi sono i poveri di cui oggi dovremmo principalmente preoccuparci:
i bambini a cui è impedito di nascere; ma anche i figli di coppie divorziate per i quali le forze politiche emergenti preparano divorzi ancora più rapidi; adolescenti confusi che saranno costretti a vedere una società in cui uomini si 'sposano' con uomini e donne con donne; coppie monoreddito che saranno penalizzate perché la donna vuole fare la madre a tempo pieno; anziani, malati e handicappati avviati all'eutanasia. Senza dimenticarsi del più povero dei poveri: ogni uomo che non ha incontrato Cristo, e che certo avrà sempre meno possibilità di incontrarlo in una società secolarizzata e anticattolica".
S. Teresa di Riva, 28 febbraio 2007Domenico Bonvegna
bonvegnadomenico[chiocciola]tiscali.it
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